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Monti Gemelli
Eccoci nuovamente sulla mini montagna dalle incredibili sorprese. Ho raggiunto la sua vetta da tutti i versanti, ognuno ha la sua caratteristica, la sua difficoltà, la sua estetica, il suo panorama. E' una montagna che ti permette di fare fotografia in tutte le ore del giorno, e in tutti i periodi dell'anno, ti permette di inquadrare panorami e scorci in tutte le direzioni che uno desidera. Basta chinarsi sul terreno, e si scopre un altro mondo fatto di fiori, licheni, insetti, animali, roccia, caciare, neviere.... Tante volte ho percorso la sua cresta con un obiettivo grandangolare montato sulla mia fedele reflex, è troppo scontato viaggiare sulla montagna dei Fiori con un grandangolo, è troppo facile.... questa volta, per non essere ripetitivo, ho deciso di montare un medio zoom.... incredibile è quello che visto con un occhio diverso! Quando si dice, "ma lì ci sono stato, che ci torno a fare!!" è sensato fino ad un certo punto, come diceva la famossisima frase di Proust "il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuovi paesaggi, ma nell'avere nuovi occhi", (io la interpreto per la montagna, ma vale anche nella vita) si può tornare nello stesso posto svariate vole e verderlo ogni volta in modo differente, scoprendo qualcosa di nuovo! Un' escursionismo flessibile, questo è quello che facciamo io e i miei fedeli compagni di escursione. A volte rimaniamo sorpresi, scopriamo delle cose che non avevamo considerato, anche sopra una semplice e innocua roccia calcarea :), percepiamo in modo differente l'ambiente che percorriamo con l'aumentare delle esperienze. Oggi la montagna dei Fiori era un continuo stimolo fotografico, dal mio Nikkor 105 si circoscrivevano incredibili particolari, salendo dalle Tre Caciare fino in Vetta e passando per il Lago e il Vallone, bellissimo! Credetemi, in questo periodo dell'anno, questa montagna dà il meglio di se, non troverete in nessun posto la varietà di fiori che potete trovare nel Vallone, vale la pena tornarci.... andateci!!!
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Un anello spettacolare per le perle nascoste che si riescono a visitare. Poco più di 14 km attraversando un territorio vasto e variegato, un misto tra storia e cultura, natura selvaggia e natura scenografica. E' uno dei posti più intriganti, difficile da attraversare se non spinti da un desiderio di curiosità che può portare anche a tornare a casa completamente graffiati pur di vedere il paesino abbandonato di Laturo. Ebbene si, abbiamo raggiunto il paese di Laturo partendo dall'abitato di Leofara, un viaggio tra castagneti rigogliosi e natura selvaggia formata da rovi, felci giganti, acacie e ginepri…. fino al paese abbandonato, lasciato morire, crollare…. che peccato!! Quando ci si arriva la prima domanda che sorge spontanea è : "come facevano ad abitare qui?" … posizionato su di un costone di arenaria sovrastante due profonde valli, tutt'intorno solo bosco…. doveva essere incredibile la vita qui!! Da Laturo ci spostiamo a Settecerri, altro ex paese abbandonato recuperato alla grande con un tocco di ascolanità dovuto, secondo me, ad un uso massiccio di travertino. Le sorprese non finiscono qui, al ritorno si attraversa un bellissimo pascolo, una piccola svizzera, un prato che sembra rasato da un giardiniere e tutto intorno alberi isolati colorati d'autunno. Prato adibito al pascolo di pecore, cavalli, bovini, cani, ci si trova di tutto. Un coppia di cuccioli di pastore abruzzese ci hanno accompagnato per un pò, erano bellissimi!! Il giro finisce a Leofara, mentre la serata si completa alla sagra di Leofara con polenta pasta e ceci, panino con la salsiccia e castagne, pietanze buonissime!!!
