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Gran Sasso
Da Pietracamela a Pizzo Intermesoli
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Avete mai provato la sensazione dei piedi distrutti dal troppo cammino? io si, anzi noi si!! questa è stata la prima volta che mi sono inginocchiato per la fatica del percorso che abbiamo affrontato. L'idea di raggiungere Pizzo Intermesoli da Pietracamela mi balenava da molto tempo in testa, avevo voglia di vedere un angolo del Gran Sasso poco raccontato, un angolo selvaggio tra i pochi che conserva le caratteristiche naturalistiche primitive. Conoscevo la difficoltà, mi aspettavo di faticare così tanto, ma non credevo che dalla cresta di questa gigantesca montagna si potesse ammirare un paesaggio incredibile, solo questo ripaga lo sforzo. Raggiungere la vetta dal paese di Pietracamela è insolito, normalmente si accede dalla Sella dei Grilli, ma noi ci siamo voluti immergere ugualmente in questa bellissima avventura tra i boschi di faggi e le pietraie dell'Intermesoli settentrionale. Itinerario adatto solo ad escursionisti esperti ed allenati, molto allenati!!!! è lunghissimo, oltre i 20km, con un dislivello di 1600m racchiuso in una manciata di km. Le poche descrizioni che ho trovato sull'itinerario a mio avviso sottovalutano la difficoltà, non è una EE ma una EE+ a tratti AF (alpinismo facile), chi non ha dimestichezza con la roccia non può affrontare questo percorso. Come detto poco fa, siamo partiti quasi all'alba dal paese, diretti a Colle dell'Asino. Lo si raggiunge scendedo al Rio Arno per risalire seguendo i segni bianco rossi. Poco dopo il laghetto dei prati cantiere ci siamo portati sul bordo boschivo del colle dell'Asino, da qui non ci saranno più segni, aguzzare lo sguardo ed individuare con bussola o ad occhio una traccia che raggiunge Prato tondo. In realtà ci sono dei segni bianco celesti, ma vi sconsiglio di seguirli, perchè ad un certo punto vi portano fuori traccia. Ora devo fare un appunto, da Prato Tondo, in base alla carta ufficiale del Gran Sasso, bisogna piegare a Ovest, allungando di un km il percorso nel bosco, è vero che c'è una traccia evidente nel bosco, è anche vero che c'è una sorgente a 1625m, ma seguendola si va fuori rotta e ci si allontana dal sentiero ufficiale, per ovviare basta tirare dritti da Prato Tondo in direzione Picco dei Caprai. Nel bosco grazie alla bussola mi sono orientato bene, in alcuni tratti si perdevano le tracce, ma tutto sommato abbiamo seguito quasi fedelmente il tracciato della carta. Usciti dal Bosco, si aprono i primi magnifici scorci sul corno Piccolo e la costa adriatica, il territorio diventa più aspro, più minaccioso, gigantesco. Ci dirigiamo verso il Picco dei Caprai, e da qui si fa più dura l'escursione, in poco più di 2km dobbiamo fare 1200 m di dislivello.... che figata!!! costeggiamo le pareti del Picco dei Caprai fino ad uscire sul ghiaione terminale della conca del Sambuco. Si fatica tantissimo, la pendenza è elevata, l'attacco della Vetta settentrionale d'Intermesoli è lì, vicina, ma lontana con i tempi. Procediamo un pò lentamente, la fatica si percepisce. Finalmente arriviamo alla selletta della Vetta Settentrionale, paesaggio commovente!!! fantastico!!! quasi mi sono scordato la fatica appena provata.... da qui si affronta l'unico pezzo alpinistico, facile, però è necessarria sempre la dovuta attenzione, ci sono alcuni passaggi su breccia mobile un pò insidiosi, si mettono le mani sulla roccia, e si sale.... prima vetta conquistata, panorama sempre più mozzafiato!!! si apre ora a 360°, vista su tutte le catene montuose dell'Abruzzo, il monte Corvo, i monti della Laga, i monti Gemelli, il corno Piccolo e il Corno Grande ed altri ancora, per non parlare delle valli sottostanti, del Venacquaro e Campo Pericoli.Si punta, in forte ritardo, la vetta di questo monoblocco di montagna. Percorriamo l'intera cresta sopra la conca del Sambuco, è incredibile.... dopo una quarantina di  minuti  siamo in vetta, sono le 16.15, tardissimo, ma stupendamente bello, quasi stavo per piangere! La fatica e