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L'inghiottitoio dell'Ovito e la Grotta del Cervo
Grotte
Monday 18 April 2011
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La montagna, o meglio l'escursionismo, non è solo andare per vette, per boschi, per fossi, questa volta l'escursionismo si è miscelato con la speleo. Ebbene si, ho consumato anche questa esperienza, sono stato in grotta! Diciamo che la mia più grande voglia era di provare a fare fotografia in grotta ma poi mi sono ricreduto davanti allo spettacolo geologico, oltre ad aver goduto della foto ho goduto anche dell'artista Madre Natura. La fotografia in grotta tecnicamente è molto complicata, non ho fatto grandi scatti ma è stato ugualmente divertente giocare con la pochissima luce a disposizione. Siamo stati alla Grotta del Cervo, a Pietrasecca vicino Carsoli. Sistema di inghiottitoi, grotte, laghi sotterranei protetti dalla riserva naturale istituita nel 1992. Siamo in un meraviglioso ambiente carsico, a detta degli speleologi, è una delle grotte più interessanti d'Europa. Oggi era tutta nostra, l'abbiamo attraversata dall'inghiottitoio dell'Ovito fino ai laghetti, credetemi è stato incredibile. Entriamo nella grotta e nella prima grande aula, Andrea ci fa spegnere i faretti dei caschi. Buio totale, per un pò di minuti, e poi grande colpo d'occhio quando Andrea accende l'illuminatore led, grande gioco di luce, di prospettiva e di ombre, mix che rende la scena tridimensionale, quasi irreale.  Camminiamo tra stalattiti e stalagmiti, tutto attorno ci circondava l'archivio geologico di qualche centinaia di migliaia d'anni della zona carsica di Carsoli. Raggiungiamo una galleria più stretta, caratterizzata da ampie concrezioni biancastre, fino a raggiungere il Salone degli Antenati, qui gli esploratori hanno rinvenuto le ossa di vari carnivori, orso, lince, pantera e quelle di un cervo e anche diverse monete del 4° secolo d.C. Le stalagmiti brillano al passaggio delle nostre luci frontali, ed è tutto veramente incredibile. Raggiungiamo il tratto allagato, e qui assaporiamo un pò di sana speleologia escursionistica. Ci immergiamo fin sopra le ginocchia e poco sotto all'inguine in queste vasche di raccolta acqua, vi premetto che non faceva freddo, anzi si stava tanto bene :D . Raggiungiamo la grande sala dei laghetti, magnifica, e qui ci fermiamo perché con l'attrezzatura in nostro possesso non era possibile continuare. Torniamo indietro. Volevo fare tantissime foto, ma non è stato così facile, la fotografia in grotta richiede troppo tempo e personale dedicato, un pò di schiavetti però ce li avevo, e grazie a loro sono riuscito a fare qualche scatto. Giornata diversa, gran bella esperienza, che non è finita in grotta, ma su falesia ad arrampicare…… dal basso verso l'alto…..
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Canale di Fonte Rionne
Gran Sasso
Sunday 10 April 2011
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La mia prima volta in un canale innevato del Gran Sasso, e sono rimasto anche questa volta senza parole di fronte alla bellezza del nostro Gran sasso. Precisamente ho attraversato il nevaio di Fonte Rionne, sul versante meridionale del monte Infornace, del gruppo del monte Prena. Grandi emozioni ci hanno accompagnato dalla partenza dal lago di Racollo e durante la salita verso la cima. Quasi non ci speravo di salire il canale per le alte temperature, ma alla fine è stato valutato sicuro e siamo partiti. Oggi eravamo insieme ai Lupi del Gran Sasso, piccolo ed esperto gruppetto del sud dell'Abruzzo :D. Per la prima volta non mi sono reso conto del tempo che scorreva, partiti prestissimo, e poco dopo già eravamo in vetta, ma il poco dopo erano ore. E' un nevaio spettacolare, a detta di molti il più bello, selvaggio, una via di neve incastonata tra torri, guglie, squarci, valloni. Considerato perenne anche se in alcune annate poco nevose è quasi scomparso. La sua esposizione-posizione lo protegge dei raggi solari, conservandosi quasi integralmente fino a luglio. Chi lo ha fatto una volta non vede l'ora di tornarci! Canale largo in alcuni tratti oltre 30 metri, altri tratti sono più stretti e ripidi, in alcuni casi si sale su 40° di pendenza. Ricordo per chi affronta questo canale alpinistico che deve avere l'attrezzatura minima, piccozza e ramponi, e un bel caschetto per sicurezza. Stare nel bel mezzo del canale era talmente appagante, tutto la settimana di lavoro si scaricava in quei momenti, sensazioni indescrivibili, bisogna stare lì per capire l'imponenza di questo piccolo lembo di territorio montano. Bellissimo il canale, superbo il panorama a 360° dal monte Infornace sulle Cimette del Prena, il monte Prena e il Monte Camicia più in là, tutto la catena meridionale del Gran Sasso era davanti a noi. La discesa sul ramo di destra del canale di Fonte Rionne non è stata da meno, meno spettacolare dell'altro ramo ma sempre di una bellezza rara. Non è incredibile solo il canale ma anche tutto quello che si trova nell'avvicinamento, il torrente di Fonte Rionne che crea cascate, pozze di acqua di disgelo cristallina, scenografie di calcare e argilla scavata dall'acqua, fioriture……. bello….. Credetemi è stato uno spettacolo anche fotografare in questo canale, mi sono concesso il lusso di cambiare gli obiettivi mentre salivo, correndo il rischio di far scivolare tutto giù per il pendio, grandangolo e zoom mi hanno permesso di catturare la poesia di questo posto……. Un territorio che mi ha ricordato alcuni tratti dell'Annapurna in Nepal, e le praterie steppose del Canada….. Chissà se in Himalaya e in Canada gli escursionisti esclamino "oh! sembra di stare sul Gran Sasso!" :) GRANDE TERRA!!!!