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La Montagna dei Fiori è una continua scoperta, ogni angolo è sorprendentemente bello ed intrigante. Quest'oggi ho fatto una bellissima escursione, un anello di 11 km, su di un sentiero raramente battuto da civili.... ed è pure segnato, male ma è segnato!! Percorriamo una vecchia via di comunicazione che in tempi non recenti veniva attraversata dagli abitanti del paese di Ripe di Civitella per raggiungere in poco tempo i pratoni alti del Girella per il pascolo delle greggi. Un sentiero a mezza costa, a tratti anche non evidente, un tracciato che taglia tutte le Cupe della Montagna dei Fiori (canali che tagliano da monte tutta la montagna). Tratti di bosco di faggi alternati con spazi aperti di prato e gruppi di belissimi Aceri, che sinceramente non avevo mai visto in altri posti così grandi e rigogliosi. Il sentiero si imbocca dalle Tre Caciare, dalla partenza della stazione sciistica, in direzione E verso il bosco, intercettate una evidentissima neviera a terra, solo alzando gli occhi sugli alberi dinanzi a voi troverete il primo segno bianco rosso. Seguiteli fino al Belvedere, un magnifico balcone sull'Adriatico. Si prosegue sempre paralleli al mare, in un continuo saliscendi, il sentiero a mezza costa è lunghetto, avete tutto il tempo per godere di tutte le caratteristiche botaniche che incontrerete, faggi, aceri, pini mughi, tassi, per non parlare dei fiori di tutti i tipi e colori. Uscite poi sul pratone che vi condurrà ai Casali, il colpo d'occhio sarà ripagante di tutto il tempo passato sotto il bosco. Favoloso il prato fiorito, emozionante!!!! Siete ai Casali, ora potete fare quello che volete andare in vetta, ripercorrere l'itinerario a ritroso, o divertirvi a fare un fuori sentiero dove volete. Siamo partiti con un tempo discreto, un pò di sole ci ha accompagnato fino ai Casali, poi il guasto una volta saliti in cresta, freddo, breve grandinata, nebbia, pioggia e tuoni in dolby surround a pochi minuti dalla macchina. Tutto ciò ha reso ancor più bello il territorio che stavo attraversando, la montagna così mi fa impazzire, con quel pizzico di rischio in più che ti fa apprezzare anche i più piccoli ripari da sfruttare per la pioggia nel bosco.... una montagna che pochi hanno il privilegio di ammirare....
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La montagna dei Fiori la possiamo attaccare da diversi punti, più o meno facili, due itinerari per raggiungerla però sono più impegnativi degli altri, non per la lunghezza ma per il ripido dislivello. Uno di questi parte dalla Croce di Corano a 1000m. Si parte appunto da località Croce di Corano, da Macchia da Sole si imbocca la sterrata che raggiunge il paese di San Vito e a metà strada, in un mega incrocio di strade si lascia l'auto e ci si incammina per il più bel sentiero che raggiunge la vetta della montagna dei Fiori. E' l'anello sentieristico più panoramico dell'intera montagna, percorrendolo si possono ammirare tutti i versanti, il panorama inizialmente spazia dal vicinissimo Foltrone all'intera catena del Gran Sasso, dai monti della Laga all'intera catena dei Sibillini. Una vista d'insieme possibile solo da qui, in vetta non si può osservare tutto ciò!. Svalicando sul Lago si aprono le vedute sul Vallone e la piana di Ascoli, ma salendo in vetta si completa l'incredibile visuale dal Conero al Molise!!! Oggi però ci è andata male!! Il tempo è rimasto meraviglioso fino al nostro arrivo in vetta, poi, nebbia!!! Il versante adriatico è rimasto nascosto dalle nuvole per tutta la giornata. Oltre al panorama altra particolarità da tenere conto per questa escursione è la fioritura, ma quest'anno è in ritardo, Oggi abbiamo ammirato bellissime fioriture di Anemoni e Narcisi, Primule e Orchidee, qualche Genzianella e poi basta.... considerando che siamo a Maggio inoltrato. un pò poco.. L'escursione di oggi si è sviluppata su 14 km, attraversando una zona che pochi hanno voglia di calpestare, una zona che regala belle sensazioni ai piedi delle Porchie, i bastioni calcarei del Girella, un angolo dolomitico della montagna dei Fiori. Io sono innamorato di questa montagna, ancora da scoprire, ancora da attraversare.... oggi mi ha fatto piacere vedere sviariati gruppi salire da tutte le classiche per la vetta, dal Vallone, da Monte Piselli, dalle Casermette, da tutte le parti arrivava gente... Montagna piena di sorprese botaniche, geologiche, mistiche..... è proprio bella!!!
