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Monti della Laga
Domenica scorsa ero nel fosso delle Cannavine , appena sotto la Storna, dove siamo passati oggi noi. Ho deciso di ritornare sulla Laga per tentare di raggiungere la cascata che si vedeva dal fosso delle Cannavine passando da Pizzo di Moscio. Dalla carta sembrava il giro più semplice per raggiungerla, dal vivo non è sembrato poi così semplice ma si poteva raggiungere. Saliamo lungo la Storna, davanti a noi, nitidissimi, grazie al vento che soffiava inizialmente debolmente, il panorama sul bosco di Langamella, la Cavata e Pizzo di Moscio, a nord invece avevamo il fosso delle Cannavine e Pizzo di Sevo. Ma verso E, verso il mare, c'era la tanto attesa e spettacolare inversione termica, uno spesso strato di nuvole si manteneva sotto la nostra quota. Contro ogni previsione, appena attaccato il cono sommitale di Pizzo di Moscio, con un'incredibile velocità, lo strato di nuvole sale fino alle nostre quote. Inizialmente rimane poco sotto di noi regalandoci uno spettacolo incredibile, ragalandoci un vento molto sostenuto, freddissimo, con temperatura quasi sullo zero termico, per la precisione al sole eravamo a 1°C. Non si poteva stare molto in vetta, dalla vetta di Pizzo di Moscio ci godiamo per pochissimi minuti lo spettacolo che ci ha gentilmente donato la natura, per correre subito sotto cresta ed evitare il ventaccio. Sotto cresta ci siamo fermati un pò, ci godiamo l'effetto stau nel versante Amatriciano, ammirrando, mangiando un boccone, il fosso di Selva Grande e la via Ranna qualche centinaio di metri sotto a noi. Le nuvole continuano a salire e a invigorirsi, decidiamo il da farsi scendedo verso la sella di Cima Lepri. Uno spesso e fitto strato di nuvole e il forte vento, ci hanno fatto fare retromarcia!!! L'ultima decisione cade sul raggiungimento della sella del Pelone sopra la Cavata per scendere poi all'interno della valle stessa. Traversiamo il versante sud di Pizzo di Moscio fino a quota 2200 m, al cippo di incrocio dei sentieri facciamo la direzione per scendere sotto la Cavata immersa totalmente nella nebbia!! non si vedeva a 50 metri da noi, grazie all'altimetro, la bussola e la carta dei sentieri ci siamo divertiti a scendere fin sotto le cascate. Con gli attrezzi giusti, ci si diverte pure in casi così difficili!!! Senza grandi difficoltà ci districhiamo tra la nebbia e i canaletti scavati dall'acqua fino al canale principale della Cavata. La discesa avevo in mente di farla lungo questo canale, lo volevo esplorare per le prossime uscite! Facendoci strada tra salti di arenaria e discese su falasca arriviamo all'interno del canale.... una meraviglia della natura!!!! un'incredibile capolavoro della Laga!! una splendida scenografia di arenaria, in primavera questo posto deve essere una delle meraviglie della terra!!! L'attraversiamo tutto, evitando i salti più alti, fino alla cascata della cavata. Ci fermiamo nuovamente a rifocillarci sotto la splendida cascata, ammirando i colori dell'autunno. Oggi la cavata era bronzata, l'erba così non l'avevo mai vista, un colore magnifico causa la siccità degli ultimi due mesi, al contrario il bosco autunnale era decisamente pessimo, manca di colori, le foglie erano marroni per la siccità, erano secche, l'invecchiamento come negli anni pasati non è partito!! Ci godiamo gli utlimi metri dell'escursione fino alle auto nuovamente immersi nella nebbia. Che bel giro oggi, atipico, e non pensate che sia una pazzia andare con la nebbia, con gli strumenti giusti si percorrere tutta la montagna, e soprattutto la nebbia regala emozioni che il bel tempo non riesce minimamente a dare.