la gioia di avercela fatta è palpabile sui volti, manca ora il ritorno che non è da sottovalutare. Siamo scesi alla Sella dei Grilli attraverso ghiaioni e tanto equilibrio!!..... Non ve lo ripeto, anzi si, il panorama da qui con i colori caldi del tardo pomeriggio, è stato favoloso!!! Dalla Sella poi abbiamo ripreso il sentiero per il Rio Arno e  per Pietracamela, il buio avanzava, e alle 21,15,  una volta al paese ho spento la lampada frontale. Escursione molto impegnativa, difficile per chi non ha capacità di orientamento, e per chi non è allenato. E' chiaro che non la rifarò più, troppo tosto come giro, però ne è valsa la pena si merita tutti gli onori questo itinerario, definita da qualcuno "più tosta dei sentieri della Majella", ora posso segnare anche questa sul mio curriculum escursionistico :D.
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Dal lago di Provvidenza al colle delle Monache

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Ormai sta diventando una consuetudine domenicale, non si torna a casa se non dopo aver percorso 20km in montagna... indovinate  quanti ne abbiamo fatti? circa 22 con un  dislivello di 900 m, all'avventuta tra i boschi della val Chiarino. Oggi abbiamo deciso di fare un anello dal lago di Provvidenza fino al Colle delle Monache, percorrendo anche un sentiero che pochi considerano, che pochi hanno ripetuto, che pochi hanno voglia di riscoprire, in pratica con carta e bussola. La giornata è discreta, nell'aria si percepisce un alto tasso di umidità, ma la mattinata scorre senza imprevisti, cosa che non succederà poi al ritorno. Partiamo di buon'ora, puntuali, da Teramo, il cielo si libera dai residui di nebbia ed esce così un timido sole, che risulterà poi molto caldo in quota. Laciate le auto ci incamminiamo sul sentiero della val Chiarino, che dalla diga porta all'interno di una delle valli più suggestive del Gran Sasso. Tre chilometri di sterrato noioso, fino alla masseria Cappelli o chiesetta della Forestale a 1270m. Qui parte la nostra avventura per raggiungere il colle delle Monache a 1942m. Purtroppo devo avvisarvi, nel caso voi lo facciate questo tratto, che bisogna avere buona dimestichezza con la carta e l'orientamento. Prendiamo il sentiero che si inerpica fino al Corridoio a 1614m. Sulla carta per errore o molto probabilmente per negligenza è riportato come "sentiero segnato", non lo è salendo, lo è parzialmente scendendo con bolli rossi scoloritissimi. Dicevo, l'avventura inizia dalla masseria, il primo tratto lo becchiamo, ma il vero sentiero poi lo perdiamo tra la vasta rete di tracce presenti nel bosco. I pratoni l'intercettiamo tutti, l'uscita del sentiero invece non la prendiamo ma usciamo più a sud appena sotto il colle del Corridoio. Lo spettacolo è incredibile su tutta la valle del Chiarino, e sulle pareti himalayane del massiccio del monte Corvo. Attraversiamo i canaloni del Campiglionie, ci si aprono incredibili vedute sul Lago di Campotosto e sui boschi sottostanti, paesaggio reso ancor più bello dal rapido cambiamento delle condizioni meteo. Raggiungiamo il Colle delle Monache e arriva anche una brezza gelata, indice di cambiamento rapido del tempo. Mangiamo, ammiriamo una bellissima nidiata di coccinelle e via giù per il colle ad intercettare il sentiero per il corridoio. Il tempo sta cambiando rapidamente, scendiamo fin sotto al torrente di Nerito e ci ricolleghiamo alla traccia giusta segnata sulla carta per poi arrivare alla sella del Corridoio. Nel bosco intravediamo un sentiero larghissimo, è il sentiero che dovevamo prendere in salita, lo iniziamo a seguire, è quello giusto!!! Inizialmente non ci sono segni, poi più in basso iniziamo a scorgere bolli rossi molto sbiaditi, alcuni di essi visibili a stento. Inizia pure a piovere, per fortuna il primo scroscio dura poco. Continuiamo a scendere sul sentiero giusto con un pò di difficoltà, la bussola è stata comunque necessaria, fino alla masseria. Anche questo è stato ritracciato!!!! Ora ci attende la sterrata, 3 km di noia, 3 km di sofferenza per i piedi, e all'ultimo km.... pioggia...