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Come ben sapete, i monti Gemelli sono composti da tre montagne, montagna dei Fiori, montagna di Campli e monte della Farina, oggi abbiamo attraversato le pendici del monte della Farina. Bellissimo anello che attraversa una vecchia e a suo tempo fiorente area commerciale, quella del piccolo borgo di Valle Piola, per salire sulla panoramica cresta del monte della Farina e chiudere poi dal passo di Pietrastretta alla Porcilaia che porta a Poggio Valle. Il dislivello è contenuto, circa 600 m, per una lunghezza di 15 km. Il periodo migliore per attraversare questa zona è sicuramente l'inverno, con la traccia molto visibile e con l'assenza delle greggi che ostacolano il percorso degli escursionisti, altrimenti consiglio metà primavera per i colori!! Ho citato Valle Piola, piccolissimo borgo ormai abbandonato al tempo e alle intemperie, lo si attraversa sulla direttrice della via della Fauna, la via principale del paese che costeggia la chiesa di San Nicola. Purtroppo il recupero strutturale e storico della chiesa, che doveva compiere il Parco, non è stato mai avviato e ieri mi sono cadute tutte le speranze, la copertura in lamiera del vecchio tetto è volata via lasciando penetrare di tutto all'interno e le vecchie volte rimaste integre dopo il terremoto del 1997 si sono sgretolate molto probabilmente con il terremoto del 2009, o forse prima. I muri perimetrali spingono verso l'esterno, la cerchiatura in tubi innocenti molto probabilemente cederà alle spinte e la chiesa si sgretolerà, spero almeno si possa recuperare il campanile e la campana ancora appesa, che peccato!! Il paese l'ho visto ancora più distrutto, sempre peggio.... L'escursione di oggi attraversa anche il borghetto di Case Menghini, innavicinabile per la presenza dei rovi. Seguiamo l'evidente traccia del sentiero che porta ad Acquaratola, appena scorgiamoi l fosso della Canale andiamo verso nord e saliamo la cresta del monte della Farina. Cresta molto panoramica, oggi anche fredda e gelata, nel tragitto ci imbattiamo in una miriade di tracce animali, volpi e lepri, ma da alcune tracce confuse di un branco capiamo che vicino a noi ci sono dei lupi, che purtroppo non abbiamo visto. Arriviamo, passando attraverso querce e faggi gelati, al monte della Farina a 1572 m. Ora si scende nel bosco Sagannata, tra faggi e tantissimi esemplari di tasso. Siamo a Pietrastretta, come sempre i vandali non si fanno scrupoli e un cartello del parco è per terra spezzato. Arriviamo all'area attrezzata per mangiare qualcosina e poi subito giù verso la porcilaia e Poggio Valle dove abbiamo le auto. Bel giro, panoramico, non faticoso, a ribaridare che a pochi chilometri da casa possiamo fare escursioni in Montagna! non mi stancherò mai di ripeterlo, questi posti andrebero rivalutati dagli escursionisti, non esistono solo Gran Sasso e Monti della Laga, ma anche i monti Gemelli!
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Dopo il viaggio in Nepal, dopo i nuovi paesaggi dell'Annapurna, mi rituffo nelle nostre montagne, che non sono da meno alla meravigliosa catena himalayana. Durante il trekking nepalese, ho capito ancor di più la meravglia che abbiamo a due passi da casa, all'enorme varietà di situazioni di scorci naturalistici, di flora e di fauna,le nostre montagne sono splendide!! Oggi siamo andati ai piedi della vetta del monte Girella, in programma c'era l'anello del Girella ma le cattive condizioni meteo ci hanno fatto cambiare l'itinerario. Siamo partiti dalle casermette, da Ripe di Civitella si sale per alcuni chilometri, in una piazzola di sosta davanti ad una chiesetta c'è l'ingresso del sentiero. La montagna è innevata già a 900m, neve farinosa, molto soffice, fresca. Saliamo lungo una pietraia e poco dopo essere usciti dal bosco, c'è un incrocio, prendiamo il tratto segnato di sinistra fino ad arivare alla palina che ci indica la direzione del Lago. Bellissima la vista sulla valle del Salinello e sul monte Foltrone, splendida anche la vista sulle valli teramane. Il tempo sta cambiando ma continuiamo ad andare avanti, la nebbia continua a salire dal fondovalle. Fa molto freddo oggi, non ho mai sentito così freddo in escursione. Aggiriamo la vetta e ci ritroviamo al Lago, e la fortuna vuole che la nebbia si diradasse per farci ammirare il paesaggio. Mangiamo dei succulenti panini con la porchetta, presi a Campli prima di partire, se fossero tutte così le pause....!!!! La nebbia continua ad intensificarsi, risaliamo il vallone fin sotto alla vetta, non si vede a 100 m, andiamo a memoria. Dobbiamo raggiungere località i Casali, e nonostante tutto li ribecchiamo. Un anello interessantissimo, peccato che non lo abbiamo goduto appieno, ma nonostante tutto è stato molto bello.