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Dal titolo avete letto Avventura, è stata proprio così, una meravigliosa avventura come piace a me!! Oggi il tempo non era per nulla bello, anzi, la maggior parte degli escursionisti, non avrebbe nemmeno intrapreso il sentiero della Morricana, famosissimo per la sua semplicità, eppure, la troppa curiosità di vedere la prima neve in un territorio nuovo è stata più forte, sono andato in esplorazione. Questo non significa che sia un imprudente, perchè in montagna ci si può andare in tutte le situazioni, basta calibrare l'uscita in base alle condizioni meteo e alle proprie capacità. Oggi, ho fatto montagna, ero equipaggiato per farlo, chiaramente in queste condizioni sono obbligatorie la carta e la bussola e l'altimetro se non si è capaci di stimare quote di riferimento, e poi bisogna essere in grado di non spaventarsi alla prima difficoltà. Lungo la strada bianca per il sentiero della Morricana non c'era nessuno, siamo gli unici in questa montagna, la teoria di cui sopra è dimostrata. Il giro di oggi prevedeva di andare a vedere un luogo nuovo che non avevo mai attraversato, la Piana, tanto amata dai fungaioli e poi salire verso il Pelone. Il proseguo dipendeva dalle condizioni meteo, o Ravetta a destra o Cannavine a sinistra o se il tempo era proprio brutto scendere sul sentiero appena percorso. Le condizioni meteo sono brutte, però dai vari siti internet si evinceva che dopo mezzogiorno la sistuazione sarebbe migliorata e soprattutto che le condizioni meteo peggiori si sarebbero verificate verso la costa.... quindi ero abbastanza tranquillo.... ma mai fidarsi della montagna!!!! Bene, attacchiamo il sentiero per la morricana, a terra c'era un pò di neve appena caduta, scendiamo alla presa dell'Enel e poi saliamo alla Piana... Cavolo che spettacolo, vegetazione quasi autunnale ricoperta da un debole strato di neve, colpo d'occhio incredibile... intercettiamo il tracciolino che sale fin su al Pelone, per nulla evidente, in molti tratti era chiuso dai crolli degli alberi. Più saliamo e più fa freddo, e più il terreno è ghiacciato, il terreno innevato era molto scivoloso. In poco tempo siamo a 1800 m, ai piedi del Pelone, tempo da lupi!!! vento forte, terreno scivoloso, nebbia, situazioni che non consiglio. Le nuvole però sono molto veloci, a tratti diventavano rade, questo mi faceva ben sperare di poter continuare l'escursione fino alla Morricana alta. Di colpo si scopre tutto!!! si pulisce il panorama, di fronte a noi si stagliano i canali valanghivi della Storna, la cascata della Morricana, gli stazzi alti, con un tocco pittoresco dato dalla neve che pochi credo siano riusciti a vedere in quelle condizioni. Intercettiamo il sentiero delle Cannavine alte, e dopo un pò ci accorgiamo che non siamo soli in montagna, ma in qualche posto molto vicino a noi ci sono dei cani e presumibilmente un gregge.... ma nella nebbia non sapevamo dove fossero... quindi scendiamo un pò fin dentro al bosco e proseguend a naso e con l'aiuto della bussola. Il panorama stranamente si puliva sempre di più, ma, ad un certo punto, giro la testa verso est, il cielo è nero, la mia esclamazione è stata questa "Adesso nevica!!", dopo un minuto iniziano ascendere strani fiocchi di neve, direi scendeva polistirolo, neve tonda di grandi dimensioni sembrava quasi grandine, segnale che deve far intuire che sopra le proprie teste è in atto una grande attività temporalesca. Che facciamo? ci inoltriamo nel bosco per non bagnarci, ma la natura ci dà il suo più grande segnale, un fulmine cade di fronte a noi , lampata e tuono è stato tutt'uno!!! Il bosco di colpo diventa buio, la nevicata diventa bufera, era una mitragliata sulle piante, incredibile!!!! Che si fa in questi luoghi in questi momenti? ci siamo fermati, con la bussola ho fatto la direzione più comoda, e non la più veloce, dato che il versante era costellato di alte pareti di arenaria (lo si evince dalla carta! :D ) e via giù verso il Castellano, 200 metri di dislivello per andare al sicuro. Tra scivolate, funambolismi con gli alberi siamo al sentiero basso delle Cannavine, siamo sul fosso. La giornata non poteva finire così, sotto una bellissima nevicata ci fermiamo a mangiare, non accennava a smettere, eravamo lì, sul fosso, indecisi se intraprendere il sentiro per la Morricana o andare via..... propongo di andare a vedere la cascata a 200 metri!! ci rilassiamo un pò davanti alla cascata e finisce la nevicata, il cielo diventa sempre più chiaro, il peggio era passato.... che si fa? continuiamo!!!!! Dal fosso delle Cannavine rintercettiamo il sentiero degli stazzi della Morricana a pochi passi da noi e saliamo in alto. I cani intanto hanno ripreso ad abbaiare, non si riusciva a capire dove stessero, sembravano a due passi da noi.... un pò ci preoccupa l'idea di incrociare i cani.... siamo agli stazzi, esce addirittura il sole, il cielo si squarcia, vento sostenuto, freddo quasi a temperatura zero... Avvistiamo il gregge e ci mettiamo l'anima in pace, sono lontane da noi, proseguiamo più tranquilli. Il panorama della valle è incredibile, la felicità di aver conquistato questo territorio dopo tutta la corsa fatta poco prima, rende l'escursione gratificante!!! Paesaggio stepposo, freddo, leggermente imbiancato, sembrava fosse passato un pittore per noi!! Arriviamo alla testata dell valle, qualche minuto di contemplazione e riscendiamo. Al ritorno viaggiamo nell'ultimo tratto con il cielo quasi limpido e il sole che rischiarava il bosco, ma tutto d'un tratto verso l'ultimo km, altra bellissima bufera di neve investe la Morricana, della montagna non bisogna mai fidarsi!!! Oggi non siamo usciti per vantarci con gli amici, ne tantomeno abbiamo fatto gli eroi o gli sbruffoni, la montagna è più bella così che con il sole. Abbiamo sempre valutato man mano che il tempo ci dava dei segnali, il senso di avventura, aver pianificato una destinazione e averla cambiata in corso d'opera, attraversare la montagna è la nostra meta, la montagna è bella anche per questo!!