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Anello da Pietracamela al rifugio del Monte
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Dopo un inverno assente, poco nevoso, ora tocca alla primavera... anch'essa latitante!!!  Piove ogni domenica, anzi ogni giorno, pensare un'escursione con queste condizioni è difficile, ma noi, stufi di rimanere a casa la domenica siamo usciti nonostante il tempo non fosse dei migliori. Viste le condizioni meteo instabili, decidiamo di percorrere dei sentieri riparati, partendo da Pietracamela, senza alzarci troppo di quota e con la possibilità di fermarsi al rifugio del Monte in caso di pioggia. Il giro completo, ma ormai è una consuetudine per noi, si è sviluppato su una lunghezza di 20 km su terreno misto e fangoso, per una somma dei dislivelli pari a 1300m, devo dire che è stata una bella passeggiata. Partiamo da teramo un pò sconfortati dalle condizioni meteo, fino all'ingresso di Pietracamela  erano peggiorate, quasi stavamo rinunciando,  ma la sorpresa, arriva appena passata la chiesa del paese, tutto sgombro dalla nebbia e felici abbiamo attaccato l'escursione da Sopratore. Il giro di oggi è stato molto lungo, dal paese imbocchiamo il sentiero basso del Rio Arno e dopo un km tagliamo a destra per scendere al fiume e risalire fino ai prati Cantiere, immersi nell'umidità e nella nebbia usciamo sulla splendida piana, due camosci ci scappano da sotto al naso! Il panorma sulla valle del Rio Arno e sulle montagne è incredibile, la luce tetra delle nuvole rendeva tutto più incantevole. Attraversiamo i prati Cantiere, tra sorgenti, faggi secolari e incredibili scorci, per rituffarci nel bosco Stacite, una lunga discesa fin sotto alla Piana Grande del torrente Venacquaro. Una piccola sosta per mangiare e dire due cavole e si riparte per il sentiero che porta al Rifugio del Monte. Ci aspettano 500 metri di dislivello per una lunghezza di circa 2 km, una bella rampata!! Il bosco Vadillo è finito e sbuchiamo così sulla piana del rifugio del Monte. Spettacolare il paesaggio imerso nelle nuvole, macchiato qua e là dalla neve, incredibilmente sexy!!! Ci fermiamo per una buona mezz'ora, e facciamo il punto della situazione. Nessuno voleva ripercorrere lo stesso sentiero di andata, così sulla carta individuiamo una traccia che dal torrente Venacquaro, appena prima di fonte Novello, risale per il bosco Varracchiette e sbuca  ai prati Cantiere. Inizia la discesa dal rifugio, e qui stavo per perdere la mia D700, un ramoscello bagnato mi ha fatto volare, ma lo spirito di protezione ha fatto si che la mia reflex fosse avvinghiata e protetta dagli urti, mentre io urtavo con tutte le parti del corpo sul terreno fangoso.... ma sono dettagli... decidiamo, a quota 1400, di tagliare per il bosco intercettando il tracciolino, altri voli  hanno accompagnato la mia discesa.... troviamo il tracciolino!!! un tracciolino disseminato di carbonaie, che non fa nessuno, molto ripido e scivoloso.... con molta fatica siamo ai prati cantiere. Costeggiamo il bordo del bosco Varracchiette e sempre sulla stessa quota  raggiungiamo Colle dell'Asino, sotto una simpatica pioggerellina e molta nebbia. La nebbia diventa più fitta sul pratone, ma gli esperti escursionisti non hanno avuto problemi e sono riscesi fin sotto al Rio Arno. SIamo sulla strada del ritorno, stanchi, un pò bagnati, camminiamo sulla sterrata che ci riporta al paese, ma dovevo chiudere in bellezza, altra caduta... ma questa volta nel fango vivo... imprecazioni varie mi hanno dato la forza di rialzarmi e di tornare alle auto.... 
