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Gran Sasso
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Sunday 04 October 2009 |
Quest'oggi abbiamo percorso l'area meridionale del Gran Sasso, l'ultimo baluardo del wilderness attraverso la valle di Cordorama e i valloni D'Angora e Cretarola. Escursione dalla marcata impronta autunnale, si potevano già ammirare i primi caldi colori della stagione più interessante. L'anello di 10 km, ha percorso il sistema di valli e canyon, scavati da un vecchio emissario di un lago, una volta presente nei sovrastanti prati di Cretarola.Durante le glaciazioni, tutta l'acqua di fusione dei ghiacciai presenti a Campo Imperatore, si incanalava nelle valli di Cretarola e D'Angora. L'enorme quantità d'acqua, ha fatto si che si scavassero questi enormi canyon, dalle alte pareti rocciose. Ora non si ha più un attraversamento superficiale di acqua in quanto avviene tutto sotto l'alveo, a causa del carsismo. L'escursione ha inizio dal rifugio San Francesco, si attraversa la valle di Cordorama, immersi tra ali di faggi e splendidi prati, poco dopo ci si immette nel bosco delle meraviglie. Tanti erano i funghi che tappezzavano il sottobosco, c'era di tutto!! Lasciato il bosco si inizia a scendere verso il vallone D'Angora attraversando le pietraie formatesi dalla disgregazione delle altissime pareti rocciose. Dal vallone D'Angora si passa, repentinamente, al vallone di Cretarola. Qui dovrete prestare molta attenzione nei passaggi di primo e secondo grado su roccia spesso bagnata. Il valllone di Cretarola era un gigantesco collettore per tutte le acque provenienti da Campo imperatore. Superati i diversi salti rocciosi si è al cospetto dei nevai perenni nascoti dal fogliame. Ad una quota di 1300m, è il sistema di nevai perenni più meridionale d'Europa. Ricoperti da vegetazione, si conservano al fresco e non subiscono fusione, l'alimentazione avviene a causa delle valanghe che precipitano dalle ripide pareti laterali. L'area che abbiamo visitato forse un giorno, spero molto prossimo, diventerà riserva integrale, è una zona ricchissima di storia geologica e naturalistica, ricca di specie floristiche endemiche e rare. Va assolutamente protetta l'ultima area realmente selvaggia del Gran Sasso. Escursione molto bella, finita a salsicce e arrosticini...... che mangiata ragazzi!!
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Gran Sasso
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Sunday 27 September 2009 |
Escursione incredibile!!!! non ho parole per descrivere la bellezza di questo anello, che abbiamo chiamato circuito per via della lunghezza e della miriade di posti che si attraversano. Per darvi un'idea, abbiamo percorso una ventina di chilometri tra sentieri classici,selle, passi, cime, valli, creste.... è incredile la varietà di luoghi, di situazioni tutte diverse tra loro. L'escursione che vi sto proponendo intanto la consiglio solo ai più esperti ed allenati, non è per tutti, è l'unica che attraversa le tre valli della catena occidentale del Gran Sasso, si attraversano la valle del Chiarino, la valle del Venacquaro e la val Maone, per questo la chiamiamo "circuito delle tre valli". Si parte da Campo Imperatore, si prende il sentiero che porta al Passo del Lupo e si continua a salire incrociando il Passo della Portella, dinanzi avrete sempre Pizzo Cefalone. Si dovraà accedere alla cresta delle Malecoste, quindi si sale verso Pizzo Cefalone, seguite i segni, ad un certo punto piegate alla vostra sinistra (intercettare i segni blu) verso la cima Woityla. La cresta che porta alla cima, è affilata e molto esposta, chi soffre di vertigini non può accedervi, chi porta persone un pò a rischio si deve munire di corda. Per raggiungere la croce della cima ci si infila in un buco, si è così in vetta a 2444m. A ovest vi si apre l'orizzonte verso la cresta delle Malecoste, la si deve percorrere fino alla sella delle Malecoste, da qui si gode di un panorama mozzafiato, sulle valli del Venacquaro e del Chiarino e su parte di Campo Imperatore, la vista è superba!!