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Un anno fa percorrevo con successo la Via Ranna, assieme a Paola, Luciano e Massimo. Ci bruciammo sotto il sole cocente, e con bussola e altimetro individuammo quasi fedelmente tutta la traccia. Perchè non far vivere questa esperienza anche ad altre persone? ed eccoci qui, con l'escursione del CAI di Teramo guidata da me e Luciano, è stato possibile far ammirare i panorami amatriciani della Laga ad altre 28 persone. Escursione questa volta più semplice in quanto la calura non era eccessiva come l'anno precedente, e un leggero venticello ogni tanto faceva indossare abiti più pesanti. Siamo partiti da Sacro Cuore, attaccando il sentiero che porta alla normale per il Gorzano, si oltrepassa il bivio per la vetta e si continua per il fosso di Selva Grande. Anche qui, una slavina ha deturpato un tratto del sentiero, ma è comunque percorribile senza difficoltà. Siamo in una delle zone più selvagge della Laga, poco battuta dagli escursionisti, circostanza confermata anche dalla presenza di diversi animali, visti questa domenica, lupo, capriolo, cinghiali, serpenti. Siamo ai piedi del Gorzano, nel fosso di Selva Grande, diverse cascate intagliano le pareti laterali, è un gran bel vedere!!! Erba verdissima, cielo che si apre e si chiude, condizioni veramente fortunose!! Raggiungiamo lo stazzo di Padula e poi attacchiamo la Via Ranna, se volete un pò di info storiche cliccate QUI . Il cielo ci aiuta la progressione, ed attacchiamo la Via Ranna. Attraversiamo i verdissimi stazzi, le Voliche o gli Orapi o meglio ancora gli spinaci selvatici ricoprivano vaste aree, è stato un peccato lasciarli lì!!!! L'escursione tutto sommato non è ancora così faticosa, ma una volta giunta alla Fonte Ranna bisogna scendere per il Cavallo di Voceto, discesa interminabile, la fatica si sente alla fine, sulla strada brecciata. La discesa per il Cavallo di Voceto, è stata accompagnata da una meravigliosa fioritura, il paesaggio qui è più fiabesco. Raggiungiamo San Martino e riprendiamo le auto. La Laga è una bellisima dorsale montuosa, variegata, con nette differenze tra versanteorientale ed occidentale. Il versante teramano, è più dolce, molto boschivo, presenta affiorazioni di arenaria più rada, ha, secondo il mio parere, i fossi più belli, è paesaggisticamente più interessante. Il versante amatriciano è sicuramete più selvaggio, più ripido, con affioramenti di arenaria più vistosi. I suoi fossi sono mlto incisi, è in alcuni versi più alpinistico. Preferisco il territorio teramano, è secondo me più interessante, ma quello amatriciano bisogna capirlo e scoprirlo un pò di più.
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Il titolo dell'articolo è eloquente, oggi credevo di andare in un posto che ammiravo per la sua bellezza, unicità, per il suo lato wild, ma buona parte di quello che mi aspettavo di far vedere ai nuovi escursionisti è andato quasi distrutto. Andiamo per ordine..... giornata meteo non eccellente, penso che risalire il fosso della Morricana fino agli stazzi potesse essere una bella idea, tanto è stato. Una volta imboccato il sentierino a destra, che scende a pochi metri dall'inizio del sentiero italia della Morricana, ci immergiamo in una zona incredibilmente selvaggia. Siamo sull'alveo di arenaria del torrente castellano, oltrepassiamo la chiusa, ed un fiume d'acqua nel verde ci accompagna fino alle prime cascate. Saliamo su ripidi pendii, guadiamo il torrente, ci bagniamo, ci arrampichiamo, tenevo il gruppo con il fiato sospeso dicendogli che avevamo visto ancora poco, il bello doveva ancora arrivare, e mentre camminavano descrivevo l'immenso anfiteatro di roccia con tre cascate, una piazza, uno scenario incredibile che pochi hanno visto..... ma.... arrivati all'imbocco dell'anfiteatro l'amara sorpresa, tutto era sepolto sotto un alto strato di neve misto ad una miriade di tronchi di faggi spezzati dalla impressionante furia di una valanga. Scenario incredibile, una bomba non avrebbe fatto tutti quei danni, ora si complica l'escursione, bisogna oltrepassare l'immensa valanga, sopra a noi i boschi erano tutti tranciati di netto, i laterali della valle presentavano alberi schiacciati a terra, scenario devastante.Dopo una ricognizione decidiamo di oltrepassare con la massima cautela. Siamo ora sul crinale a lato del fosso delle Cannavine, nostra prossima meta, di fronte a noi costoni di montagna distrutti, il sentiero italia massacrato. Continuiamo con le emozioni nel fosso delle Cannavine. Saltiamo la cascata della Morricana, l'amara sorpresa ce la lasciamo alla fine, perchè poi l'avremmo vista al ritorno. Ci buttiamo nelle Cannavine, altro spettacolo della natura