 
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Colle Piano da Paladini
Monti della Laga
Sunday 27 February 2011
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Anche questa domenica non potevamo andare in quota per le pessime condizioni meteo. Ripieghiamo saggiamente su di un percorso poco battuto, anzi direi che il 99% degli escursionisti non sanno nemmeno che esiste il sentiero Italia dove siamo stati noi. Sapevamo che il tempo cambiava, decidiamo di stare vicini a Teramo e di non andare troppo in quota, affrontiamo un percorso ignorato ma di altissimo valore paesaggistico, da Paladini, ovvero dalla Locanda del Cervo sulla strada statale 80 a Colle Piano passando per l'abitato di Tottea. Ci incamminiamo lungo il selciato che doveva collegare l'agglomerato di Paladini con quello di Tottea. Una strada che conserva ancora i parapetti in mattoni e un lastricato in pietra nel primo tratto quasi integro, muri contro terra e tanti crolli di pietre, per questo motivo non è stata mai collaudata ed aperta al transito veicolare. Negli anni 50, quando stavano ultimando i lavori, una frana di pietre colpì l'ingegnere progettista uccidendolo sul colpo. Tanto fu il dispiacere che si fermarono con il progetto. Ora è diventata un sentiero di escursionismo, un'ippovia, una scorciatoia per mountainbike, e anche zona di transito di svariati animali. Raggiunto il paese di Tottea, lo attraversiamo fino ad intercettare il sentiero Italia, un sentiero che per convenzione è segnato con bandierine Bianco/Rosso. Ci incamminiamo per il sentiero con l'obiettivo di seguirlo e controllarlo, sentiero abbastanza evidente, ma una particolarità sgradevole salta immediatamente all'occhio, i vecchi segni convenzionali bianco/rossi erano stati tutti ricoperti da una spennellata di rosso carminio di pessima fattura, fatti in modo forsennato, verosimilmente dagli operai dell'Enel. Fare molta attenzione a non seguirli sempre, perchè portano spesso fuori sentiero intercettando i tralicci dell'alta tensione. Dopo un paio di ore di cammino, su neve fresca, calpestata solo dagli animali, arriva la sorpresa, un bel branco di Caprioli era davanti a noi, ma io non li ho visti perchè intento ad osservare una tana di Moscardino o altro roditore... Giungiamo alla piana de "Le Pozze", bella, bellissima se non ci fosse stato il mega traliccio dell'Enel, piana circondata per un lato da una grande e fitta abetaia, la pace e l'austerità che si respirava al suo interno non credo che potrete immagginarlo..... Il cielo sembra riaprirsi, ogni tanto un raggio di sole ci fa sperare. Abbandoniamo il sentiero Italia e prendiamo la strada che porta al colle. Anche qui altri panorami incredibili, soprattutto nuovi, sulla valle del Vomano. sui Monti Gemelli, su Monte di Mezzo e sul lago di Campotosto. Belli!. Finalmente raggiungiamo le antenne di Colle Piano, il bosco ci circonda, e il panorama dov'è? non c'è!! dalla sommità del colle non si può ammirare il panorama, ma noi l'abbiamo fatto, abbiamo oservato anche il panorama! Tutto intorno le montagne si iniziano a velare, le nuvole scendono di quota, nulla di buono davanti a noi..... al riscendere inizia a nevicare. Bellissima nevicata, mi mancava di camminare sotto la neve, è troppo bello ammirare la neve nel bel mezzo della montagna. Scendiamo a valle, verso Tottea, la neve ci accompagna fino a sotto, e poi alle auto.E' notte.