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Da Prati di Tivo alla sella di monte Aquila
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La montagna in ambiente innevato non è solo scialpinismo, alpinismo o classico sci turistico, ma è anche ciaspole, ovvero un escursionismo di alto livello ma camminato.... è quella disciplina invernale che permette di assaporare, fare propri un'enormità di paesaggi, sfumature, scorci, momenti, vissuti con più lentezza ma anche con la consapevolezza di sapere dove ci si trova. Questa domenica, abbiamo consumato una tra le più scenografiche escursioni invernali, tra le più lunghe con le ciaspole, 20 km percorsi con le poche persone in grado di poter sopportare difficoltà del genere. L'escursionismo invernale con le ciaspole è molto faticoso, e pochi sono in grado di sopportare il carico muscolare, io  reputo la difficoltà al pari dell'alpinismo con picozza e ramponi. Torniamo a noi, dicevo, oggi abbiamo fatto un'escursione talmente incredibile che quasi sembrava di stare in un set cinematografico, da Prati di Tivo alla sella di Monte Aquila, 1000 m di dislivello su 20 km di ciaspolata. Abbiamo attraversato tantissimi scenari, tutti diversi, ognuno unico con la propria vetta, il proprio canale, il proprio passo, la propria roccia. Dal bosco Calderotto ci siamo immersi sul sentiero della sorgente del Rio Arno, attraversando i primi accumuli valanghivi e ammirando le  pareti rocciose illuminate dai primi raggi del sole. Una volta giunti alla Val Maone, sotto il vallone dei Ginepri ci si presenta una scena incredibile, un'immensa valanga scesa molto probabilmente dalla conca degli invalidi, creando  un fronte lunghissimo più di 300 metri e un'altezza stimata di oltre 10 metri di neve, davvero immensa. Passiamo con un pò di lentezza il fronte valanghivo e ci ritroviamo a proseguire verso le Capanne. Nel frattempo da un canale di Pizzo Intermesoli si stacca una slavina, rumore sordo, da brividi. Il paesaggio è incredibile, il tempo è meraviglioso, meglio di così non poteva andare. Vette, creste, passi, tutto nitido tale da sembrare finto. Arriviamo in prossimità delle Capanne sepolte da metri di neve, e davanti a noi ci si apre la conca di Campo Pericoli, un anfiteatro naturale di una bellezza rara, vorrei precisare che il tutto è in provincia di Teramo e non dell'Aquila come hanno fatto credere durante il G8. Da qui si ammirano le principali vette del Gran Sasso, il Corno Grande, l'Intermesoli, il Corvo, il Cefalone, la Portella, e tutte le creste di confine tra Teramo e L'Aquila. Raggiungiamo il rifugio Garibaldi, completamente sepolto e incredibilmente con la botola chiusa con un lucchetto... Siamo a 2000 metri, l'orrizzonte si alza, il paesaggio diventa sempre più grandioso, il Corno Grande è ad un palmo dal naso.. Decidiamo, dopo un briefing, di continuare fino alla sella di monte Aquila. Allunghiamo l'escursionee raggiungiamo la sella, e scorgiamo così l'ultimo bellissimo scorcio panoramico di oggi, Campo Imperatore. Fotograficamente  è stata una giornata unica, rara, dove bisogna essere attrezzati e pronti con i colpi d'occhio, non è permesso sbagliare. Di seguito vedrete molte foto con soggetti ripetitivi, mi scuso in anticipo per questo, ma ogni minuto cambiava la luce, cambiavano le ombre, cambiava il paesaggio tale da essere nuovamente rifotografato. E' un luogo del nostro Gran Sasso immenso, di rara bellezza, forse è la conca carsica più bella del centro Italia. L'escursione di oggi mi ha regalato una grande possibilità quella di poter immortalare tutto quest ben di dio!!!!