tra cascate, borghi, gole,posto magnifico, di una bellezza imbarazzante. Ad un certo punto del fosso dobbiamo risalire l'irto pendio e riprendiamo il sentiero per gli stazzi. Siamo sulla piana della Morricana, sopra di noi nebbia, il cielo non è minaccioso, dopo una breve sosta rifocillante risaliamo la Scozia, paesaggio incantevole, tra verde e acqua risaliamo il torrente.... bello, bello, bello..... dopo un pò ritorniamo indietro verso gli stazzi della Morricana, altro spettacolo dinanzi a noi, cascate in conche di arenaria scavata, acqua da tutte le parti, paesaggio surreale.... verso est notiamo il bosco rasato al suolo dalla valanga, ma scorgiamo altre 4 valanghe staccatesi in altri punti.... non immaginavamo quello che stavamo per vedere... scendiamo lungo il sentiero, in pochi minuti siamo alla morricana bassa, di fronte a noi l'amara sorpresa..... il fosso della Morricana completamente devastato da una valanga, scenario apocalittico, dai faggi tranciati di netto si percepiva la potenza della valanga.... fiumi di tronchi, neve, acqua, terra, frane.... tutto distrutto, il paesaggio che tutti noi conoscevamo della morricana non esiste più, distruzione e macerie..... un colpo al cuore, una delle zone più belle della Laga, la natura stessa l'ha distrutta, l'uomo non ha responsabilità questa volta, ma la natura è stata proprio crudele. Un fronte di valanga che si estende dalla cascata fino a 800 metri più sotto, culminando nell'anfiteatro precedentemente attraversato. Alberi ovunque, abeti bianchi, faggi, tassi, alberi sradicati di netto. Ma la valanga non ha distrutto solo qui, anche gran parte del sentiero, alcuni tratti sono ostruiti dagli alberi spezzati e di difficile attraversamento. Non è più un sentiero da consigliare alle famiglie, passaggi scomodi su tronchi instabili ne sconsigliano la percorribilità. La cosa che mi stupisce però, è che nessuno ha mai comunicato il danno a enti, oggi ragazzi di Pesaro son dovuti tornare indietro senza aver visto la cascata, perchè nessuno glielo ha comunicato!!!!! l'amministrazione separata e il comune di Rocca Santa Maria che competenze hanno in questi luoghi? sapevano e son stati zitti o non erano a conoscenza? la situazione per me è alquanto anomala..... ma l'importante è che si può andare a funghi, l'argomento più toccante al Ceppo è se si deve pagare il permesso o se si può entrare con le macchine all'interno, la montagna qui, gira solo intorno ai funghi..... degli escursionisti chi se ne frega...... vivi complimenti al comune, all'amministrazione.....
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Bel posto, anzi il più bell'angolo nascosto della Laga. L'ho girata quasi tutta e non ho mai trovato luoghi esteticamente più validi della Cavata. Ci sono sceso svariate volte nel fosso della Cavata, per poi risalirlo, e ci tornerei ancora altre volte, per quanto è incredibile il paesaggio dentro quetso fosso! Dal Ceppo abbiamo preso il sentiero Italia e invece di salire al Lago dell'Orso siamo andati verso la Casetta Verde per intercettare l'ingresso del sentiero che porta ripidamente sotto al fosso, sulla presa del canale di gronda dell'Enel. Fioritura ancora non è ai massimi, bosco verdissimo, e sorpresa non c'è neve sugli stazzi della Cavata, primo anno da quando vado in montagna che li vedo così. Scendiamo quindi nel bosco Gagliera, tra maestosi faggi e un sentiero tra i più belli dell'intero parco, un vero sentiero!!! Siamo giù nel fosso, sulla presa dell'enel, si sente il frastuono della cascata, periodo di massima portata, che durerà poco quest'anno, è un salto maestoso!!! Mentre il gruppo mangia io ne approfitto per salire ai piani alti della cascata, scoprendo un incredibile terrazzo sul fosso, salto vertiginoso, un piccolo capolavoro della natura. Raggiungiamo la casetta dell'Enel, e su per il sentiero della Cavata alta. Di fianco scendono cascate, torrenti, ovunque c'è acqua. Il bosco è incantevole. Arriviamo, dopo una bella salita, allo spiazzo dei boscaioli. Saliamo ancora per il sentiero che conduce agli stazzi, acqua anche qui da tutte le parti, è incredibile la musica dell'acqua che si può ascoltare in queti posti. Raggiungiamo il limite del bosco, dove il prato è fiorito e si innesta al bosco, dove la fioritura rende fiabesco il paesaggio, dove i faggi secolari danno il senso del luogo. Tanta acqua scorre ai nostri lati! Raggiungiamo la cascata alta, senza la tipica galleria di neve che ogni anno ho fotografato, ma è bellissima anche così...... ci godiamo una mezz'oretta il luogo e poi giù da Cesira dell'Albergo Julia a magnà, prosciutto, formaggio, bruschette con i funghi, fritatta con i fugnhi...... madò se ci ha riempito!!! grazie Cesì!!