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Foresta di San Gerbone
Monti della Laga
Sunday 20 February 2011
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Eccomi nuovamente a raccontarvi una bellissima avventura tra i Monti della Laga, questa volta vi parlerò della "Foresta di San Gerbone". Le previsioni meteo indicavano, nelle nostre montagne, temperature al di sopra della media stagionale e cielo coperto da altostrati con possibilità di precipitazioni in tarda serata. Considerando pure che qualche giorno prima aveva nevicato su strato ghiacciato, decidiamo di andare comunque in montagna e di rimanere a quote basse. Apro la carta e individuo una zona curiosa, mai fatta, lontana, ai confini regionali. Individuo così la foresta di San Gerbone, nelle Marche, ma sempre nel parco nazionale del Gran Sasso, con partenza da Colle Pietralta. Partenza atipica per raggiungere questa zona, ma noi siamo per la scoperta…. Non è la stagione più bella per visitare questo luogo, decidiamo di affrontare comunque questo lungo itinerario. Ebbene sì, anche oggi sforiamo i 20 km con l'ausilio anche delle lampade frontali. Occore un'ora di macchina per raggiungere Colle Pietralta, ci incamminiamo  tardi, alle 9. Fa caldo, il cielo è coperto. In giro non si vede un'anima, tranne un ragazzino con una moto per nani che a tutta velocità ci sfreccia affianco schizzandoci fango ovunque, questa è la tipica ospitalità dei paesi di montagna :). Attacchiamo l'itinerario dall'abitato e scendiamo sotto al torrente Castellano, il più bel torrente della Laga, largo e soprattutto con ottima portata d'acqua. Attraversiamo la confluenza con il rio Fumechenta e continuiamo a camminare. Una bellissima cascata ci obbliga a scendere sul torrente per ammirarla, e per la prima volta posso fare foto dal retro di una cascata. Proseguiamo fino all'innesto con la carrareccia che porta alla piana dei Cavalieri, guadiamo il torrente facendo gli equilibristi e ci immettiamo sul tracciato che porta all'anello della Foresta di San Gerbone. Strada tagliafuoco, molto criticata dagli ambientalisti, sterrata in diversi tratti anche franata, molto panoramica verso la valle del Castellano e intervallata da diverse cascate. Raggiungiamo la sbarra che vieta il transito alle auto nella foresta, inizia l'anello. La "foresta di San Gerbone", è un bosco-vivaio, creato nel dopoguerra dal Corpo Forestale, da poco dichiarato "Bosco Vetusto". Riconoscimento di alto valore scientifico e di prestigio, determinato dalla somma di diverse condizioni/caratteristiche, presenza di alberi ad alto fusto, di alberi morti, presenza di un ecosistema unico. L'anello non è difficile, credevo fosse monotono, credevo fosse uno di quei sentieri inutili, di solito un sentiero su strada non è mai intrigante, ma questo ha regalato gran belle emozioni inaspettate. Si viaggia senza grandi salite tra abeti, pini silvestri, faggi e cerri, tassi, agrifogli, larici, e salta subito all'occhio tutta questa varietà di essenze, si percepisce che ci si trova in un posto molto particolare. Oltrepassata la grotta di San Gerbone inizia il dislivello e la zona più bella di tutta l'escursione. Si aprono panorami sui vari colli e monti, Colle Romicito, monte Pelone, cima Lepri, Pizzo di Sevo e la piana dei Cavalieri. Si respira l'aria di isolamento della zona, piacevole sensazione di pace, assenza di rumori, si percepisce a pelle la calma, non ho mai provato la sensazione di stare in un bosco panoramico e sentire il silenzio! Dai balconi di arenaria si ammira la bellezza della valle del Castellano e della foresta di San Gerbone. Raggiungiamo la "Casermetta di San Gerbone", attrezzatissima, c'è anche il barbecue!!!  Ci fermiamo a rifocillarci e a scaldarci davanti al fuoco ;). Rimaniamo fermi però un pò troppo mentre il tempo scorreva. Stava calando il buio, era ora di ripartire per raggiungere almeno la strada sul Castellano. Sbagliamo strada, ce ne accorgiamo dopo quasi un chilometro, ritorniamo a ristroso per ribeccare il tracciolino giusto. Dalla carta escursionistica il sentiero che scende a quota 1100 sembra essere una strada carrabile, ma non lo è, i segni grafici inducono all'errore, quindi state attenti quando scendete dalla Casermetta alla strada per il Castellano. Il tempo intanto passava e la notte ci raggiungeva. Inizia la corsa contro il tempo per raggiungere la strada, ma il sentiero molto ripido e scivoloso, involontariamente, fa partire una gara tra gli Escursionisti sugli scivoloni…. i primi a cadere siamo io, Stefano e Paola, ci giochiamo una birra per ogni caduta…. Stefano vola in  testa alla classifica, lo seguiamo a ruota un pò tutti, ma all'improvviso il colpo di genio, Stefano sbaraglia tutta la concorrenza un triplo carpiato con sforbiciata a piedi uniti sulla testa di Luciano con conseguente volo del malcapitato su terreno impervio, lo consacra vincitore della gara!!! Raggiungiamo finalmente la strada, è notte…. ci attendo ancora 5km di sentiero. Non si vede niente, zona che non conosciamo, sentieri che si intrecciano, di notte è tutta un'altra cosa, la bussola è stata un'ottima compagna di viaggio, ci ha riportato senza difficoltà alle auto. Oggi la giornata non era proprio fotografica, nuvolosa, senza ombre, ci ho provato lo stesso a fare qualche foto.
