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Gran Sasso
Andiamo a vedere cosa succede in quota....
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Sveglia di prima mattina, uno sguardo fuori alla finestra, pioggia forte.... le montagne non le intravedo più da casa mia.... le previsioni sono brutte da ormai un paio di giorni, ma una sgranchita alle gambe me la voglio dare lo stesso. Nel frattempo fuori sembra piovere più di prima.... ma non fa niente, il giro me lo voglio fare lo stesso!! (per i più, questo atteggiamento non è un atto di presunzione, ma amore per la montagna in tutte le sue condizioni, basta calibrare l'uscita alle situazioni meteo.... :D ) .... I miei  amici escursionisti, la pensano come me e ci ritroviamo all'appuntamento e decidiamo il da farsi.... la pioggia intanto ha smesso di scendere. Si parte, destinazione Pietracamela!!! La decisione ricade su un sentiero tranquillissimo, Pietracamela - Colle dell'Asino, breve escursione, panoramica, dove possiamo godere gli ultimi spiragli di un autunno mancato, fare un incontro animalesco, goderci la montagna anche quando è malinconica. A Pietracamela arriviamo con un pò di pioggia, lo scirocco sta lavorando nell'atmosfera, no fa  freddo!!! Ci incamminiamo e tra le vie del paese intravediamo Pizzo Intermesoli e il monte Corvo, imbiancati dalla neve.... mi viene una voglia, nella mia testa mi stuzzica l'idea di arrivare alla Conca del Sambuco a vedere la spolverata, ma la decisione la rimando una volta che sono in quota, dopo le dovute considerazioni meteo. Non piove più, l'atmosfera è superba, i colori dell'autunno sono quasi terminati ma tutto il resto del paesaggio oggi è intrigante. Attraversiamo il Rio Arno, e saliamo per i Prati Cantiere, davanti a noi c'è la Val Maone, che oggi mi ricorda un pò la valle del Madi Khola che attraversai in Nepal, una strana sensazioni di dejavu.... Saliamo, non piove, fino ai pratoni, inutile dirvi quando cavolo era bello stare lì con le montagne bianche, senza una meta precisa, con l'itinerario che modificavamo man mano che camminavamo..... Saliamo a Colle dell'Asino, un piccolo colle a piramide sopra il pratone, tra muschi, lichemi, e bellissimi esemplari di Amanita Muscaria attraversiamo uno dei più bei boschi di questa zona. Non piove, mangiamo, e decidiamo con la pancia piena di arrivare a vedere Prato Rotondo, in pochi minuti siamo al prato, e in me si concretizza la voglia di qualche ora prima, arrivare alla Conca del Sambuco. Si va avanti!!! Oltrepassato il pratone intercettiamo il vecchio sentiero dei carbonai lungo il bosco ai piedi di Picco dei Caprai fino ad uscirne fuori. Piove!!! cavolo proprio ora, la pioggia era molto fredda, eravamo vicini alla nevicata.... che facciamo? aspettiamo un pò dentro al bosco.... si percepiva che erano brevi episodi, un pò di pazienza e subito su, verso la Conca. Salita ripida, su pratoni, rocce, uno spettacolo incredibile, salire con l'ansia che potevo riscendere da un momento all'altro, mi faceva percepire tutte le sfumature possibili da catturare passo dopo passo. Sulle vette del Corno Piccolo e Corno Grande, nevica forte, si intravedono a malapena, sopra a noi le creste dell'Intermesoli erano più limpide, ma nevicava ugualmente. Saliamo, spingendo un pò di più la camminata per arrivare prima e riscendere immediatamente. inizia a sfiocchettare, ragazzi era troppo piacevole stare in quel posto in quella situazione!!! Arriviamo ai piedi di Picco dei Caprai, panorama senza parole sulla Val Maone, i due Corni, e la Valle del Rio Arno, ma quando arrivo alla Conca del Sambuco, rimango un pò deluso, pochissima neve, e soprattutto non sono riuscito a fare foto per colpa della nevicata, ma nonostante tutto era bellissimo stare lì!! Dopo aver goduto a 2000m, riscendiamo a valle, il tempo non migliorava, quindi era ora di scendere..... dove scendiamo? dal bosco appena sotto Picco dei Caprai, una discesa interminabile, di quasi 800m di dislivello, erano 10 passi e una capriola, tutto questo per andare a vedere il Rio Arno da fotografare.... una volta sul letto del fiume, ci attendono due sorprese, una dal torrente asciutto, e l'altra dal sole che era uscito dalle nuvole..... che sfiga!!!!! niente foto!!!! Torniamo a casa! ..... bella giornata, particolare.... finita poi al ristorante di Pietracamela, Antica Locanda a fare merenda!!! 