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Monti Gemelli
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Sunday 20 September 2009 |
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Viste le probabili avverse condizioni meteo, io e i miei amici abbiamo deciso di fare un'escursione "sicura", siamo andati tra i tanto bistrattati monti gemelli. Questa volta la scelta è ricaduta sulla vetta del Foltrone a 1718m, percorrendo la vecchia via dei carbonai. Il sentiero ripercorre il vecchio tracciato che i Carbonai percorrevano per raggiungere le svariate "piazze" (i luoghi di raccolta della legna) dove formavano le carbonaie. Ne abbiamo intercettate a decine, alcune ancora conservano lo sporco del carbone, altre invece erano intuibili per la forma tipica. E' un itinerario suggestivo, per le splendide vedute, per le splendide faggete, per il silenzio. Il sentiero parte appena dopo l'area attrezzata per birdwatching sulla strada per Macchia da Sole, poco più avanti c'è una palina che indica la direzione. Si sale lungo l'evidente sentiero, si intercetta una fonte con vasche metalliche e si continua fino ad un prato, il Piano di Balivo, sede di un insediamento Longobardo. Qui bisogna stare attenti, andare verso destra ed intercettare un omino di pietra, seguire poi l'evidente sentiero fino ad un manufatto di cemento sopra il ruscello di Fosso dell'Acqua. Da qui il sentiero si inerpica nella faggeta della Murata ed è segnato con segni gialli. La salita è ripida, bellissima, fino a salire oltre a murata per godere del meraviglioso paesaggio. Seguite verso la pietraia sotto Colle Bianco (qui è ancora segnato) arriverete ad una prato, diverso dagli altri, perchè qui nascono le "voleche". Da qui si va a naso, intercettare un sentiero pietroso, sempre in salita fino ad uscire dal bosco ed andare in cresta per raggiungere la vetta.Il Foltrone è una montagna faticosa, snobbata, che nasconde perle naturalistiche e paesaggistiche incredibili. E' stata una bellissiima escursione, consiglio vivamente di farla in autunno con i colori caldi della stagione!!
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Gran Sasso
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Tuesday 15 September 2009 |
Io e Luciano, siamo andati a controllare la percorribilità del sentiero che conduce da Casale San Nicola a Cerchiara lungo il canale di gronda dell'Enel. Abbiamo percorso il sentiero 208, lasciata l'auto a Casale si imbocca il sentiero Italia e si sale, fino ad un incrocio segnato da una palina del parco, si prosegue ora in direzione di Cerchiara, sempre in piano lungo un sentiero comodissimo e visibilissimo. Dopo la prima curva troverete un tratto attrezzato con un cavo d'acciaio, serve solo perchè il breve tratto è interessato da una frana di sgretolamento. Si cammina lungo un vecchio tracciato che univa i due paesi e oper un lungo tratto al di sopra del canale di gronda che convogliava acqua al Lago di Campotosto. Si attraversano prati, boschi, spazi panoramici, alle spalle c'è il bellissimo paretone del Corno Grande a sorvegliarci!! Bellissimo il panorama che si ammira dal sentiero, panorami interrotti da siepi di more giganti e piantagioni spontanee di nocciole. Le sorprese non finisco qui, in un punto del bosco molto buio, incrociamo una famiglia di salamandrine dagli occhiali, strepitose, bellissime!! Il sentiero rimane in piano per diversi chilometri poi si abbassa fino ad arrivare all'area attrezzata di fonte chiavatteri, ma prima di scendere godetevi il maestoso salto di Vena di Fano meglio conosciuto come Pisciarellone e la magnifica quinta scenografica di Vena Pecorale. Una volta all'area attrezzata più avanti ci sono bellissimi esempi di architettura rurale del diciannovesimo secolo, strutture a secco, ancora ben conservate, il terremoto non li ha scalfiti. Dopo un paio di chilometri si arriva a Cerchiara. Percorso adatto a tutti, ricco di suggestioni, ricco di storia, dove la natura può regalarci momenti rari.