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Pizzo di Moscio in invernale
Monti della Laga
Sunday 06 February 2011
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Dopo quattro tentativi, finalmente salgo sulla punta di Pizzo di Moscio, la cima simbolo della Laga. Salgo sulla piramide! Il programma di oggi prevedeva di partire di buon'ora dal Ceppo, raggiungere Pizzo di Moscio e tentare anche Cima Lepri. Siamo partiti preso,  ma alla fine abbiamo fatto tutt'altro rendendo, così, questa escursione alquanto speciale. Giornata caldissima per il mese di febbraio, la neve inizialmente calpestabile senza attrezzatura diviene fuori dal bosco bagnata, inconsistente, così  le ciaspole ai piedi ci hanno accompagnato fino alla base del cono sommitale di Pizzo di Moscio. Cielo terso, avanziamo a maniche corte, una giornata rara. Come sempre io e i miei compagni di viaggio ce la prendiamo con calma, siamo stati i primi a partire dal Ceppo e gli ultimi a ritornare, quando eravamo sulla Storna frotte di gente ci sorpassavano, sfilando corse pazzesche….. noi con calma in 5 ore abbiamo goduto del panorama, della bella giornata, della calma e siamo giunti in vetta. Dopo molta attesa sono in cima a Pizzo di Moscio, una gran bella emozione!! unico neo, un gruppo di Amatriciani che erano lì, anzi un gruppo di casinari era in cima….. aspettiamo la loro discesa e ci godiamo finalmente la pace della montagna, da soli, eravamo ora gli unici in questo luogo. Ma, le emozioni non finiscono qui, avevamo deciso quindi di non andare a Cima Lepri, ma di scendere nel fosso della Cavata. Riscendiamo il versante sud fino alla cresta del Pelone, e poi giù per le Crepacce, scendiamo su neve fresca e ghiacciata, verso il meraviglioso fosso. Il sole intanto iniziava a calare, raggiungiamo con un pò di fatica la sommità della cascata della Cavata, appena sopra lo stazzo con il rifugio giallo e imbocchiamo il sentiero per il Lago dell'Orso. Mi godo per un paio di minuti la cascata semighiacciata e poi inizia il bello! Il sentiero che d'estate è facilissimo, oggi è stato particolarmente impegnativo e faticoso. Diversi traversi in forte pendenza, la fatica che si iniziava a sentire hanno reso questo ultimo tratto interminabile!!! Come sempre i miei adduttori, dopo i 13 km su neve iniziamo a farsi sentire….. Un piccolo stormo di Coturnici ci vola davanti, mentre il sole continua la sua discesa. Siamo ancora sul sentierino che sbuca sugli stazzi del Lago dell'Orso, ci manca ancora un pò per uscirne. E' prossimo il tramonto e noi finalmente usciamo sulla piana del Lago dell'Orso…. che ve lo dico a fà, il panorama era incredibile!!! eravamo gli unici in questa montagna in tempo per godere integralmente il tramonto dal rifugio. Dopo la grande fatica ci fermiamo una ventina di minuti al rifugio, e aspettiamo la notte. Sbuca il quarto di luna sopra pizzo di Moscio, un colpo d'occhio unico…. Cesira, del'albergo Julia, ci aspetta con la cena, erano le 18 e qualcosa, mettiamo le lampade frontali e iniziamo a scendere a valle… le emozioni non erano finite, la notturna nel bosco innevato, il  bosco che si risveglia, i versi degli animali, il cielo stellato, anche questa volta  la natura ci ha regalato altri istanti indimenticabili… alle 19.15 siamo al Ceppo, stanchi, i 18 km ci hanno messo fame e Cesira, grande cuoca, ci fa abbuffare :D!!! Bellissima giornata, rara, su un territorio incredibile, e pensare che qualche folle ci vuole fare una cabinovia!!! pura follia!! 