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Al bivacco Bafile

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Con questa domenica si conclude la serie delle vie alpinistiche attrezzate sul Gran Sasso. Oggi, abbiamo attraversato il versante sul delle vette occidentale e centrale di Corno Grande, siamo andati a fare visita al minuscolo capolavoro del bivacco Bafile. La giornata non ha una luce bellissima, tutt'intorno c'è foschia, l'umidità copriva gran parte del panorama, ma tutto sommato nonostante il tempo sia cambiato verso l'ora di pranzo, è stata una gran bella giornata. Ci incamminiamo dal piazzale dell'albergo di Campo Imperatore, come sempre il mio dito medio scalpitava sul tasto di scatto della reflex, i colori della montagna erano incredibili. Non vedevo l'ora di attraversare il tratto che portava al bivacco, sapevo che sarebbe stato incredibile, già mi idealizzavo le ottiche da intercambiare durante il percorso. Raggiungiamo la sella di monte Aquila, poi la sella di corno Grande e il famigerato Sassone a quota 2400. Siamo carichi, scalpitiamo, ci attrezziamo con imbraco e kit da ferrata e partiamo per questo meraviglioso tratto alpinistico del Corno Grande. E' una via alpinistica attrezzata, presenta tratti con cavo d'acciaio, una scaletta, e molti tratti senza protezione. Non è un sentiero adatto a tutti, la sua esposizione lo  rende  inaccessibile a molti, chi decide di attraversalso lo faccia in sicurezza, ci si diverte molto di più!. Ma ciò non sta ad indicare che è un sentiero impossibile, o come molti fanno credere sia un sentiero particolarmente difficile. Io l'ho trovato impegnativo solo in alcuni punti e soprattutto l'ho trovato molto divertente e unico nel suo genere come panoramicità!! Si attraversano cenge, canalini con passaggi di secondo grado, si attraversa l'incredibile comba detritica sotto il Torrione Cambi, si salgono piccole placche fino a giungere al fantastico bivacco. E' una breve traversata su ambiente severo, alpinistico, si traversa la Montagna. E' un sentiero di grande valore paesaggistico, scorci su Campo Imperatore, sulla Valle Siciliana, sulla Catena orientale del Gran Sasso… si vede tanto da qui!! Quando ho scorto il bivacco, sull'ultima placchetta rocciosa, è stata una bella emozione, l'avevo sempre visto in foto, o da lontano, sembrava una chimera, e invece stare lì da grande soddisfazione, soprattutto è una soddisfazione averlo sul Gran Sasso un posto così!!! Il bivacco si trova 2669 m, su una "aiuola" ricavata dallo sbancamento di 60 metri cubi di roccia. Fu costruito nel 1966 dalla sezione del CAI de L'Aquila intitolato all'Ingegnere Andrea Bafile. Chi era Bafile? un genio dell'alpinismo moderno!!! Un aquilano che ha aperto grandi vie invernali sulle più importanti vette del massiccio, e diverse nuove vie che ridiedero lo slancio alpinistico locale sul Gran Sasso. Leonardo Benincasa scrive di lui:

"ti voglio ricordare soprattutto come alpinista, anzi come l’alpinista-ingegnere-divulgatore, come colui che, unico fra tanti, ha saputo trasmetterci una visione dell’alpinismo intensa ma prudente, spirituale ma spiritosa, poco elitaria ma rivolta ai più, con i piedi posati per terra e senza pericolose fughe eroiche. Sei stato un instancabile inventore di tecniche, di pratiche, di attrezzature, tutte indirizzate alla riduzione dei rischi dell’alpinismo… Il tuo pensiero alpinistico può essere condensato nel nome di un attrezzo da te inventato, il famoso “dissipatore”. Si chiamava ABA, acronimo di “Arrampica Ben Assicurato”….Ma la tua passione per la ricerca e l’invenzione non si fermava all’interno della ristretta cerchia degli esperti, perché la tua massima aspirazione era quella di poterla trasmettere a tutti, anche a quelli che potevano avere qualche difficoltà con le leggi della fisica e della meccanica…. "

Era un punto di riferimento per tutti negli anni 40, con i suoi fedelissimi scalatori, contribuì a cambiare la natura dell'alpinismo del massiccio. Lui trascorreva il suo tempo libero a fare e a ideare scalate, e si interessava anche agli aspetti tecnici della disciplina, o nodi, le manovre e i dispositivi di sicurezza, i materiali, era un genio dell'alpinismo! (Informazioni tratte dal libro "I conquistatori del Gran Sasso di Marco dell'Omo" pag. 117, leggetevelo!!! e da una lettera ad Andre di Leandro Benincasi). Torniamo a noi, siamo dinanzi al Bivacco, la sua vernice rossa ormai ha bisogno di una ritoccata, all'interno troviamo 9 posti letto, un ricco kit di pronto soccorso, diverso cibo ben conservato e da domenica troverete anche la cioccolata di Luciano. E' un posto magico, il punto dove è stato posato il baraccone di metallo, da contemplazione, da starci ore e ore senza dire una parola, parla il luogo!! La poesia finisce appena ci sormonta un cumulonembo, dobbiamo abbandonare il nido d'aquila…. inizia così la discesa verso le auto. La poesia di questo ambiente selvaggio aumenta con l'aumentare delle nuvole, diventa incredibile, si percepisce ancora di più la maestosità del torrione Cambi, della Vetta Occidentale, il vedo e non vedo sul panorama davanti a noi rende intrigante la discesa. Riattraversiamo i canali, le cenge, le placche, fino al Sassone. Ritorniamo sulla terra ferma!!! La grande esperienza del Bafile è terminata, un'escursione da ripetere più e più volte per ammirare quello che non si è riusciti ad ammirare. Ci rincamminiamo verso Campo Imperatore, la pioggia ci ha risparmiati, riaccendiamo le auto con il sorriso e la gioia per aver goduto di quel tratto incredibile di montagna!