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Gran Sasso
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Sunday 23 August 2009 |
La mia seconda volta sul tetto dell'appennino, questa volta dalla via più scenografica, la più bella! La via dove si ammira tutta la poderosa massa rocciosa che costituisce questa montagna, da qui si ammirano i panorami verso le valli abruzzesi, si ammira il mare, ci si arrampica, si osservano fioriture incredibili, la via che parte dall'Arapietra per la vetta occidentale del Gran Sasso è magnifica, sorprendente. Partiti di buon'ora, ci incamminiamo con una condizione meteo bellissima, cielo sgombro di nubi, con visuale sui due corni sempre stupefacente. A metà mattina, mentre eravamo sul passo del Cannone, arriva il nucleo di aria fredda che rimane schiacciato nei bassi strati, creando così un tappeto di nuvole sotto i nostri piedi regalandoci viste uniche. In vetta si arriva, per chi è allenato, in 4 ore senza problemi di nessun genere, mentre chi non è allenato o pratico di passaggi su roccia consiglio di essere accompagnati da qualcuno che abbia un minimo di esperienza. Per alcuni passaggi ci vuole più agilità, ma per il resto è un'escursione tranquilla che ogni teramano dovrebbe fare almeno una volta nella vita!! Si attraversano solo due parti ferrate, la prima al passo delle scalette, e poi al passo del cannone, fate sempre attenzione soprattutto se la roccia è bagnata. Arriviamo in vetta, con l'incredibile sopresa di una vetta vuota, senza persone, tutta nostra, è una rarità!! Le condizioni meteo iniziano a peggiorare, salgono le nuvole, il panorama si scopre per pochi istanti, ma lo scenario incredibile che si è formato non si può commentare, troppo bello. Bivacchiamo per una buona mezz'ora in vetta e poi decidiamo di scendere, nel frattempo nelle valli attorno a noi si formavano i primi temporali di calore, mentre tranquilli scendevamo al rifugio Franchetti. Una volta al rifugio è toccato anche a noi il temporale fin sotto le macchine, regalandoci nuovamente scenografie naturalistiche incredibili! E' stata una grandiosa giornata, passata con un bel gruppetto, spensierata e soprattutto altamente fotografica, come piace a me!!!
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Monti della Laga
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Wednesday 19 August 2009 |
Il territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, offre la possibilità di poter percorrere magnifici posti senza doversi sacrificare più di tanto. Molti dei sentieri che portano ai fossi dei Monti della Laga sono facilmente raggiungibili con l'auto Sono ricchi di meravigliose cascate, scorci naturalistici incredibili. Quest'oggi, con alcuni amici, ho percorso l'anello delle cascate a Padula, abbiamo visitato la cascata di Posaturo, la cascata di Cantagalli e diversi salti minori, il tutto in poco meno di due ore e mezza, nel pieno pomeriggio di un giorno di agosto. Percorso adatto a tutti, non serve allenamento, solo un pizzico di capacità di orientamento in alcuni incroci, il rumore dell'acqua è un buon indicatore di sentiero giusto. Imbocchiamo il sentiero 341, appena prima del ponte di santa croce che porta a Macchiatornella, a circa 5 minuti dalla partenza, alla vostra destra troverete un cartello che vi indicherà il sentiero della cascata di Posaturo. Si scende sotto il fosso e passata una piccola zona attrezzata con un cavo e dei gradini, vi troverete di fronte alla cascata. Bellissimo il colpo d'occhio, tanta era l'acqua che scendeva nonostante il periodo. Risaliamo riprendendo il sentiero 341 e continuiamo a salire tra boschi, torrenti, e ponti.... Passato il ponte della Cavata bisogna salire, ad un certo punto c'è un incrocio di diversi sentieri, prendete quello che scende alla vostra sinistra e camminate fino al ponte Flammagno, dove vi riposerete al fresco!! Da qui si scende alla cascata Cantagalli, tre salti che compongono una delle più belle cascate della Laga, meravigliosa! Riprendendo il sentiero Italia, si continua a scendere e ad un certo punto...... non ve lo dico, se ci andate divertitevi a trovare il sentiero che scende alla cascata minore di Posaturo, ne vale veramente la pena!. L'anello si conclude ritornando poco dopo alle auto. Chi non può permettersi di fare escursionismo per tutto il giorno, ma può solo il pomeriggio, questo è un itinerario ideale per scoprire bellezze nostrane che molti sottovalutano. Non rimanete a casa, uscite e andate a passeggiare per le nostre montagne!!