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Al Gorzano ripassando per il rifugio Jacci di Vanna
Monti della Laga
Sunday 16 January 2011
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Ennesima domenica invernale che di invernale ha ben poco, e per fortuna è l'ultima, dalla prossima settimana i nostri monti saranno sommersi di neve. Decidiamo di andare nel territorio del Gorzano, vogliamo vedere il rifugio degli stazzi di Jacci di Vanna e ovviamente salire sul Gorzano. Giornata tersa, il fondo valle fino al mare sommerso dall'inversione termica (nebbia) e noi invece al sole, al caldo. Arriviamo a Cesacastina, imbocchiamo la sterrata fino a quando la strada era carrabile. Lasciamo l'auto sotto Colle dei Prati e saliamo in direzione del Colle.  Andiamo ad intercettare il tracciolino che porta all'imbocco del sentiero che scende sotto alle Cento Fonti. Siamo sulla Costa delle Troie, curioso nome che evoca pensieri Hot, ma in realtà il toponimo "Costa delle Troie" sta ad indicare "Territorio delle scrofe dei cinghiali". Alla fine del 700 il territorio dell'Abruzzo Ulteriore si avvia a passare un decennio di crisi economica e sociale. L'invasione dei francesi fu devastante per il territorio montano, furono razziati di tutto, così da divenire la parte del regno più misera e squallida. Gli abitanti furono costretti per sopravvivere a coltivare di tutto, disboscando fino a quote molto alte, granturco, grano e patate, quest'ultime si possono coltivare fino a 2000m e i cinghiali facevano, così, grandi scorpacciate. La loro numerosa presenza ha dato il nome alla cresta sud del Gorzano, appunto la "Costa delle Troie". Abbiamo attraversato una zona che una volta era ricca di coltivazioni, era terra di rifugio dei briganti, abbiamo salito la "Costa delle Troie" per arrivare in cima alla vetta più alta della Laga, al Gorzano. Salita a dir poco monotona, l'unica cosa che mi dava la forza di salire era la giornata tersa e quello che avrei potuto vedere dalla vetta. Una volta in vetta, quello che immaginavo era lì, il panorama era formidabile. Spaziava a 360°, la Majella sembrava a due passi, il Gran Sasso poteva essere toccato con mano come i Sibillini, lontani, ma sembravano stare a due passi. Si scorgevano tutte le catene del centro Italia, i Monti Gemelli, il Velino-Sirente, i Reatini, i Carseolani persino il Conero era visibilissimo. Panorami superbi sulla conca di Amatrice, sulla via Ranna, sui fossi della Fiumata e delle Centofonti. Riscendiamo con tutta calma, ed andiamo ad intercettare il rifugio degli Stazzi di Jacci di Vanna. Percorriamo la cresta della Cimata, che si affaccia sulla Fiumata, tutta in ombra e tutta ghiacciata. Scorgiamo il rifugetto, una perla di rifugio, un panorama da goderci, unico, protetto dal vento, un piccolo gioiello da 4m per 7m. Un peccato vederlo ridotto così, usato solo per i pastori, maledetti usi civici, i montanari si ricordano solo dei diritti di cui godono su queste terre ma i doveri facilmente se li scordano, la manutenzione è necessaria!!!! Il sole sta tramontando, e l'escursione giunge al termine.
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Da San Nicola al rifugio D'Arcangelo
Gran Sasso
Sunday 09 January 2011

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Si ritorna sul Gran Sasso, al cospetto del magnifico e imponente paesaggio alpino del Corno Grande. Oggi la mia reflex è rimasta puntata sempre verso le guglie, i pilastri, i canali del paretone, della vetta orientale e occidentale del Corno Grande. Non c'era altro da fotografare che i vari momenti di luce sul "Monte Corno". Dall'abitato di San Nicola imbocchiamo la sterrata, ormai tutta solcata, verso i ruderi del cantiere della COGEFAR (l'impresa che fu incaricata di bucare la montagna), lasciata l'auto ci incamminiamo a piedi. Davanti a noi svetta il paretone, la sua Farfalla, il canale Jannetta, zona di conquiste e di grandi imprese degli alpinisti italiani. Ci avviamo verso il sentiero geologico che si imbocca dopo le prese dell'ENEL (quante ferite ha subìto questa montagna), forse è meglio parlare del sentiero che porta a Vado di Corno in quanto il sentiero geologico ormai è dismesso. Ci inerpichiamo sui costoni del bosco di Lama Bianca. Poca neve, pochissima neve per essere gennaio e tanti residui di piccole valanghe staccatesi nel bosco. Dopo 700 m di dislivello siamo al Vaduccio, siamo in un territorio selvaggio, un balcone naturale verso Vado di Corno, la cresta di Monte Aquila, il vallone dell'Inferno, il rifugio D'Arcangelo e il mastodontico e dolomitico Corno Grande. Zona molto selvaggia, ricca di fauna visto le numerosissime tracce animali, lupi e lepri le più diffuse, zona purtroppo ancora ferita dagli sbancamenti del terreno serviti ad alcuni lavori per il traforo del Gran Sasso che passa proprio sotto i nostri piedi, purtroppo è andata così….. Scendiamo alla nostra meta, il rifugio D'Arcangelo. Intitolato al dott. Nicola D’Arcangelo che fu sindaco di Isola del Gran Sasso e fondatore della sezione del CAI di