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Ferrata Ricci e vetta orientale di Corno Grande
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Altra domenica sulle mie montagne, altra domenica di emozioni, altra domenica passata nel mio mondo, tra paesaggi e fotografia. Siamo sempre noi, un piccolo sparuto gruppetto di individui che amano il rumore dei passi sopra un sentiero roccioso, fermarsi qualche istante e vedere cosa si  calpesta e ammirare i luoghi che si attraversano. Mentre scendevo sul sentiero roccioso del Corno Grande, mi domandavo dentro di me, "ma se un giorno non potrò più sentire l'odore della roccia, vedere ciò che amo di più…. ma se un giorno non potrò più perdermi tra i boschi, non sentire la sinfonia delle cascate… come reagirò?" ho subito distolto il mio pensiero da questa brutta cosa, perché sarà difficile che accada…. spero… la montagna ormai fa parte di me. Oggi abbiamo percorso la Via Ferrata Ricci, onestamente più che ferrata si può tranquillamente parlare di sentiero attrezzato, altro capolavoro della nostra montagna. Come sempre partiamo dal Laghetto 300 m sotto la Madonnina, e quando arriviamo a 2000 m, all'altezza dell'arrivo della cabinovia, vediamo i vari gruppi CAI scendere dalle cabine…. ma che si sono persi dall'Arapietra!!!! Il vento è sostenuto, le nuvole in vetta viaggiano veloci, il tempo sembra dirci di non andare, un senso di dispiacere mi pervade, e decidiamo di arrivare almeno fino al Rifugio Franchetti. Il vento non cenna a calmarsi, ma le nuvole sopra si fanno più rade, vanno e vengono, non oltrepassano mai la barriera del Corno Grande. Al Franchetti, ci fermiamo qualche minuto, decidiamo il da farsi. Esce il sole, il vento è sempre sostenuto, con l'idea che il primo tratto della ferrata è protetto, decidiamo di attaccarla e salire fino a dove si poteva progredire in sicurezza. Il tempo intanto migliorava, il vento in questo lato della vetta orientale del Corno Grande sembrava non avere il gusto di tirare e proseguiamo senza problemi. Saliamo sui primi tratti ferrati, il panorama, i punti di vista da qui erano incredibili, l'idea che potevo ammirare il Paretone del Corno Grande da molto vicino mi esaltava il dito sopra il tasto di scatto della mia reflex. Più saliamo e più ampia è la veduta sull'Abruzzo, sulla valle Siciliana, sulla catena orientale del Gran Sasso, sul Corno Piccolo e dopo un po' sui vertiginosi affacci del Paretone. Siamo sulla cresta dell'anticima nord della vetta Orientale, sotto i piedi più di 1000 m di vuoto, una parete verticale. Qui sono state scritte pagine di storia dell'alpinismo, nel 1922 Enrico Jannetta inventa il Paretone, apre la prima via di salita, la  "Via Jannetta" . Negli anni trenta gli Aquilotti di Pietracamela aprono le vie più belle, la Via Centrale di Marsili e Panza, la Via Sivitilli di Ernesto Sivitilli, siamo nella fase dell'alpinismo esplorativo che durò fino agli anni ottanta, i migliori alpinisti Teramani, Romani e Ascolani hanno aperto vie incredibili. E poi mentre salivo pensavo, che da qui, alla fine del settecento, Delfico è salito per la prima volta sul Gran Sasso a misurare la sua altezza, pari a 9577 piedi parigini, sbagliò di poco! Bella via, viste mozzafiato sul ghiacciaio del Calderone, sulle vette del Corno Grande, il torrione Cambi, tutto a portata di mano…. incredibile!!! Saliamo e il vento sembra calmarsi, le nuvole sono ancora alte e  raggiungiamo  la nostra vetta. Volete sapere com'è il panorama? andateci!!! :D Bella via, non troppo difficile, molto esposta, elegantissima. Scendiamo per la normale, via non banale, molto detritica, non poco impegnativa. Si scende abbastanza velocemente fino al ghiacciaio, e in un attimo siamo giù, con dispiacere siamo di ritorno verso le auto. Il cielo inizia a cambiare colore, diventa per un po' minaccioso, ma alla fine il bel tempo ci accompagnerà fino alle auto. Oggi l'idea di non poter arrivare in vetta mi ha fatto gustare ogni singolo passo, ogni singolo scorcio, è stata una bellissima e interessante escursione…..