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Monti della Laga
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Sunday 16 August 2009 |
La cascata della Morricana, oltre che dal sentiero Italia, la si può raggiungere risalendo il fosso del Castellano, alla vostra destra se percorrete il sentiero verso la Morricana. Escursione impegnativa, riservata solo ai più esperti in orientamento e resistenza fisica. Ricordo che la fatica in montagna ripaga sempre con qualcosa di bello e unico, qualcosa che poche persone vedono. Nel caso di oggi, abbiamo risalito il fosso del Castellano per ammirare tutti i salti d'acqua che portano poi alla cascata più imponente dell'intero fosso, la più famosa e facilmente raggiungibile, quella della Morricana. Il fosso in questione si raggiunge imboccando il sentiero ufficiale per la Morricana, il 333, e dopo 20 minuti di camminata troverete uno stazzo più ampio, con un albero segnato davanti a voi, giratevi verso destra e intercettate il tracciolino ripido che scende fin sotto, raggiungerete così la prima cascata, non vi dirò come si va avanti per evitare possibili problemi ai meno esperti..... se decidete di andare a vedere tutte le cascate, ricordatevi che non è una passeggiata, in alcuni casi ci si arrampica su arenaria bagnata, in altri si risalgono pendenze umide ricche di vegetazione, in altri casi si guada il torrente facendo gli equilibristi.... ma ne vale la pena!!! Tanta era l'acqua che scendeva da non sembrare agosto, chissà come saranno queste cascate in primavera!!! Bellissimo il paesaggio, si alternavano stretti passaggi con ampie aperture ad anfiteatro tra pareti di arenaria e bosco, difficile il percorso tra rigogliosa vegetazione, rami e fango.... chi ha intenzione di andarle a vedere stia molto attento!!
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Gran Sasso
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Wednesday 05 August 2009 |
A sud, nella zona compresa tra il massiccio del Corno Grande e la vetta del Camicia, si estende uno degli altipiani più grandi dell'Italia peninsulare, Campo Imperatore. Si raggiunge da Assergi, passando per Fonte Cerreto e continuando lungo la SS17 bis. Si tratta in realtà di più piani inclinati racchiusi da ripidi versanti montuosi. L'intera piana non ha corsi d'acqua superficiali e l'unica traccia di modellamento fluviale lo troviamo nel canyon dello Scoppaturo. Zona che riceve ingenti quantità d'acqua ma che risulta arida, è ciò ne conferisce un fascino unico, lmentre lo sguardo si perde nelle praterie senza confine. Non è un paesaggio monotono, si passa dalle zone pianeggianti alle tipiche forme ondulate delle doline, completandosi con gli immensi fiumi di pietre che scendono dai ripidi versanti del Brancastello, Prena e Camicia. Il fiume di pietra della Fornaca, che scenda dal Prena, si innesta al canyon dello Scoppaturo rendendo il paesaggio lunare, ricorda paesaggi del Nevada, praterie del West! Questo aspetto arido, privo di vegetazione, ha ispirato numerosissimi registi di film importantissimi. Grazie ai film come "il nome della rosa", "lady hawke", "lo chiamavano trinità" e tanti altri, la piana è famosa nell'ambito cinematografico e pubblicitario. Nel canyon dello Scoppaturo, è stata girata una scena del "Deserto dei Tartari", per la precisione la scena della caccia al cinghiale. Ufficialmente il canyon è parte del sentiero Italia, escursione di pochi chilometri adatta proprio a tutti. Si attraversano gole e ampie radure, tra pareti di roccia e dune di pietra, bellissima da percorrere, spesso sembra di essere dentro alle scenografie dei film western.... andateci!!