Isola. Siamo immersi nella conca del rifugio, fredda e in ombra, neve ghiacciata, ma non mi accontento di osservare sua maestà da così lontano e decido di salire sul crinale della Vallone dell'Inferno… ragazzi, una vista a 250 m in linea d'aria del paretone da togliere il fiato, sotto a me il vuoto, un salto di 600 m poi boschi. Magnifico!! E' ora di riscendere, spettacolari giochi di nuvole impreziosiscono gli ultimi scorci a 16:9 del Corno. Risaliamo al Vaduccio e poi giù per il bosco ad intercettare il sentiero che porta all'Acerone. Acero pseudoplatanus o Acero di monte plurisecolare, un albero monumentale che arriva a oltre 40m di altezza, ma dalle varie ricerche che ho fatto non si parla mai di un fusto spropositato. Avevo letto che alla base dell'albero c'era una feritoia nel fusto, così grande da farci entrare 8 persone…. non ci credevo…. ma…. siamo a quota 1320, in una curva del sentiero si svolta a sinistra, ci sono gli omini in pietra che indicano la strada e dei segni arancioni. Ad un certo punto si arriva al cospetto di una valletta, svoltare verso sinistra e salire,  mai scendere, 100m avanti e guardare sulla destra, non potete sbagliare!!! a quota 1360 c'è lui, l'immenso Acero, ci entrano veramente 8 persone!!!!! La grande cavità è bruciata, forse un fulmine l'ha colpito e ferito. Dopo questa perla botanica, torniamo alle macchine, il sole è già tramontato, 15km di sentiero sono stati percorsi, e mi scuso sin da ora se le foto saranno ripetitive, ma non c'era altro da fotografare.

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Cascata della Morricana ghiacciata
Monti della Laga
Sunday 19 December 2010
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Ci sono persone che amano andare in montagna, in inverno, solo sulle creste dei monti e in posti assolati, ma ci sono persone come me che hanno una grande voglia di andare a crepare nei fossi per ammirare, anche se per pochi minuti, capolavori della nostra montagna. Oggi ho deciso di affrontare il sentiero della Morricana con l'obiettivo di scattare foto alla cascata della Morricana in veste invernale. Venivamo da una delle settimane più fredde del decennio, freddo precoce, quasi sicuramente la cascata era gelata, e una volta fatta la bocca ci decidiamo ad andare.... Arriviamo al Ceppo, caffettuccio da Cesira al ristorante Julia e poi su per la sterrata. Sono le 9, ci incamminiamo, non sappiamo cosa ci aspetta, o meglio ancora me lo immagino ma non mi aspettavo quello che abbiamo trovato. Mettiamo immediatamente le ciaspole ai piedi iniziando a sfondare la neve farinosissima, alta, tanta neve copriva il sentiero. La fatica si inizia a percepire, capisco che non sarà facile ma la cascata la voglio vedere. Ci alterniamo ad aprie la strada, un pò per uno sfondiamo la neve fino a far stancare oltre la metà del gruppo :D... La sterrata di 6km sembra non finire mai, ma la meravigliosa scenografia invernale tra i faggi e gli abeti bianchi appagava il senso di fatica. Arriviamo, dopo quasi 3 ore di marcia al'imbocco del sentiero per la Morricana. La neve è sempre più alta, più faticosa, è stata dura aprire un varco, gli adduttori delle mie gambe iniziavano ad avvertirmi.... Ci alterniamo io e Massimo, muri di neve, pendenze accentuate e salite ostacolavano il percorso, l'attraversamento dei torrenti è stato anch'esso non privo di rischi. Il gruppo accusava tanta fatica, il tempo passava e la cascata non arrivava mai.... la fatica sempre più alta, ma io la cascata la dovevo vedere, ero lì apposta!!! all'ultima salita impegnativa, parte del gruppo decide saggiamente di tornare indietro, già sapevo che saremmo tornati in notturna, era giusto tornare indietro ma io non potevo.... chiedo agli altri se volevano venire con me, e per fortuna che sono venuti!!! Federica, Paola e Massimo decidono di accompagnarmi per gli ultimi interminabili metri... senza il loro apporto non sarei stato in grado di arrivarci.... soprattutto quando mi si è sfondata la neve in un torrente e non riucivo ad uscire.... abbiamo dovuto scavare a mano per liberare la mia ciaspola altrimenti l'avrei dovuta tagliare ed andarmene senza!!! Ci siamo, Federica apre la strada e al cartello dell'arrivo alla cascata mi aspetta e mi lascia andare per primo per fotografare la cascata senza le imperfezioni fotografiche dovute alle tracce... mbè, ragazzi, grazie!!! era da tempo che aspettavo questo momento, da solo non ce l'avrei fatta!!! la cascata era parzialemente gelata, uno spettacolo!!!! le foto non rendono giustizia alla sua bellezza!!! giusto 10 minuti e riniziamo a scendere, era molto tardi, stava iniziando il tramonto. A scendere pedaliamo, le gambe erano quasi andate per la fatica, le lampade frontali ci hanno accompagnato fino al ristorante Julia, erano le 19, e Cesira ci ha preparato una deliziosa cena a base di funghi e arista di maiale!!! Molti di voi diranno che sono stato incosciente, io vi dico che ho valutato i rischi, ed è andata bene. Così si apprezza davvero la Montagna, con le persone giuste!