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Anche questa domenica non potevamo andare in quota per le pessime condizioni meteo. Ripieghiamo saggiamente su di un percorso poco battuto, anzi direi che il 99% degli escursionisti non sanno nemmeno che esiste il sentiero Italia dove siamo stati noi. Sapevamo che il tempo cambiava, decidiamo di stare vicini a Teramo e di non andare troppo in quota, affrontiamo un percorso ignorato ma di altissimo valore paesaggistico, da Paladini, ovvero dalla Locanda del Cervo sulla strada statale 80 a Colle Piano passando per l'abitato di Tottea. Ci incamminiamo lungo il selciato che doveva collegare l'agglomerato di Paladini con quello di Tottea. Una strada che conserva ancora i parapetti in mattoni e un lastricato in pietra nel primo tratto quasi integro, muri contro terra e tanti crolli di pietre, per questo motivo non è stata mai collaudata ed aperta al transito veicolare. Negli anni 50, quando stavano ultimando i lavori, una frana di pietre colpì l'ingegnere progettista uccidendolo sul colpo. Tanto fu il dispiacere che si fermarono con il progetto. Ora è diventata un sentiero di escursionismo, un'ippovia, una scorciatoia per mountainbike, e anche zona di transito di svariati animali. Raggiunto il paese di Tottea, lo attraversiamo fino ad intercettare il sentiero Italia, un sentiero che per convenzione è segnato con bandierine Bianco/Rosso. Ci incamminiamo per il sentiero con l'obiettivo di seguirlo e controllarlo, sentiero abbastanza evidente, ma una particolarità sgradevole salta immediatamente all'occhio, i vecchi segni convenzionali bianco/rossi erano stati tutti ricoperti da una spennellata di rosso carminio di pessima fattura, fatti in modo forsennato, verosimilmente dagli operai dell'Enel. Fare molta attenzione a non seguirli sempre, perchè portano spesso fuori sentiero intercettando i tralicci dell'alta tensione. Dopo un paio di ore di cammino, su neve fresca, calpestata solo dagli animali, arriva la sorpresa, un bel branco di Caprioli era davanti a noi, ma io non li ho visti perchè intento ad osservare una tana di Moscardino o altro roditore... Giungiamo alla piana de "Le Pozze", bella, bellissima se non ci fosse stato il mega traliccio dell'Enel, piana circondata per un lato da una grande e fitta abetaia, la pace e l'austerità che si respirava al suo interno non credo che potrete immagginarlo..... Il cielo sembra riaprirsi, ogni tanto un raggio di sole ci fa sperare. Abbandoniamo il sentiero Italia e prendiamo la strada che porta al colle. Anche qui altri panorami incredibili, soprattutto nuovi, sulla valle del Vomano. sui Monti Gemelli, su Monte di Mezzo e sul lago di Campotosto. Belli!. Finalmente raggiungiamo le antenne di Colle Piano, il bosco ci circonda, e il panorama dov'è? non c'è!! dalla sommità del colle non si può ammirare il panorama, ma noi l'abbiamo fatto, abbiamo oservato anche il panorama! Tutto intorno le montagne si iniziano a velare, le nuvole scendono di quota, nulla di buono davanti a noi..... al riscendere inizia a nevicare. Bellissima nevicata, mi mancava di camminare sotto la neve, è troppo bello ammirare la neve nel bel mezzo della montagna. Scendiamo a valle, verso Tottea, la neve ci accompagna fino a sotto, e poi alle auto.E' notte.
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Eccomi nuovamente a raccontarvi una bellissima avventura tra i Monti della Laga, questa volta vi parlerò della "Foresta di San Gerbone". Le previsioni meteo indicavano, nelle nostre montagne, temperature al di sopra della media stagionale e cielo coperto da altostrati con possibilità di precipitazioni in tarda serata. Considerando pure che qualche giorno prima aveva nevicato su strato ghiacciato, decidiamo di andare comunque in montagna e di rimanere a quote basse. Apro la carta e individuo una zona curiosa, mai fatta, lontana, ai confini regionali. Individuo così la foresta di San Gerbone, nelle Marche, ma sempre nel parco nazionale del Gran Sasso, con partenza da Colle Pietralta. Partenza atipica per raggiungere questa zona, ma noi siamo per la scoperta…. Non è la stagione più bella per visitare questo luogo, decidiamo di affrontare comunque questo lungo itinerario. Ebbene sì, anche oggi sforiamo i 20 km con l'ausilio anche delle lampade frontali. Occore un'ora di macchina per raggiungere Colle Pietralta, ci incamminiamo tardi, alle 9. Fa caldo, il cielo è coperto. In giro non si vede un'anima, tranne un ragazzino con una moto per nani che a tutta velocità ci sfreccia affianco schizzandoci fango ovunque, questa è la tipica ospitalità dei paesi di montagna :). Attacchiamo l'itinerario dall'abitato e scendiamo sotto al torrente Castellano, il più bel torrente della Laga, largo e soprattutto con ottima portata d'acqua. Attraversiamo la confluenza con il rio Fumechenta e continuiamo a camminare. Una bellissima cascata ci obbliga a scendere sul torrente per ammirarla, e per la prima volta posso fare foto dal retro di una cascata. Proseguiamo fino all'innesto con la carrareccia che porta alla piana dei Cavalieri, guadiamo il torrente facendo gli equilibristi e ci immettiamo sul tracciato che porta all'anello della Foresta di San Gerbone. Strada tagliafuoco, molto criticata dagli ambientalisti, sterrata in diversi tratti anche franata, molto panoramica verso la valle del Castellano e intervallata da diverse cascate. Raggiungiamo la sbarra che vieta il transito alle auto nella foresta, inizia l'anello. La "foresta di San Gerbone", è un bosco-vivaio, creato nel dopoguerra dal Corpo Forestale, da poco dichiarato "Bosco Vetusto". Riconoscimento di alto valore scientifico e di prestigio, determinato dalla somma di diverse condizioni/caratteristiche, presenza di alberi ad alto fusto, di alberi morti, presenza di un ecosistema unico. L'anello non è difficile, credevo fosse monotono, credevo fosse uno di quei sentieri inutili, di solito un