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Ferrata Ventricini, ferrata Danesi e Corno Piccolo
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Come si può vivere senza aver viaggiato attraverso la nostra montagna? ….. io sono sposato con la montagna!! la mia montagna è un viaggio iniziato 4 anni fa, un viaggio che mi ha permesso di scoprire angoli noti a pochi,  di gustare situazioni che ricordo sempre con il sorriso, di impegnare il mio tempo meglio che potevo. Oggi sono stato sul Corno Piccolo, vedute che mi mancavano, sorprendenti…. questa calda giornata ha un sapore in più, mi ha riservato momenti emozionanti, e non poteva finire meglio, guardate la foto sopra, ma quant'è bella la montagna presa a risate e con lentezza!!! Oggi siamo partiti dalla Croce del Laghetto, e dopo aver salutato Donatello Amore, proseguiamo lungo l'Arapietra fino alla Madonnina. E' mattina presto ma siamo già colanti di sudore, fa caldo, è il segnale che devo incrementare la mia riserva idrica, e compro altra acqua…. per la prima volta dalla Madonnina giro a destra invece di andare dritti su per il Franchetti, posto nuovo, bello, panorami incredibili su Prati di Tivo e i Monti della Laga. Camminiamo sotto la nord del Corno Piccolo, mentre sopra alcune cordate attaccano le vie d'arrampicata, noi andavamo dritti sul sentiero Ventricini. Ci siamo, siamo sopra la valle dell'Inferno, siamo all'attacco della ferrata dedicata a  Pier Paolo Ventricini, ci imbrachiamo e partiamo. Davanti a noi si aprono scorci su Pizzo Intermesoli e la sottostante Val Maone, li osservo mentre il kit da ferrata scorre lungo i cavi d'acciaio. Scendiamo e risaliamo, oltrepassiamo la valle del tesoro nascosto e raggiungiamo la forchetta del belvedere. Il panorama sulla valle, sul Primo Scrimone, su Pizzo Cefalone, bellissimi!! sopra a noi ci sovrastavano le pareti sud del Corno Piccolo, Proseguiamo, io e la mia reflex scalpitiamo, per oggi le devo chiedere scusa, ha preso troppi colpi sul paraluce, poveretta…. e mi ha fatto anche incastrare in un passaggio, povera stella!!! :) Andiamo avanti senza grandi difficoltà, la ferrata Ventricini va considerata sempre come un sentiero attrezzato da percorrere con la massima cautela e consapevolezza di quello che si sta facendo, ma non è poi così difficile come fanno credere, basta prestare la massima attenzione!! Davanti a noi si apre la vista sulla conca degli invalidi e la cresta Ovest di Corno Grande, sembrano un enorme formicaio, c'erano persone da tutte le parti, sopra sotto, a destra e a sinistra… era incredibile il colpo d'occhio! Cinque minuti di pausa e risaliamo verso la seconda ferrata della giornata, la Danesi, una via erroneamente intitolata a Danesi, fu la prima via aperta dagli Aquilotti per raggiungere la vetta di Corno Piccolo. Questa ferrata è incredibilmente elegante, più tecnica e impegnativa, più aerea, davvero incantevole. Anche qui scendiamo e risaliamo, scorci sempre intriganti su Pizzo Intermesoli e Monte Corvo, anche il Lago di Campotosto ora fa la sua bella figura. Scalette cavi si alternano fino al famigerato buco, si avete capito bene, si deve attraversare un buco senza zaino e in posizioni molto provocanti per la roccia sottostante, non so perché le donne impiegano sempre più tempo ad attraversarlo!! mha!! :) Si prosegue su roccia, arrampicando e camminando, fino ad uscire sull'affaccio più bello della giornata, due passi avanti e c'era il vuoto sopra al vallone delle Cornacchie e il rifugio Franchetti, senza parole, per chi è debole di cuore è vietato guardare in basso! Altri cavi davanti, e si intravede la vetta, siamo arrivati, siamo sulla cresta di questa piccola montagna di 2655 metri, ed è inutile che descriva il panorama, andateci!!!! Ci rilassiamo in vetta e poi scendiamo giù per la normale, via escursionistica poco banale, ma anch'essa di rara bellezza. Bella sgambata, l'acqua ormai finita e il mio zaino pesantino mi fanno percepire attimi di stanchezza, ma l'idea di poter bere una bella birra al Franchetti faceva sì che le gambe andassero da sole!!! Siamo quasi al tramonto, siamo seduti al Franchetti, poca gente, bellissima atmosfera, tutti con il sorriso, e la birra che mi ridona le forze!! bellissima giornata, conclusa con l'incredibile tramonto sull'Arapietra. Oggi non poteva andare meglio!
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Notturna al Corno Grande
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Salire alla vetta Occidentale del Corno Grande in questi giorni di agosto è un'impresa. Tantissima gente affolla tutti i sentieri che salgono in vetta, e una volta giunti in vetta nemmeno ci si riesce a sedere..... per come concepisco la montagna, troppa gente non mi piace e allora lì non ci vado.... ma  venerdì scorso ci ho ripensato.... e mi sono detto "ci vado di notte!!!!!" Partenza alle ore 23.00 dalla laghetta a 1600 m appensa sopra Prati di Tivo, e via su per la vetta. E' stata un'escursione bellissima, atipica,  il panorama era puntellato dalle luce degli insediamenti urbani a valle, e la luna piena ci ha accompagnati fino alla vetta, facendoci accendere le luci frontali in rare occasioni. Com'è stata la salita? favolosa!!! non c'era una sola persona in montagna al di fuori di noi, silenzio, eravamo soli e non potete capire in quel posto cosa significa... passiamo l'arrivo della cabinovia, silenzio e calma. Continuiamo la salita lungo il sentiero del vallone delle cornacchie, il Corno Piccolo era illuminato a giorno dalla luna, il panorama verso il mare si estendeva ogni passo più in alto che facevamo. Raggiungiamo il rifugio Franchetti, luci spente, silenzio, si sentivano solo i picchettii dei nostri bastoncini e dei nostri passi sulle pietre. Facciamo una pausa alla sella dei due corni, un panino al volo e una scarica di sassi ci fa sobbalzare, illuminiamo con le lampade le rocce e davanti a noi un camoscio spaventatissimo che non sapeva se suicidarsi o rimanere lì :D La salita continua senza grandi sforzi, la fatica non si sente, senza il sole è tutta un'altra cosa!!! Si scoprono gli altri panorami, sull'Intermesoli e il venacquaro, che vi devo dire, erano magnifici!! Siamo al passo del cannone, dobbiamo salire per la catena, passiamo senza grandi problemi, e via su per la vetta. Ma appena giriamo la curva che ci fa scoprire la vetta, una sorpresa amara, fiumi di lampade frontali salivano dalla Conca degli Invalidi fin su alla vetta.... nemmeno di notte è libera questa montagna!!! il cielo inizia a schiarirsi, saliamo il versante della montagna fin su alla cresta nord del Corno Grande, più saliamo è più aumenta la gente... il cielo cambia colori, le emozioni più forti si mischiano alla gioia di stare in quel momento in quel posto. PAssiamo sopra al ghiacciaio, lo schiarimento del cielo è velocissimo, siamo in vetta alle 5.30, vi giuro non c'era posto manco per appoggiarsi!!! 