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L'anello di oggi aveva come obiettivo la visita a due paesi abbandonati, Laturo e Settecerri. Ma qualcosa è andato storto. Non li abbiamo raggiunti per via del sentiero richiuso e del bosco che con la caduta delle foglie aveva, probabilmente nascosto l'evidente traccia. L'anello è stato chiuso anticipatamente in quanto la luce a disposizione non ci ha permesso, dopo gli errori, di poter andare iavanti in sicurezza.Territorio molto suggestivo, si attraversano giganteschi castagneti e belle praterie con viste sulla valle del Castellano e le catene della Laga e dei Sibillini. Luogo poco frequentato dagli escursionisti e non mi stancherò mai di ripetere che l'escursionismo non è solo quelle che raggiunge le vette ma anche quello di scoperta della media montagna!! E' stato impegnativo orientarsi nel primo tratto del sentiero che da Leofara a mezza costa deve raggiungere casa Sabatini. Il primo tratto attraversa un bellissimo castagneto, dopo aver percorso un tratto di sentiero con panorama. Raggiunta la sella di Monticchio, l'orientamento è difficoltoso, ma alla fine dopo un intrigante saliscendi riprendiamo il sentiero giusto e raggiungiamo casa Sabatini, un vecchio rudere a servizio della pastorizia. Siamo in ritardo con la tabella di marcia, raggiungiamo località Pantaneta e cerchiamo di intercettare il sentiero che scende al paese abbandonato di Laturo, ma la ragione ha prevalso, ed all'unanimità abbiamo deciso di risalire al sentiero 17, puntando casa Il Monte per chiudere poi a Leofara. Giunti alla strada si apre un bellissimo panorama sui monti circostanti, ma la bellezza delle praterie del Monticchio ha incantato tutti più del panorama. Bellezza impreziosita dalla presenza di cavalli e vacche al pascolo, quasi sembrava di stare in Svizzera, ed invece erano i nostri luoghi. Rispresa la strada, poco dopo eravamo a Leofara.Il giro di oggi è veramente bello, lo consiglio a chi conosce il posto e a chi se la sente di avventurarsi con una buona conoscenza dell'orientamento.
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La vetta più alta della montagna di Campli la si può raggiungere da diversi punti, tutti i tracciati che raggiungono la vetta sono impegnativi, è necessario avere una buona preparazione fisica prima di affrontarli. Il monte Foltrone, 1718 m, è molto vicino a Teramo, è molto snobbato come vetta, eppure offre tutte le difficoltà di una montagna, lunghezza del percorso, dislivello e panorami meravigliosi. Oggi abbiamo chiuso l'anello che dal paese di Battaglia, attraversa tutta la montagna. Inizialmente la giornata non è stata a nostro favore, una pioggia insistente ci ha inzuppato tutti i pantaloni, ma con la consapevolzza che di li a poco sarebbe cambiato in meglio abbiamo continuato questo itinerario suggestivo. Si parte dalla croce di Battaglia dopo aver attraversato il bosco di conifere si è al cospetto del fosso Bianco. Si attraversa il fosso e si continua salendo su per il sentiero, quando intercettate una barra verde di chiusura della strada sterrata di Guazzano, dovrete scendere mantenendovi sempre sulla carrareccia. Si percorre, ora, fino alla Salluta, la vecchia strada che collegava il paese di Guazzano con Macchia da Sole, la natura si sta riappropriando del tracciato, è ancor ben visibile la larghezza della sede stradale, ad occhio supera i 4 metri. Una volta era la via di comunicazione più importante tra le