 
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Ai piedi del Paretone
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Altra escursione invernale di altissimo livello paesaggistico!! Parliamo della traversata Casale San Nicola - Forca di Valle, 16 km immersi nella natura selvaggia del Gran Sasso. Mi è difficile descrivere a parole cosa si prova ad osservare, a pochi passi, il simbolo dell'intero appennino italiano, sostare ai suoi piedi, ammirarlo in veste invernale con le condizioni scenografiche migliori,  ammirare la sua imponenza, spulciando i canali e le guglie, .... non so come spiegarvelo.... ma di sicuro è stata una piacevole sensazione!!! Escursione riservata agli appassionati di montagna, a chi non si scoraggia di fronte alla fatica, a chi ama l'avventura, dove la ricompensa allo sforzo è un paesaggio unico, immenso! Partiti da Casale San Nicola, abbiamo portato a termine la lunga traversata fino a Forca di Valle, passando per l'eremo di San Nicola e il rifugio di San Nicola appena sotto i bastioni del Corno Piccolo. Salita impegnativa fino al rifugio, la neve non era delle migliori, con le ciaspole si affondava, risollevarle era faticoso, ma il manto nevoso immacolato sul fosso San Nicola rendeva il tutto più semplice. Fotograficamente è una zona monotona, le foto possibili si possono scattare solo sul paretone o sul bosco, quindi mi scuso in anticipo per essere stato troppo ripetitivo nella scelta fotografica di oggi, ma sinceramente ad ogni passo cambiava l'aspetto del paretone ed ad ogni passo si meritava una foto.... Davvero un gran giro, dal rifugio San Nicola abbiamo  poi provato ad intercettare il sentiero che porta alla croce dell'arapietra, ma lo strato di neve ha camuffato il territorio così abbiamo proseguito a naso l'avventura tra fossi e dossi, attraverso il  bosco di San Nicola. Dalla croce siamo riscesi lungo la strada che porta dritti a Forca di Valle. Le odierne condizioni meteo, eccellenti dopo mesi, hanno reso tutto lo spettacolo ancora più prezioso, l'escursione si è svolta con temperature ottimali, meglio di così non poteva andare... La giornata si è conclusa  tra fette di pane con il cacio marcetto, salsiccia e lonza, tra birra, vino e pepsi.... con un gran finale offerto dal ristoratore della "luna nera"...... ma che bella montagna che abbiamo!!
 
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L'inverno? il grande assente!!