70 escursionisti affollavano la vetta, questa montagna invece di alzarsi qualche cm l'anno si abbasserà metri per l'erosione dei visitatori!!! Ancora non spuntava il sole, la gente mi passava davanti la macchina fotografica, c'era chi mi portava sfiga dicendomi che mi poteva cadere la macchina di sotto, decido di andarmene...... ma... un pochettino più in basso... e così ci siamo goduti l'alba ugualmente da un punto di vista diverso, e soprattutto senza i rompiballe!!! Tutto diventa arancio, le creste più alte si tingono, si illumina tutta la pietra, la palla del sole sembra gigantesca per la rifrazione, rossa, incredibile!! emozioni su emozioni!! Fotograficamente è bellissimo!! Cielo terso, si scorgono tutti i monti vicini, il sirente velino, i sibillini,  i monti della laga, il lago di campotosto.... e noi sulla crestina sopra il calderone stavamo ammirando tutto ciò!!! Un fiume di gente inizia a scendere dalla vetta, e capiamo che la pace era appena finita... ci incamminiamo pure noi... la discesa è un pò più lenta,  arriviamo al franchetti verso le 9.00, c'era ancora poca gente.... ma lungo il sentiero che dal Franchetti va alla cabinovia era un fiume continuo di gente, c'è voluto più tempo a scendere qui che a salire.... mamma mia quanta gente stava affollando quel luogo... forse troppo, e troppi inesperti con abbigliamento inadeguato... sembra quasi una violenza alla montagna, ma ci vuole anche questo! la montagna è di tutti.... però la sensazione di vedere quelle centinaia di persone salire e solo noi a scendere è indescrivibile! Scendiamo dall'Arapietra e arriviamo alle auto... la notturna è stata completata, solo noi questa notte siamo saliti dal Franchetti, grande soddisfazione!!
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Sentiero delle Cimette del Prena

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La catena del Gran Sasso è  incredibile, si può spaziare in ambienti mastodontici, di elevata importanza naturalistica e geologica. I monti che vediamo dalla città ci sembrano piatti, alti, ma una volta che ci si entra dentro, è possibile scoprire territori vasti, vallate scavate durante le glaciazioni, sistemi imponenti di guglie e canali, quello che ho visto oggi, non ha eguali in tutta la catena, e al solo pensiero mi viene la pelle d'oca per l'emozione. Il Prena è una montagna molto vecchia, anzi è la formazione geologica più antica di tutto il Gran Sasso. Oggi noi l'abbiamo attraversato nei suoi angoli più nascosti, percorrendo il famoso sentiero delle Cimette del Prena, tratto che ha lasciato senza parole tutti gli escursionisti. Andiamo per ordine. Arriviamo ai prati di Campo Imperatore, lasciamo un pò di auto al piano di Pietranzoni e con  le altre raggiungiamo la miniera di lignite nei pressi della depressione scavata dalla Fornaca. Davanti ai noi il paesaggio lunare del Prena già ci allieta la vista. Attraversiamo alcuni canali e incontriamo i primi importanti segni geologici della giornata, alcuni affioramenti di bitume, le Dolomie Bituminose, affioramenti nerastri di lignite. Saliano verso il vado di Ferruccio, di fronte ammiriamo le Dolomie massive del Prena, formate da pinnacoli, guglie, canali, paesaggio aspro, una caratteristica di questo tratto è il cambio del colore da giallastro a bianco. Lasciamo il versante meridionale del prena, e scavalcando il vado di Ferruccio ci troviamo in quello settentrionale, l'opposto, meno aspro, più tranquillo. Oggi fa molto caldo, il bianco delle rocce aumenta la percezione del calore, ma appena siamo in cresta dell'umidità di risalita in condensazione ci allieta la camminata, in molte occasioni ci farà una piacevole ombra. Nel versante settentrionale, si può ammirare il piano di sovrascorrimento superiore che sormonta la Dolomia principale su una successione rovesciata di calcare e maiolica. Questo piano è marcato da una meravigliosa cengia, la via delle Cimette del Prena, percorribile a piedi. Dal Vado di Ferruccio raggiungiamo il piano D'Abruna, ai piedi del monte Prena, e con stupore notiamo che la vetta è cosparsa di decine di escursionisti, mentre solo noi stavamo andando in uno dei posti più selvaggi è incredibili di tutto il Gran Sasso. Giunti al piano, il panorama che ci è apparso è stato impressionante, dall'Infornace alle torri di Casanova, un incredibile successione di valli, canali, torri, ghiaioni, pratoni, credetemi sembrava finto!! Scendiamo ai piedi dell'Infornace, in un anfiteatro di dolomite, e fino a qui tutto tranquillo, paesaggio incantevole, ma la sorpresa arriva quando imbocchiamo un mini canyon, che vi devo dì, era bellissimo!!! E non finisce qui, appena terminato il canyon lo spettacolo continua sul vallone di Fossaceca,  non so quali aggettivi usare per la maestosità del paesaggio che abbiamo ammirato. Meraviglia della natura, eravamo sotto la Forchetta di Santa Colomba,in un territorio maestoso, su di un sentiero ghiaioso e infido, sotto a noi 300 metri di strapiombo e il Fossaceca...... due passi avanti e il sentiero delle Cimette ci si mostra in tutta la sua bellezza. Una serpentina che si alza dolcemente, si snoda sopra la cengia del sovrascorrimento geologico, un sentiero riportato in antiche carte catastali, usato dai  pastori tempi addietro, ora poco conosciuto, o meglio conosciuto agli addetti ai lavori e agli appassionati. Un sentiero di rara bellezza, a tratti pericoloso, che viaggia sopra il vallone di Santa Colomba, con salti di 300 metri verticali, affacci vertiginosi su un territorio incredibile. Sopra di noi Dolomite, sotto calcare e maiolica piegate. In poco tempo, è durata troppo poco l'emozione delle Cimette, attraversiamo la cengia, un solo aggettivo può descrivere il tratto MERAVIGLIOSO!!!! Siamo ora dall'altra parte del Cimone di Santa Colomba, sotto le Torri di Casanova, in un grande anfiteatro dolomitico, risaliamo alcune roccette e siamo in cresta, non usciamo al vado di Piaverano, ma  poco prima delle torri di Casanova. Lo raggiungiamo e scendiamo a Campo Imperatore verso le auto. E' un'escursione per esperti, in alcuni tratti l'esposizione e la fragilità del terreno richiede grande attenzione, è un sentiero di elevatissima importanza geologica, posso tranquillamente ammettere che è il sentiero più incredibile che abbia mai attraversato sul Gran Sasso, anzi il più bello. Quindici km di emozioni....... che non dimenticherò facilmente.