valli teramane e la valle del Salinello, quando era in ottimo stato di conservazione, le mietitrebbie la usavano per gli spostamenti, e la popolazione la usava per lo cambio delle merci. La Salluta inizia ripida, pendenza che finirà solo in vetta, il maggior dislivello si avrà in questo tratto. Nel frattempo, mentre sotto pioveva, in quota nevicava, parte di questa nevicata l'abbiamo ritrovata sopra. Giunti sulla vetta principale, a causa del vento sostenuto, decidiamo di scendere e di fermarci in un luogo riparato. Percorriamo tutta la cresta della montagna di Campli, sotto una tempesta di vento, godendo del panorama superbo che offre questo posto. La caratteristica principale di questa escursione è la panoramicità della montagna. Gli affacci a nord sul Girella lasciano senza fiato, si ammira tutta la vallata delle gole del Salinello e Castel Manfrino. Ad est la vista in quota più vicina all'Adriatico, essendo la montagna più vicina al mare Adriatico. Oggi si vedeva metà Italia centrale, dal oltre il Conero alle zone del Gargano. A sud c'è la cornice delle catene della Majella e del Gran Sasso e tutto il sistema vallivo della provincia di Teramo, ad ovest i monti della Laga e i sibillini chiudono il cerchio. Come potete capire la vista a 360° accontenta gli occhio più esigenti. Si attraversa tutta la cresta della montagna di Campli da nord a sud, passando per pian dell'Oro fino ad immettersi nel bosco Borco, appena sotto il Monticchio, e si scende a valle. E' veramente una bella montagna.
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Viste le probabili avverse condizioni meteo, io e i miei amici abbiamo deciso di fare un'escursione "sicura", siamo andati tra i tanto bistrattati monti gemelli. Questa volta la scelta è ricaduta sulla vetta del Foltrone a 1718m, percorrendo la vecchia via dei carbonai. Il sentiero ripercorre il vecchio tracciato che i Carbonai percorrevano per raggiungere le svariate "piazze" (i luoghi di raccolta della legna) dove formavano le carbonaie. Ne abbiamo intercettate a decine, alcune ancora conservano lo sporco del carbone, altre invece erano intuibili per la forma tipica. E' un itinerario suggestivo, per le splendide vedute, per le splendide faggete, per il silenzio. Il sentiero parte appena dopo l'area attrezzata per birdwatching sulla strada per Macchia da Sole, poco più avanti c'è una palina che indica la direzione. Si sale lungo l'evidente sentiero, si intercetta una fonte con vasche metalliche e si continua fino ad un prato, il Piano di Balivo, sede di un insediamento Longobardo. Qui bisogna stare attenti, andare verso destra ed intercettare un omino di pietra, seguire poi l'evidente sentiero fino ad un manufatto di cemento sopra il ruscello di Fosso dell'Acqua. Da qui il sentiero si inerpica nella faggeta della Murata ed è segnato con segni gialli. La salita è ripida, bellissima, fino a salire oltre a murata per godere del meraviglioso paesaggio. Seguite verso la pietraia sotto Colle Bianco (qui è ancora segnato) arriverete ad una prato, diverso dagli altri, perchè qui nascono le "voleche". Da qui si va a naso, intercettare un sentiero pietroso, sempre in salita fino ad uscire dal bosco ed andare in cresta per raggiungere la vetta.Il Foltrone è una montagna faticosa, snobbata, che nasconde perle naturalistiche e paesaggistiche incredibili. E' stata una bellissiima escursione, consiglio vivamente di farla in autunno con i colori caldi della stagione!!