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Ad ottobre, il 13 ottobre 2009, cadeva la prima debole neve sui monti teramani, dandoci la possibilità di vedere i colori autunnali sotto la neve, ma, il 18 ottobre 2009 arriva il nevone sui monti.... può sembrare bello, vedere la prima neve è sempre bella, passeggiarci mentre gli altri sono a casa ci diede tantissimo piacere, ma non era una condizione positiva per le nostre montagne.....  La meteorologia è una scienza basata sulle analisi dei dati statistici, tende a fare analisi e possibilmente predice andamenti climatici sul breve termine, ma spesso sfocia in errori più o meno grandi appunto perchè si base sul caos atmosferico. Nulla, però, la può paragonare ai proverbi meteo locali, che io reputo i miglior indicatori climatici, i più esatti che esistano. Il proverbio è "una massima che contiene norme, giudizi, dettami o consigli espressi in maniera sintetica e, molto spesso, in metafora, e che sono stati desunti dall'esperienza comune" capito? sono norme desunte dall'esperienza comune, dove voglio arrivare, è semplice...... c'è un proverbio famosissimo a riguardo della montagna simbolo dell'Abruzzo, esso recita:
 
Quànde la mundàgne se mètte lu cappèlle, vinne le cràp' e ccumbre lu mandèlle...
...Quànde la mundàgne se càle le vràche, vinne lu mandèll' e ccumbre le crape
 
traduco: quando la montagna si mette il cappello, cioè la prima neve rimane ad alta quota, vendi le capre e compra un mantello l'inverno sarà duro!! ma quando la montagna si mette i pantaloni, cioè la prima neve scende fin sotto ai boschi, vendi il mantello e compra le capre perchè l'inverno sarà mite.... non aggiungo altro, solo che nuovamente un proverbio si è dimostrato!!! Quest'anno è stato un inverno anomalo, caldo, piovoso e purtroppo senza neve, anche le vette stanno soffrendo, i giorni della merla sono  andati via, diciamo che ormai la stagione invernale è compromessa salvo colpi di coda di poco conto, abbiamo ancora febbraio dalla nostra parte, speriamo bene. Quest'anno sarà difficile vedere il lago di Campotosto e il lago di Provvidenza ghiacciati, sono andato a controllare il loro stato appena dopo la più consistente nevicata di questo inverno, il paesaggio come sempre è meraviglioso, unico, incredibile anche non essendo convenzionale in questo periodo, però cavolo se è bello il lago di Campotosto!!!! In due giorni ho visitato tutti e due i laghi, la neve è pochissima, il freddo non era tipico per gennaio, atmosfere gradevolissime.
 
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Tristezza nella Val Chiarino

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La grande latitante di questo inverno è la neve!! il cielo è sempre nuvoloso, non fa freddo, non ci sono precipitazioni e nemmeno il sole!!! un inverno insignificante! Oggi abbiamo scelto la valle del Chiarino, tra i più bei posti del Gran Sasso, oggi forse era tra i posti più tristi del Gran Sasso. Un velo di neve copriva la sterrata, il torrente Chiarino non era ghiacciato come gli scorsi anni, i versanti del monte Corvo spelati, si vedeva il manto erboso. E' stata una giornata di montagna atipica, si poteva andare in pochissimi posti, in alto le nubi coprivano le vette, mentre a valle le tipiche escursioni invernali con le ciaspole non si possono effettuare per mancanza di neve. Giornata buia, passata per la maggior parte del tempo nel bosco alla ricerca di tracce animali ed anche di qualche animale da fotografare, ma nulla.... non c'era da fotografare nemmeno il paesaggio, bicolore bianco e marrone, giornata scialba. Una volta usciti sulla valle ammiriamo la tristezza vera di questo inverno, l'intera valle con pochissima neve, brutto panorama!!! Al rifugio Fioretti approfittiamo della stanza sempre aperta con il camino e accendiamo un piccolo fuoco per riscaldarci, giusto per fare qualcosa.... Decidiamo di proseguire verso lo stazzo di Solagne, fino al secondo rifugio, una volta giunti a destinazione riscendiamo, a valle il tempo stava cambiando e salire non sarebbe servito a nulla. Una giornata di allenameno, giusto per camminare, in questo inverno sempre più brutto.