sentiero su strada non è mai intrigante, ma questo ha regalato gran belle emozioni inaspettate. Si viaggia senza grandi salite tra abeti, pini silvestri, faggi e cerri, tassi, agrifogli, larici, e salta subito all'occhio tutta questa varietà di essenze, si percepisce che ci si trova in un posto molto particolare. Oltrepassata la grotta di San Gerbone inizia il dislivello e la zona più bella di tutta l'escursione. Si aprono panorami sui vari colli e monti, Colle Romicito, monte Pelone, cima Lepri, Pizzo di Sevo e la piana dei Cavalieri. Si respira l'aria di isolamento della zona, piacevole sensazione di pace, assenza di rumori, si percepisce a pelle la calma, non ho mai provato la sensazione di stare in un bosco panoramico e sentire il silenzio! Dai balconi di arenaria si ammira la bellezza della valle del Castellano e della foresta di San Gerbone. Raggiungiamo la "Casermetta di San Gerbone", attrezzatissima, c'è anche il barbecue!!! Ci fermiamo a rifocillarci e a scaldarci davanti al fuoco ;). Rimaniamo fermi però un pò troppo mentre il tempo scorreva. Stava calando il buio, era ora di ripartire per raggiungere almeno la strada sul Castellano. Sbagliamo strada, ce ne accorgiamo dopo quasi un chilometro, ritorniamo a ristroso per ribeccare il tracciolino giusto. Dalla carta escursionistica il sentiero che scende a quota 1100 sembra essere una strada carrabile, ma non lo è, i segni grafici inducono all'errore, quindi state attenti quando scendete dalla Casermetta alla strada per il Castellano. Il tempo intanto passava e la notte ci raggiungeva. Inizia la corsa contro il tempo per raggiungere la strada, ma il sentiero molto ripido e scivoloso, involontariamente, fa partire una gara tra gli Escursionisti sugli scivoloni…. i primi a cadere siamo io, Stefano e Paola, ci giochiamo una birra per ogni caduta…. Stefano vola in testa alla classifica, lo seguiamo a ruota un pò tutti, ma all'improvviso il colpo di genio, Stefano sbaraglia tutta la concorrenza un triplo carpiato con sforbiciata a piedi uniti sulla testa di Luciano con conseguente volo del malcapitato su terreno impervio, lo consacra vincitore della gara!!! Raggiungiamo finalmente la strada, è notte…. ci attendo ancora 5km di sentiero. Non si vede niente, zona che non conosciamo, sentieri che si intrecciano, di notte è tutta un'altra cosa, la bussola è stata un'ottima compagna di viaggio, ci ha riportato senza difficoltà alle auto. Oggi la giornata non era proprio fotografica, nuvolosa, senza ombre, ci ho provato lo stesso a fare qualche foto.
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Dopo quattro tentativi, finalmente salgo sulla punta di Pizzo di Moscio, la cima simbolo della Laga. Salgo sulla piramide! Il programma di oggi prevedeva di partire di buon'ora dal Ceppo, raggiungere Pizzo di Moscio e tentare anche Cima Lepri. Siamo partiti preso, ma alla fine abbiamo fatto tutt'altro rendendo, così, questa escursione alquanto speciale. Giornata caldissima per il mese di febbraio, la neve inizialmente calpestabile senza attrezzatura diviene fuori dal bosco bagnata, inconsistente, così le ciaspole ai piedi ci hanno accompagnato fino alla base del cono sommitale di Pizzo di Moscio. Cielo terso, avanziamo a maniche corte, una giornata rara. Come sempre io e i miei compagni di viaggio ce la prendiamo con calma, siamo stati i primi a partire dal Ceppo e gli ultimi a ritornare, quando eravamo sulla Storna frotte di gente ci sorpassavano, sfilando corse pazzesche….. noi con calma in 5 ore abbiamo goduto del panorama, della bella giornata, della calma e siamo giunti in vetta. Dopo molta attesa sono in cima a Pizzo di Moscio, una gran bella emozione!! unico neo, un gruppo di Amatriciani che erano lì, anzi un gruppo di casinari era in cima….. aspettiamo la loro discesa e ci godiamo finalmente la pace della montagna, da soli, eravamo ora gli unici in questo luogo. Ma, le emozioni non finiscono qui, avevamo deciso quindi di non andare a Cima Lepri, ma di scendere nel fosso della Cavata. Riscendiamo il versante sud fino alla cresta del Pelone, e poi giù per le Crepacce, scendiamo su neve fresca e ghiacciata, verso il meraviglioso fosso. Il sole intanto iniziava a calare, raggiungiamo con un pò di fatica la sommità della cascata della Cavata, appena sopra lo stazzo con il rifugio giallo e imbocchiamo il sentiero per il Lago dell'Orso. Mi godo per un paio di minuti la cascata semighiacciata e poi inizia il bello! Il sentiero che d'estate è facilissimo, oggi è stato particolarmente impegnativo e faticoso. Diversi traversi in forte pendenza, la fatica che si iniziava a sentire hanno reso questo ultimo tratto interminabile!!! Come sempre i miei adduttori, dopo i 13 km su neve iniziamo a farsi sentire….. Un piccolo stormo di Coturnici ci vola davanti, mentre il sole continua la sua discesa. Siamo ancora sul sentierino che sbuca sugli stazzi del Lago dell'Orso, ci manca ancora un pò per uscirne. E' prossimo il tramonto e noi finalmente usciamo sulla piana del Lago dell'Orso…. che ve lo dico a fà, il panorama era incredibile!!! eravamo gli unici in questa montagna in tempo per godere integralmente il tramonto dal rifugio. Dopo la grande fatica ci fermiamo una ventina di minuti al rifugio, e aspettiamo la notte. Sbuca il quarto di luna sopra pizzo di Moscio, un colpo d'occhio unico…. Cesira, del'albergo Julia, ci aspetta con la cena, erano le 18 e qualcosa, mettiamo le lampade frontali e iniziamo a scendere a valle… le emozioni non erano finite, la notturna nel bosco innevato, il bosco che si risveglia, i versi degli animali, il cielo stellato, anche questa volta la natura ci ha regalato altri istanti indimenticabili… alle 19.15 siamo al Ceppo, stanchi, i 18 km ci hanno messo fame e Cesira, grande cuoca, ci fa abbuffare :D!!! Bellissima giornata, rara, su un territorio incredibile, e pensare che qualche folle ci vuole fare una cabinovia!!! pura follia!!