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Tre valli
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Non voglio essere troppo sdolcinato, ma questa, è l'escursione che reputo tra le più ricche e  impegnative che si possono percorrere in giornata nel Gran Sasso. L'unica che permette di ammirare, ed attraversare tutte le tre  grandi valli del Gran Sasso, Val Maone, Valle del Venacquaro e Valle del Chiarino. L'unica dove è possibile ammirare, dopo una stropicciata agli occhi, tutte le vette del Gran Sasso Occidentale, i due Corni, l'Intermesoli, il Corvo, il Cefalone, il Camarda...... "quanda mundagna ci scthà ecc!!" ha esclamato un escursionista dalla cresta del Cefalone.... è vero, ce n'era tanta oggi!! La partenza poco dopo l'alba dall'albergo di  Campo Imperatore, fino alla forchetta del Cefalone per proseguire poi sulla rocciosa cresta di Malecoste raggiungendo la vetta di Papa Woitjila. Cresta esposta, si supera facilmente ma prestando la massima attenzione, alcuni passagi possono risultare difficoltosi per chi non ha dimestichezza con la roccia. Il Panorama che si ammira fino a qui già basterebbe per tornare a casa, scorci fantastici sulla Val Maone e la Valle del Venacquaro, davanti a noi si stagliavano le vette più importanti, e la cresta affilata dava piacere nel proseguire. Oltrepassiamo la vetta del Papa e scendiamo verso la sella di Malecoste, Lago di Campotosto, Valle del Chiarino, Monto Corvo, Pizzo Camarda, tutto davanti a noi, davvero emozionante. Scendiamo verso la forchetta della Falasca passando ai piedi delle Malecoste, e una volta sotto si capisce perchè hanno questo nome. Su pietraia ragigungiamo la forchetta, saliamo scomodamente fino alla sommità e, altro capolavoro paesaggistico si staglia davanti a noi, Valle del Venacquaro, Pizzo Intermesoli, Cefalone, Corno Grande.... che meraviglia, credetemi!! Scendiamo nella valle, l'attraversiamo per raggiungere la Sella dei Grilli, ci lasciamo alle spalle il Venacquaro e iniziamo a riammirare, quasi al tramonto, la Val Maone e tutte le sue vette. La luce iniziava a farsi interessante, calda, con atmosfera limpida.... da foto! Proseguiamo il giro fino alla sella del Cefalone per iniziare poi a scendere verso la conca della Portella per poi risalire al passo della Portella e ritornare a Campo Imperatore. Un giro splendido sotto il punto di vista paesaggistico, tecnico, non per tutti, solo per gente allenata e appassionata. La varietà dei paesaggi, i soggetti ammirati, sono il premio della sfacchinata.Da rifare....