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Alla Madonnina dai Prati di Tivo
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In occasione dell'ottava festa dell'alpino, organizzata dal CAI di Teramo, si è svolta la consueta escursione verso la Madonnina a 2005 m di altitudine. Hanno partecipato diversi CAI abruzzesi, la carovana che saliva su per l'Arapietra era numerosa. Siamo partiti dal piazzale di Prati di Tivo per poi prendere la strada che porta al laghetto, per capirci la strada del campeggio. La neve? quest'anno è la grande assente, non c'è!!! Non abbiamo usato attrezzatura invernale per la progressione sulla neve e faceva anche caldo. Attraversiamo il bosco Trignano e imbocchiamo il sentiero italia che porta all'Albergo Diruto sull'Arapietra. Il cielo si inizia a pulire dalle nubi stratiformi, esce un bellissimo e piacevole sole, il panorama pulito dalla foschia durante la notte dal vento è stato tra i migliori mai visti dall'Arapietra. Tutte le montagne vicine, grazie alla mancanza di foschia, erano dettagliatissime, bellissime come sempre. Arriviamo alla Madonnina, per me è la prima volta che salgo qui da quando hanno aperto il nuovo impianto di salita, mi è dispiaciuto vedere un intervento così grande in uno spazio piccolo, un panorama sul Corno Piccolo irrimedianbilmente compromesso.  Mi è dispiaciuto dover riprendere  verbalmente una coppia con il figlio piccolino, sul ciglio del burrone sopra la neve ghiacciata, con i moonboot.... Giunto alla stazione, quasi mi sentivo in imbarazzo, io con lo zaino da escursionismo, con le bacchette da neve, abbigliamento tecnico, tra una folla di curiosi in jeans e scarpe da passeggio che giocavano a scivolare sulla rampa della Madonnina.... da un lato provo piacere vedere gente che incuriosita inizia a percepire la maestosità della nostra montagna una volta arrivati a 2000 metri, dall'altra mi chiedo se era davvero necessario questo mega impianto sovradimensionato.... vedremo in futuro se la scelta sarà stata giusta.... Riscendiamo sul costone dell'arapietra e in poco tempo siamo al piazzale dei Prati di Tivo.
 
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Il panoramico anello di monte Bolza

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Per chi ha voglia di ampie vedute, di grandi panorami, il monte Bolza è il luogo migliore per assaporare tutto ciò. Quando lo si guarda da lontano, il monte Bolza non ispira tanta voglia di essere percorso, un pò perchè  è lì in mezzo ad una piana, quasi insignificante la sua presenza, di conseguenza viene tralasciato. Ma quando si raggiunge la sommità e si percorre tutta la cresta rocciosa, non si può che rivalutarlo Panorami a perdita d'occhio, passaggi di primo grado tra le rocce, discreto dislivello, un'autentica sorpresa!!! Il nostro itinerario ad anello prevedeva l'attraversamento del canyon dello Scoppaturo per poi raggiungere il guado della montagna, salire il monte Bolza, percorrere tutta la sua cresta e scendere poi alle macchine. Tutto rispettato tranne il primo pezzo del canyon invaso dall'acqua, spettacolare vedere un quasi lago all'interno del canyon! L'escursione non è difficoltosa, ma non è per tutti a causa dei passaggi in cresta. Il panorama, la caratteristica principale di questa escursione, spaziava a nord su tutta la piana di Campo Imperatore circondata dalla splendida scenografia della catena meridionale del Gran Sasso, dal Corno Grande al monte Camicia sfumando su vado di Sole, mentre a sud si apriva la maestosa piana di Navelli e appena sotto il monte si ammiravano gli "scarci", gli spietramenti che perimetrano i minuscoli fazzoletti di terra usati per i pascoli. Ad Ovest si apre la vista sulla "Terra della Baronia", un vasto territorio un tempo controllato dalla torre medicea di Rocca Calascio, un territorio lunare, fatto di colline e vallette, più civilizzato della piana di Campo Imperatore.La vista a 360° fa di questo monte, il più panoramico dell'intero Abruzzo, da qui si ammirano quasi tutte le catene montuose, Majella,Velino Sirente, Terminillo e tutto il Gran Sasso. La bellissima giornata meteo, calda e limpida, ci ha dato la possiblità di ammirare un territorio vastissimo, è un'escursione da fare con tempo stabile e senza foschia, non vi preoccupate se la giornata è bella e decidete di fare questo piccolo monte, perchè una volta in vetta capirete il suo immenso valore.