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Ennesima domenica invernale che di invernale ha ben poco, e per fortuna è l'ultima, dalla prossima settimana i nostri monti saranno sommersi di neve. Decidiamo di andare nel territorio del Gorzano, vogliamo vedere il rifugio degli stazzi di Jacci di Vanna e ovviamente salire sul Gorzano. Giornata tersa, il fondo valle fino al mare sommerso dall'inversione termica (nebbia) e noi invece al sole, al caldo. Arriviamo a Cesacastina, imbocchiamo la sterrata fino a quando la strada era carrabile. Lasciamo l'auto sotto Colle dei Prati e saliamo in direzione del Colle. Andiamo ad intercettare il tracciolino che porta all'imbocco del sentiero che scende sotto alle Cento Fonti. Siamo sulla Costa delle Troie, curioso nome che evoca pensieri Hot, ma in realtà il toponimo "Costa delle Troie" sta ad indicare "Territorio delle scrofe dei cinghiali". Alla fine del 700 il territorio dell'Abruzzo Ulteriore si avvia a passare un decennio di crisi economica e sociale. L'invasione dei francesi fu devastante per il territorio montano, furono razziati di tutto, così da divenire la parte del regno più misera e squallida. Gli abitanti furono costretti per sopravvivere a coltivare di tutto, disboscando fino a quote molto alte, granturco, grano e patate, quest'ultime si possono coltivare fino a 2000m e i cinghiali facevano, così, grandi scorpacciate. La loro numerosa presenza ha dato il nome alla cresta sud del Gorzano, appunto la "Costa delle Troie". Abbiamo attraversato una zona che una volta era ricca di coltivazioni, era terra di rifugio dei briganti, abbiamo salito la "Costa delle Troie" per arrivare in cima alla vetta più alta della Laga, al Gorzano. Salita a dir poco monotona, l'unica cosa che mi dava la forza di salire era la giornata tersa e quello che avrei potuto vedere dalla vetta. Una volta in vetta, quello che immaginavo era lì, il panorama era formidabile. Spaziava a 360°, la Majella sembrava a due passi, il Gran Sasso poteva essere toccato con mano come i Sibillini, lontani, ma sembravano stare a due passi. Si scorgevano tutte le catene del centro Italia, i Monti Gemelli, il Velino-Sirente, i Reatini, i Carseolani persino il Conero era visibilissimo. Panorami superbi sulla conca di Amatrice, sulla via Ranna, sui fossi della Fiumata e delle Centofonti. Riscendiamo con tutta calma, ed andiamo ad intercettare il rifugio degli Stazzi di Jacci di Vanna. Percorriamo la cresta della Cimata, che si affaccia sulla Fiumata, tutta in ombra e tutta ghiacciata. Scorgiamo il rifugetto, una perla di rifugio, un panorama da goderci, unico, protetto dal vento, un piccolo gioiello da 4m per 7m. Un peccato vederlo ridotto così, usato solo per i pastori, maledetti usi civici, i montanari si ricordano solo dei diritti di cui godono su queste terre ma i doveri facilmente se li scordano, la manutenzione è necessaria!!!! Il sole sta tramontando, e l'escursione giunge al termine.