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La montagna dei Fiori è una continua sorpresa, con i diversi punti di accesso si possono apprezzare tutte le caratteristiche di questo luogo a due passi dal mare e dalla città. Oggi abbiamo scelto di fare un'escursione sul versante più aspro e roccioso, il versante ovest, dalla Croce di Corano fino ai balconi sul Salinello. L'antica via dei pastori, da Corano per il valico del Vallone, abbiamo percorso l'antica via che i pastori di San Vito, Settecerri e Collegrato, utilizzavano per accedere agli stazzi del Vallone. A mio avviso è il sentiero più emozionante di questa montagna, è assai suggestivo, molto esposto ed è sconsigliabile percorrerlo in condizioni meteo avverse, il territorio pietroso può esserre soggetto a frane quindi prestare molta attenzione. Si accede al sentiero dall'incrocio con la strada di Settecerri, si inbocca il sentiero 10 e dopo 500 metri si sale per una via a sinistra segnata con bolli gialli. Si entra nel bosco degradato di faggi, la vegetazione qui è stata sfruttata moltissimo e solo ora sta riprendedosi il suo territorio, come testimoniano le piante di ginepro (indicatore di degrado della vegetazione). Si sale seguendo sempre i bolli gialli fino ad uscire sotto "le Porchie", i bastioni rocciosi della Montagna dei Fiori, pareti calcaree che rendono questa parte di montagna un territorio dolomitico, sia per la percezione visiva sia per la conformazione geomorfologica. Peccato per la giornata al mattino nebbiosa, altrimenti dal tratto roccioso si poteva ammirare un paesaggio che spaziava dalla Laga ai Sibillini. A 1530 m c'è il valico del Vallone, da qui la vista è mozzafiato, in basso a destra abbiamo lo sperone roccioso dell'eremo di Sant'Angelo in Volturino, davanti a noi solo paesaggio a vista d'uccello, è incredibile la vista da questo luogo una zona così panoramica raramente mi è capitata di percorrerla. Dal Valico si accede al vallone fino ad arrivare al Lago, costeggiando la cresta con affacci vertiginosi sulle valli sottostanti si ammira lo spettacolare panorama fino ai balconi sul Salinello poco oltre la sorgente delle Trocche. Il territorio di oggi è famoso per la presenza di innumerevoli specie floristiche, dalle sassifraghe sulle balze rocciose, alle orchidee ai fiori spontanei di montagna, in particolare la leggenda narra che in uno spicchio di prato del Vallone nascano fiori tutti rossi (molto probabilmente peonie) a causa della morte violenta di Frà Sigismondo, divorato dai lupi mentre faceva ritorno all'eremo di Sant'Angelo in volturino, il suo sangue ha macchiato i fiori e ora nascono in questo spicchio di terra solo fiori rossi. Escursione magnifica, resa ancor più spettacolare dalle condizioni meteo, unica nel suo genere! La consiglio a tutti gli escursionisti che hanno voglia di emozionarsi davanti al panorama che offre questa montagna.
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 Splendida giornata soleggiata dopo mesi di brutto tempo, bellissima il manto nevoso e magnifico il panorama che si ammirava dall'alto. Oggi abbiamo fatto un'escursione ad anello di 14km, partendo dalla vecchia stazione in disuso della bidonvia a San Giacomo fino alla vetta più alta della montagna dei Fiori ovvero il monte Girella. Escursione lunga, intensa di scorci panoramici verso est sull'Adriatico e a sud ovest verso le tre catene montuose più importanti del centro Italia, il Gran Sasso, i Monti della Laga e i Monti Sibillini. Il tracciato che abbiamo seguito ha incrociato diverse località caratteristiche di questo territorio, i laghi che si formano allo scioglimento della neve e le caciare disseminate lungo il percorso. Da San Giacomo si sale seguendo il vecchio tracciato della bidonvia fino ad uscire alla prima radura fino al Lago di Gabiano (in primavera ricco di tritoni), da qui abbiamo preso il sentiero che porta alle Tre Caciare (dove si trova l'impiato di risalita per monte Piselli) e imboccata la sterrata che porta ai ripetitori siamo usciti sui prati della montagna dei Fiori. Si raggiunge dopo poco la Capanna Ticchiarelli, una caciara in ottimo stato di conservazione al centro di una estesa prateria, si prosegue fino a raggiungere la vetta del monte Girella da dove si può ammirare il più bel panorama della provincia di Teramo, da qui si ha una veduta a 360°, Maiella, Gran Sasso, Laga, Sibillini, Conero, Adriatico, si vede tutto!! L'anello che abbiamo seguito oggi includeva anche il passaggio nella zona più interessante e bella di questa montagna, il Vallone. Dalla Vetta si scende al Lago di Sbraccia si attraversa tutto il vallone immersi tra due ali di roccia e terra e si ritorna alle Tre Caciare, da qui si riscende a San Giacomo. Territorio naturalistico meraviglioso, ricco di storia, terra di confine, terra di pastorizia, terra di altissimo valore floristico. Attraversatela e godete di quello che offre la montagna dei Fiori. |
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