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Paesaggi & Funghi 2011
Vario
Monday 13 December 2010
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Dopo lo strepitoso e inaspettato successo, ci riproviamo!! E' arrivato alla sua seconda edizione il calendario "Paesaggi & Funghi",  un contenitore di foto scattate nel parco nazionale del Gran Sasso, a testimonianza della varietà paesaggistica e micologica del nostro territorio. All'interno troverete una piccola raccolta dei nostri archivi, due splendidi incontri con vipere rare, la Melanica e la Ursinii, fotografie storiche del Gran Sasso, paesaggi e funghi anche sconosciuti agli addetti ai lavori. Ad agosto un nuovo ingresso della famiglia impreziosisce il calendario. Con l'occasione ringraziamo tutti coloro che ci hanno incoraggiato nel replicare l'edizione, un grazie particolare va al colorificio San Marco che  ha contribuito economicamente, dimostrando una particolare sensibilità verso la natura abruzzese. Lo scopo del calendario è quello di far conoscere i meravigliosi territori che ci circondano a due passi dalla città, a far conoscere la preziosa immensità del sottobosco dei nostri più bei boschi europei (detto da un prof Francese!). Il materiale prodotto e pubblicato ha richiesto tempo, sacrifici, tanto piacere, il tutto è stato possibile con gli stimoli derivanti,  nel caso dei paesaggi, dall'escursionismo del CAI di Teramo, mentre per quanto riguarda i funghi dall'attività scientifica e di ricerca dell'associazione AMB di Muggia e soprattutto l'AMENA di Teramo. Il calendario è gratuito, lo potete richiedere venendo al colorificio de Ruvo a Teramo in bivio di Mezzanotte, le copie sono poche!!!
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Per il fosso della Lagnetta a Pane e cacio
Monti della Laga
Sunday 07 November 2010
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Che si fa oggi? in alto c'è la neve e tanto ghiaccio, in basso non invoglia a passeggiare, non sappiamo dove andare…. ci incontriamo alle 7 e decidiamo di "rinfossarci" …. dove? a Cesacastina. Non abbiamo in mente un giro preciso, una volta arrivati al paese ci incamminiamo verso il fosso della Lagnetta. Fosso molto stretto e umido, ricco di salti e pozze, in questo periodo però è asciutto. E' bello si cammina bene, in alcuni casi si arrampica su arenaria bagnata, più salivamo e più si stringeva il fosso. Raggiungiamo la presa dell'Enel in località le Cannare e alzando gli occhi notiamo la nebbia avanzare veloce, abbandoniamo il fosso e ci ributtiamo quindi su un vecchio sentiero segnato con segni giallo rossi forse 30 anni fa. Ora quei segni si trovano a più di 2 metri di altezza… raggiungiamo il sentiero italia del bosco Tignoso e decidiamo nonostante il vento e i miei primi colpi di tosse di arrivare alla fonte pane e cacio. Ragazzi, il bosco del Tignoso è meraviglioso, ci sono i faggi più imponenti della Laga, sono cattedrali di legno!!!! usciamo sui prati di falasca colorata di arancione, colpo d'occhio incredibile. Il paesaggio si fa scozzese, risaliamo il letto del torrente formato dalle varie sorgenti, sembrava veramente di stare in Scozia!!! la tosse aumenta con l'aumentare del vento….. raggiungiamo pane e cacio, sorgente secchissima, e poi la cresta della sella della Laga che si affaccia sul lago di Campotosto, panorama limpido e grandi giochi di luce rendono magico il lago. Al ritorno scendiamo verso le Centofonti, che ve lo dico a fà, i giochi di luce di questa giornata sulla Laga era la prima volta che li vedevo!!! La tosse è insostenibile, mi affatico, sembrava che camminavo ad una quota prossima ai 4000 m…. ma non fa niente il paesaggio alleviava la fatica. A riscendere sul sentiero delle Centofonti inizia una gara di cadute, ed al primo posto si classifica Paola con ben 4 cadute, al secondo posto  Massimo che con una sola caduta conquista 3 punti per la coreografia, terzo posto io con 2 cadute e mezzo (il mezzo è perché ho poggiato solo una mano per terra), quarto posto Federica che con una mezza scivolata a due scarpe si salva…. intanto io perdo l'uso della parola, la tosse ormai era padrona di me!!! la bronchite mi fermerà per un paio di settimane!!! :)
 
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Da Leofara al paese abbandonato di Laturo
Monti Gemelli
Sunday 31 October 2010