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Ci sono persone che amano andare in montagna, in inverno, solo sulle creste dei monti e in posti assolati, ma ci sono persone come me che hanno una grande voglia di andare a crepare nei fossi per ammirare, anche se per pochi minuti, capolavori della nostra montagna. Oggi ho deciso di affrontare il sentiero della Morricana con l'obiettivo di scattare foto alla cascata della Morricana in veste invernale. Venivamo da una delle settimane più fredde del decennio, freddo precoce, quasi sicuramente la cascata era gelata, e una volta fatta la bocca ci decidiamo ad andare.... Arriviamo al Ceppo, caffettuccio da Cesira al ristorante Julia e poi su per la sterrata. Sono le 9, ci incamminiamo, non sappiamo cosa ci aspetta, o meglio ancora me lo immagino ma non mi aspettavo quello che abbiamo trovato. Mettiamo immediatamente le ciaspole ai piedi iniziando a sfondare la neve farinosissima, alta, tanta neve copriva il sentiero. La fatica si inizia a percepire, capisco che non sarà facile ma la cascata la voglio vedere. Ci alterniamo ad aprie la strada, un pò per uno sfondiamo la neve fino a far stancare oltre la metà del gruppo :D... La sterrata di 6km sembra non finire mai, ma la meravigliosa scenografia invernale tra i faggi e gli abeti bianchi appagava il senso di fatica. Arriviamo, dopo quasi 3 ore di marcia al'imbocco del sentiero per la Morricana. La neve è sempre più alta, più faticosa, è stata dura aprire un varco, gli adduttori delle mie gambe iniziavano ad avvertirmi.... Ci alterniamo io e Massimo, muri di neve, pendenze accentuate e salite ostacolavano il percorso, l'attraversamento dei torrenti è stato anch'esso non privo di rischi. Il gruppo accusava tanta fatica, il tempo passava e la cascata non arrivava mai.... la fatica sempre più alta, ma io la cascata la dovevo vedere, ero lì apposta!!! all'ultima salita impegnativa, parte del gruppo decide saggiamente di tornare indietro, già sapevo che saremmo tornati in notturna, era giusto tornare indietro ma io non potevo.... chiedo agli altri se volevano venire con me, e per fortuna che sono venuti!!! Federica, Paola e Massimo decidono di accompagnarmi per gli ultimi interminabili metri... senza il loro apporto non sarei stato in grado di arrivarci.... soprattutto quando mi si è sfondata la neve in un torrente e non riucivo ad uscire.... abbiamo dovuto scavare a mano per liberare la mia ciaspola altrimenti l'avrei dovuta tagliare ed andarmene senza!!! Ci siamo, Federica apre la strada e al cartello dell'arrivo alla cascata mi aspetta e mi lascia andare per primo per fotografare la cascata senza le imperfezioni fotografiche dovute alle tracce... mbè, ragazzi, grazie!!! era da tempo che aspettavo questo momento, da solo non ce l'avrei fatta!!! la cascata era parzialemente gelata, uno spettacolo!!!! le foto non rendono giustizia alla sua bellezza!!! giusto 10 minuti e riniziamo a scendere, era molto tardi, stava iniziando il tramonto. A scendere pedaliamo, le gambe erano quasi andate per la fatica, le lampade frontali ci hanno accompagnato fino al ristorante Julia, erano le 19, e Cesira ci ha preparato una deliziosa cena a base di funghi e arista di maiale!!! Molti di voi diranno che sono stato incosciente, io vi dico che ho valutato i rischi, ed è andata bene. Così si apprezza davvero la Montagna, con le persone giuste!
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Che si fa oggi? in alto c'è la neve e tanto ghiaccio, in basso non invoglia a passeggiare, non sappiamo dove andare…. ci incontriamo alle 7 e decidiamo di "rinfossarci" …. dove? a Cesacastina. Non abbiamo in mente un giro preciso, una volta arrivati al paese ci incamminiamo verso il fosso della Lagnetta. Fosso molto stretto e umido, ricco di salti e pozze, in questo periodo però è asciutto. E' bello si cammina bene, in alcuni casi si arrampica su arenaria bagnata, più salivamo e più si stringeva il fosso. Raggiungiamo la presa dell'Enel in località le Cannare e alzando gli occhi notiamo la nebbia avanzare veloce, abbandoniamo il fosso e ci ributtiamo quindi su un vecchio sentiero segnato con segni giallo rossi forse 30 anni fa. Ora quei segni si trovano a più di 2 metri di altezza… raggiungiamo il sentiero italia del bosco Tignoso e decidiamo nonostante il vento e i miei primi colpi di tosse di arrivare alla fonte pane e cacio. Ragazzi, il bosco del Tignoso è meraviglioso, ci sono i faggi più imponenti della Laga, sono cattedrali di legno!!!! usciamo sui prati di falasca colorata di arancione, colpo d'occhio incredibile. Il paesaggio si fa scozzese, risaliamo il letto del torrente formato dalle varie sorgenti, sembrava veramente di stare in Scozia!!! la tosse aumenta con l'aumentare del vento….. raggiungiamo pane e cacio, sorgente secchissima, e poi la cresta della sella della Laga che si affaccia sul lago di Campotosto, panorama limpido e grandi giochi di luce rendono magico il lago. Al ritorno scendiamo verso le Centofonti, che ve lo dico a fà, i giochi di luce di questa giornata sulla Laga era la prima volta che li vedevo!!! La tosse è insostenibile, mi affatico, sembrava che camminavo ad una quota prossima ai 4000 m…. ma non fa niente il paesaggio alleviava la fatica. A riscendere sul sentiero delle Centofonti inizia una gara di cadute, ed al primo posto si classifica Paola con ben 4 cadute, al secondo posto Massimo che con una sola caduta conquista 3 punti per la coreografia, terzo posto io con 2 cadute e mezzo (il mezzo è perché ho poggiato solo una mano per terra), quarto posto Federica che con una mezza scivolata a due scarpe si salva…. intanto io perdo l'uso della parola, la tosse ormai era padrona di me!!! la bronchite mi fermerà per un paio di settimane!!! :)
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