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Giusto per uscire sulla prima neve
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La prima neve è arrivata in largo anticipo e noi escursionisti non ci siamo lasciati scappare il gusto di camminare sulla neve. Questa domenica era previsto tempo brutto, nell'entroterra teramano pioggia mentre tra i rilievi montuosi forti nevicate. Considerata questa variabile abbiamo deciso di fare comunque un'escursione su sentiero turistico sapendo che, a ora di pranzo stavamo tutti insieme a mangiare all' "antica Locanda" di Pietracamela. Al piazzale dei Prati di Tivo eravamo indecisi se fare il sentiero Italia che conduceva all'arapietra o il sentiero del Rio Arno, optiamo per il secondo itinerario ed è risultato favoloso. Immersi in un bosco ancora autunnale coperto di neve, siamo arrivati all'attacco della Val Maone, causa la forte nevicata abbiamo rigirato per andare a mangiare!! Il paesaggio imbiancato era incantevole, ancor di più il bosco che con i suoi colori caldi faceva da cornice alle pareti rocciose coperte dalla neve. Il piacere poi di camminare sulla neve, con il freddo pungente, e la neve che ti si infila ovunque,  non ha prezzo!! .... ah!! mi sono dimenticato di dire che abbiamo visto numerosi camosci che curiosi pensavano "dove andranno questi 9 matti?" ...... La piacevole giornata poi è continuata al ristorante L'Antica Locanda di Pietracamela e alla festa della castagna di intermesoli. Mi mancava una giornata così divertente!
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Anello dello Jenca
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L'autunno è nella fase più intensa della sua colorazione, le condizioni meteo variabili danno il loro tocco in più al magnifico paesaggio dei nostri luoghi, la valle del Ciarino si conferma la valle più intrigante di tutto il Gran Sasso. Il giro di oggi, partito dall'area attrezzata del sentiero per il rifugio Panepucci, è stato lungo e panoramico, bellissimi gli scorci che ci si sono presentati nei boschi, nei prati, tra le rocce e i laghi. C'era davvero tutto in questo anello che ha raggiunto il monte Jenca per poi riscendere alla Valle del Chiarino. Raggiunto il rifugio Panepucci, siamo scesi nella valle del Paradiso per giungere  al passo del Belvedere, da qui è superba la visuale!!!! Attacchiamo i costoni dello Jenca, un lungo saliscendi che arriva alla quota di 2208 m. La bellezza del panorama che si osservava era notevole, dall'alto avevano tutto un'altro aspetto, l'autunno è magnifico in questo periodo, alle alte quote è ormai all'apice, un'esplosione di colori. Scendiamo al lago di Camarda per affrontare la ripida discesa che raggiunge la valle del Chiarino. La fortuna ha voluto che iniziassimo questa discesa nella nebbia e a metà strada, sopra la valle del Chiarino, si aprisse regalandoci una vista sensazionale!!! Raggiunta la valle abbiamo ripreso la carrareccia che ci ha riportati alle auto, immersi in un bosco meraviglioso, colorato, bellissimo! L'anello percorso oggi, è di 20 km, è inutile che vi ricordi alcune precauzioni se lo voleste fare, buona preparazione fisica e buona dote di orientamento. Ricordatevi di portare la macchina fotografica, che vale la pena usare in questi posti!
 
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