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Un anello spettacolare per le perle nascoste che si riescono a visitare. Poco più di 14 km attraversando un territorio vasto e variegato, un misto tra storia e cultura, natura selvaggia e natura scenografica. E' uno dei posti più intriganti, difficile da attraversare se non spinti da un desiderio di curiosità che può portare anche a tornare a casa completamente graffiati pur di vedere il paesino abbandonato di Laturo. Ebbene si, abbiamo raggiunto il paese di Laturo partendo dall'abitato di Leofara, un viaggio tra castagneti rigogliosi e natura selvaggia formata da rovi, felci giganti, acacie e ginepri…. fino al paese abbandonato, lasciato morire, crollare…. che peccato!! Quando ci si arriva la prima domanda che sorge spontanea è : "come facevano ad abitare qui?" … posizionato su di un costone di arenaria sovrastante due profonde valli, tutt'intorno solo bosco…. doveva essere incredibile la vita qui!! Da Laturo ci spostiamo a Settecerri, altro ex paese abbandonato recuperato alla grande con un tocco di ascolanità dovuto, secondo me, ad un uso massiccio di travertino. Le sorprese non finiscono qui, al ritorno si attraversa un bellissimo pascolo, una piccola svizzera, un prato che sembra rasato da un giardiniere e tutto intorno alberi isolati colorati d'autunno. Prato adibito al pascolo di pecore, cavalli, bovini, cani, ci si trova di tutto. Un coppia di cuccioli di pastore abruzzese ci hanno accompagnato per un pò, erano bellissimi!! Il giro finisce a Leofara, mentre la serata si completa alla sagra di Leofara con polenta pasta e ceci, panino con la salsiccia e castagne, pietanze buonissime!!!
 
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Il bosco Zen del fosso di Nerito
Gran Sasso
Monday 25 October 2010
 
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Oggi ho scoperto una perla nelle nostre montagne, conoscevo questo percorso solo sui libri, non ne ho mai sentito parlare dai frequentatori della montagna.... veramente strano che un posto incredibile come il Fosso di Nerito non sia molto visitato.. forse meglio! Per questa domenica avevo in mente di percorrere il fosso della Cavata in veste autunnale, ma il video sul fosso di nerito con bosco estivo pubblicato da un'amica sul suo profilo di facebook mi ci ha fatto ripensare. Ripiego così sul fosso di Nerito che non avevo mai fatto, dal video avevo intuito le potenzialità scenografiche che poteva farci apprezzare questo luogo e così siamo andati.... questa escursione si è rivelata una delle più belle mai fatte!!! Partiamo di buon'ora, il tempo non è malvagio, arriviamo a Nerito e troviamo l'ingresso anche grazie all'aiuto di un paesano, intenzionato a sversare benzina nel suo trattore... "scusi sa dov'è il sentiero che scende al fosso di nerito?" ..... "fosso di nerito!!! mmm... forse stì parlà dellù capacchiùl', favacchiùl'...... " ..... "penso di si!" .... " allò sta ess!" ... "grazie!"... :D ci incamminiamo lungo il sentiero italia non segnalato e ci immergiamo nel bosco di Nerito. Il torrente Rocchetta passa sotto di noi, porta molta acqua, la mia reflex intanto si scalda, oggi dovrà lavorare moltissimo!!! non attendiamo tanto e siamo già sul torrente, scorci incredibili, spettacolari, mix di colori stupendo... paesaggio che ci toglie la parola! ce lo godiamo!! Continuiamo a salire per una traccia molto visibile e non faticosa, il fosso è sotto di noi, fremiamo, vogliamo scendere a vedere i lastroni di arenaria solcati dal torrente... via giù per le pendici del fosso.... ci casca la lingua!!!! non ho mai visto tutto questo spettacolo naturale!!! arenaria, bosco autunnale, luce filtrata, massi e muschio verdissimo... fotografie a go gò, sinceramente le foto non riusciranno mai a far comprendere la scenografia integrale che si apprezzava ad occhio nudo. Risaliamo sul sentiero e continuiamo a salire, non sapevamo che il bello stava per arrivare.... l'apoteosi della bellezza autunnale dei nostri monti, viali di arenaria, acqua, colori caldi, piccole cascate, ruscelli, lo zen del bosco di Nerito... ragazzi vi giuro che era commovente!!!! paeasaggio straordinario, fantastico!!! l'escursione termina sopra questi lastroni, si stava facendo tardi e riscendiamo....gran bei posti e soprattutto poco conosciuti... per fortuna!! la montagna non è solo vette, no è solo salire, ma anche affossarsi può regalare gran belle emozioni!!
  
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