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Tentativo sulla cresta ovest di monte Corvo
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Ci siamo sempre ripromessi di salire al monte Corvo dalla sua cresta ovest, ogni volta il brutto tempo ci ha fatto desistere. Decidiamo per questa domenica di provare la salita impegnativa, ma  questa volta il brutto tempo ci ha  ingannato!!! Partenza ore 6.30, cielo brutto, a Teramo pioveva, le montagne erano tutte coperte.... ma ci eravamo alzati, pronti per escursioneggiare, nonostante tutto partiamo per la valle del Chiarino con l'idea di sgranchirci le gambe almeno fino alla sella di Monte Corvo.... ma ad un certo punto, mentre ci avviciniamo alla valle, il cielo si apre, nuvole scomparse, sole, caldo, quasi non ci si credeva. Ma il cielo aveva la puzzetta sotto il naso..... Partiamo alla volta della valle e arriviamo all'attacco della cresta. Date tutte le previsioni consultate, che davano scrosci di pioggia poco dopo ora di pranzo,  proviamo a salire la cresta ovest con l'idea che alle ore 13 stavamo già sulla via del ritorno, quindi un pò d'acqua non sarebbe stata poi così pericolosa, ma poi.... Attacco ripido, 1100 m di dislivello dal rifugio Fioretti, solo per ammirare da un punto di vista privilegiato il panorama sul Chiarino e sul Campiglione. Si inizia a salire con pendenze elevate, su tracce erbose, di fronte a noi il panorama era incredibile, sembrava di essere in ascensore!!! a nord-est il lago di campotosto che si poteva ammirare quasi integralmente, a sud il Camarda, le Malecoste, sotto a noi si espandeva la valle del Chiarino, ed un'eccellente fioritura ci accompagnava sulla cresta. Il  cielo si stava,nel frattempo, caricando di umidità, i primi cumuli nuvolososi stazionavamo sui monti della Laga..... qualcosa non và.... a sud sullo Jenca e il Camarda la coltre nuvolosa prende sempre più il colore del grigio, puntuali i primi tuoni.... rallentiamo la salita, diamo un'occhiata intorno a noi, ovunque si stavano formando cumuli, il tutto nel giro di venti minuti, dal sole alle nuvole..... ci fermiamo mentre sotto di noi, sul colle delle Monache a nord, nuvole veloci scavalcano il crinale, un enorme cumulo stava crescendo sotto ai nostri piedi...... senza perdere tempo decidiamo la ritirata immediata, dopo 600 metri di dislivello dal rifugio, il cielo ci urla di riscendere!!!! alle nostre spalle ascoltiamo la bella sinfonia dei primi tuoni a distanza ravvicinata.... ci dobbiamo muovere, ma il pendio è ripido e scivoloso.... le nuvole crescono e cambiano il colore del paesaggio. Ci muoviamo sotto cresta per evitare le fulminazioni,la pioggia si fa attendere per fortuna..... a 200 metri dal rifugio.... si scatena il temporale!!! Siamo ora al riparo!!! piove.... tanto.... la quantità d'acqua che è scesa non l'ho mai vista in montagna.... non vuole smettere.... dopo un'ora al rifugio decidiamo di scendere sotto la pioggia.... ragazzi, mi si sono bagnate anche le mutande, l'acqua è passata oltre il coprizaino, il mio cellulare è quasi defunto per l'umidità..... sulla strada del ritorno c'era acqua ovunque, scendeva da tutte le parti..... per fortuna che le previsioni parlavano di brevi acquazzoni..... noi ci siamo m'bussi tutti!!!
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Salita al Corno Grande tra le nuvole
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Da più di un mese avevamo il desiderio di salire in vetta al Corno Grande, impegni vari con il CAI, assenze nel gruppo, ci hanno costretto ad aspettare fino a oggi. Finalmente organizziamo l'escursione e risaliamo in vetta, tante volte raggiunta in estate, ma questa volta è diversa, ha un gusto più deciso, è diversa oggi la nostra montagna, è semplicemente un capolavoro! Siamo abituati a vederla senza neve, rocciosa, più dura, oggi era candida, immersa nelle nuvole. Molti mi hanno sempre criticato in senso buono, che nelle mie foto do troppo spazio alle nuvole, è vero, ma la dinamicità e la forza prospettica che le nuvole regalano alla foto non le potremmo mai avere con panorami assolati e cieli limpidi... oggi, senza nuvole, senza freddo e caldo, senza vento, non sarebbe stato così emozionante attraversare questo angolo di paradiso. Attacchiamo la vetta dal piano del laghetto, in pochi minuti raggiungiamo la Madonnina, dall'Arapietra gustavo il sapore della salita e il dissapore della possibilità di dover riscendere prima a causa delle nuvole che salivano e si addensavano all'interno del vallone delle cornacchie. Saliamo, dopo aver aggirato il passo delle scalette, su per il vallone, immersi nella nebbia, che ogni tanto ci regalava scorci mozzafiato. Arriviamo al Rifugio Franchetti, dietro a noi una sfilata di sciatori e snowbordisti.... alcuni arrampicavano sulle vie del Corno Piccolo tanta gente, troppa.... Sosta al rifugio, la nebbia è molto chiara, buon segno!!! saliamo!!! arriviamo al ghiacciaio, e lo scorcio che da tempo aspettavo ce l'avevo davanti, in più le nuvole che facevano da contorno mi hanno regalato la possibilità di poter vedere un gran sasso senza paragoni!! esce il sole, fa caldo, la neve sfonda, siamo all'interno dell'anfiteatro del ghiacciaio, sembra finto il paesaggio, dalle facce dei miei compagni si capisce che siamo lì per gustarci il capolavoro della natura. Sarà che aspettavo questo momento da troppo tempo,  mi sono emozionato mentre salivo su per il ghiacciaio, la cosa più bella? aver potuto fare fotografia! Usciamo sulla cresta per la vetta occidentale, nuvolaglia sparsa ci copre la visuale, ma quando si apre ci regala l'unicità di questa montagna. Finalmente in vetta, io e la mia reflex ci siamo abbracciati, e le ho detto "ottimo lavoro" :) ....Godo dei minuti a 2914m, e poi giù per il ghiacciaio, immersi nelle emozioni..... una volta giunti al Franchetti la fortuna ha voluto che grandinasse per un pò, e poi una frana di sassi ci sorprendesse più in basso. Anche questo fa parte della montagna!! Levati i ramponi e la picozza, siamo riscesi verso le auto, alle spalle la nostra Montagna, è stata una gran bella emozione!!!
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Da Prato Selva al Rifugio del Monte.... e tanta pioggia!
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Il titolo già vi farà capire, o almeno vi darà un'idea di come siamo ritornati in macchina... Oggi ho accompagnato, insieme a Luciano e gli altri componenti del mio gruppetto escursionistico, i corsisti del corso base di escursionismo del CAI di Teramo, credetemi di meglio non poteva capitargli per imparare qualcosa sul campo, soprattutto di cartografia.... Il tempo già era previsto pessimo, speravo in piccoli scrosci, rapidi e veloci, invece dal rifugio del Monte a Prato Selva, solo acqua, tanta acqua, come si suol dire, eravamo bagnati fino alle mutande!!! Avvisati in tempo, i corsisti erano preparati con abbigliamento idoneo e tutto è filato liscio. A pensare che la giornata era partita assolata, calda, bella nitida, e con tante lenticularis nel cielo. Dalle creste correvano le nuvole, brutto segno quando  in quota tira vento.... andiamo avanti, la lezione di cartografia e orientamento per i corsisti doveva continuare. Bosco di faggio verdissimo, spettacolare con la luce filtrante tra le foglie giovani. Arriviamo ai pratoni di Incotto Forcone, dopo una breve pausa e dopo aver fatto fare il punto sulla carta, proseguiamo, guidano a turno i corsisti..... ci dobbiamo fidare?... si!  devo dire che hanno capito quasi immediatamente il metodo di ricerca della traccia.... I prati di San Pietro sono dietro l'angolo e poi giù per uno dei tratti di sentiero, secondo me più interessanti di tutto il Gran Sasso, per geologia e botanica, tra lame di arenaria e faggi nani. Si scorge tutto d'un tratto il rifugio del Monte, appena ristrutturato, ben fatto, con i comfort minimi è diventato ora un punto di riferimento di grande valore... beato chi se lo prenderà in gestione!! Prati fioriti, giochi di ombre sulle pareti rocciose, torrenti, atmosfera di pace assoluta!! Il tempo sembra reggere, anche se qualcosa stava cambiando decidiamo di salire un tratto del sentiero che porta al Venacquaro, inizia a tirare il vento, la temperatura cala. Le lenticularis si trasformano velocemente.... continuiamo, un camoscio ci sbuca a poco più di dieci metri, affascinante, me lo sono goduto con gli occhi, non ho fatto in tempo a fotografarlo, incontro raro a questa distanza!! Alle mie spalle le nuvole diventano più compatte, l'umidità cresce, il panorama si annebbia... sta piovendo verso la Laga, e in poco tempo uno scroscio colpisce pure noi,non potete capire che bella sensazione sentire le gocce gelate sulla pelle!! Ci riavviciniamo al rifugio, sembrava scampata una bella doccia, ma........ in prossimità del bosco che ci riportava ai prati di San Pietro, il cielo si incazza e ne butta giù tanta... fino a Prato Selva, pioggia fitta e costante, e temprature che scendevano, a 1700m ci arrivavano frecce ghiacciate sul viso!!! La montagna è anche questo, un attimo hai il sole, e poco dopo ti fai la doccia!
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Canale di Fonte Rionne
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La mia prima volta in un canale innevato del Gran Sasso, e sono rimasto anche questa volta senza parole di fronte alla bellezza del nostro Gran sasso. Precisamente ho attraversato il nevaio di Fonte Rionne, sul versante meridionale del monte Infornace, del gruppo del monte Prena. Grandi emozioni ci hanno accompagnato dalla partenza dal lago di Racollo e durante la salita verso la cima. Quasi non ci speravo di salire il canale per le alte temperature, ma alla fine è stato valutato sicuro e siamo partiti. Oggi eravamo insieme ai Lupi del Gran Sasso, piccolo ed esperto gruppetto del sud dell'Abruzzo :D. Per la prima volta non mi sono reso conto del tempo che scorreva, partiti prestissimo, e poco dopo già eravamo in vetta, ma il poco dopo erano ore. E' un nevaio spettacolare, a detta di molti il più bello, selvaggio, una via di neve incastonata tra torri, guglie, squarci, valloni. Considerato perenne anche se in alcune annate poco nevose è quasi scomparso. La sua esposizione-posizione lo protegge dei raggi solari, conservandosi quasi integralmente fino a luglio. Chi lo ha fatto una volta non vede l'ora di tornarci! Canale largo in alcuni tratti oltre 30 metri, altri tratti sono più stretti e ripidi, in alcuni casi si sale su 40° di pendenza. Ricordo per chi affronta questo canale alpinistico che deve avere l'attrezzatura minima, piccozza e ramponi, e un bel caschetto per sicurezza. Stare nel bel mezzo del canale era talmente appagante, tutto la settimana di lavoro si scaricava in quei momenti, sensazioni indescrivibili, bisogna stare lì per capire l'imponenza di questo piccolo lembo di territorio montano. Bellissimo il canale, superbo il panorama a 360° dal monte Infornace sulle Cimette del Prena, il monte Prena e il Monte Camicia più in là, tutto la catena meridionale del Gran Sasso era davanti a noi. La discesa sul ramo di destra del canale di Fonte Rionne non è stata da meno, meno spettacolare dell'altro ramo ma sempre di una bellezza rara. Non è incredibile solo il canale ma anche tutto quello che si trova nell'avvicinamento, il torrente di Fonte Rionne che crea cascate, pozze di acqua di disgelo cristallina, scenografie di calcare e argilla scavata dall'acqua, fioriture……. bello….. Credetemi è stato uno spettacolo anche fotografare in questo canale, mi sono concesso il lusso di cambiare gli obiettivi mentre salivo, correndo il rischio di far scivolare tutto giù per il pendio, grandangolo e zoom mi hanno permesso di catturare la poesia di questo posto……. Un territorio che mi ha ricordato alcuni tratti dell'Annapurna in Nepal, e le praterie steppose del Canada….. Chissà se in Himalaya e in Canada gli escursionisti esclamino "oh! sembra di stare sul Gran Sasso!" :) GRANDE TERRA!!!!
 
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