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Gran Sasso
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Sunday 02 August 2009 |
La via normale al Prena è la salita più facile per raggiungere la vetta. Si parte dalla ex miniera di bitume sul fianco SW del Camicia, si inizia a salire per prati costeggiando la fiumara di detriti, meglio conosciusa come la Fornaca. Il paesaggio già si manifesta con tutta la sua bellezza, diverso rispetto alle altre zone della catena. Si intuisce, dalle numerose guglie arrotondate che danno vita al Prena, che l'erosione in questa zona fa da padrona, diciamo è l'artista di questo paesaggio. Il sentiero risulta molto polveroso ed il bianco della roccia ricorda molto il gesso. L'erosione rende il paesaggio unico, sorprendente quasi lunare. Si percorre il sentiero di detriti fino al vado di Ferruccio (2245 m), stupefancente il cambio di versante da nord a sud una volta passato il vado, dapprima verso campo Imperatore e poi verso il territorio teramano, due paesaggi completamente differenti, di egual bellezza. Si spaziava dal Conero fino alle coste molisane osservando il panorama adriatico, la vista da qui è ampissima. Dal Vado di Ferruccio si percorre un breve tratto in piano, per poi salire lungo le inevitabili ripide rocce sotto la cresta del Prena. La salita che porta fin alla cresta del Prena, è consigliata a chi ha buona dimestichezza con la roccia, si sale spesso appoggiando le mani tra canali e ripidi costoni, e qui nulla di complicato, mentre la discesa per chi non è abituato può risultare difficoltosa. Una volta in cresta, a due passi si è in vetta a 2561 m. Panorama incredibile, ammiriamo la via dei laghetti, il sentiero del centenario, campo imperatore, il Corno grande, il Camicia, la costa adriatica.... tutto!!!! meraviglioso!!! Lungo il sentiero c'è una sola sorgente, Fonte comune, che d'estate è completamente asciutta, portatevi acqua a sufficienza se affrontate la salita nel periodo estivo, questo percorso è costantemente esposto al sole, però vale la pena farlo!
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Gran Sasso
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Sunday 19 July 2009 |
Il monte Brancastello può essere raggiunto da diverse vie, la più difficile è dal sentiero di Santa Colomba. Abbiamo scelto di fare poi un anello, una volta in cima al Brancastello siamo scesi dal vallone di Pizzo San Gabriele. Un anello di 18 km, che non consiglio di fare a patto che non siate esperti e sappiate leggere territorio e carte, è un sentiero molto faticoso con un dislivello in salita di 1600 m, la discesa invece è impervia molto difficoltosa per la presenza di erba con pendenze quasi del 100%. Siamo partiti da Piano del Fiume e intrapreso il sentiero di Santa Colomba ci ritroviamo dopo poco al cospetto dell'Eremo di Santa colomba, si continua a salire e appena lasciato il bosco, il panorama che si prospetta dinanzi è magnifico, è grandioso con le quinte dei monti e il susseguirsi di fossi. La giornata limpida e serena ha contribuito a dare una maggior profondità a questi scenari, facendoli sembrare quasi finti. Alle nostre spalle invece, si intravedeva la costa adriatica dal Conero alla costa pescarese, in lontananza si avvistavano anche le isole di Lissa (Croazia). Il sentiero per salire al vado di Pioverano è segnato, ma dovete intercettare a naso i massi con i segni giallo-rossi. Appena sotto il vado era incredibile il tappeto di Stelle Alpine che coprivano il sentiero, ne erano migliaia!! Al Vado di Pioverano si apre alla vista il fantastico altopiano di campo Imperatore e la maestosità del Corno Grande. La cima del Brancastello è ad una manciata di minuti, dopo aver percorso un tratto del sentiero del centenario si è in vetta. Panorama meraviglioso. Da qui nascono i problemi, si decide di scendere da Pizzo San Gabriele, una volta al pizzo si scopre che il sentiero segnato sulla carta del Gran Sasso è sbagliato, quindi andiamo a tentativi in un territorio selvaggio è ricco di insidie. Sconsiglio a tutti di intraprendere questa discesa senza aver la minima conoscenza di quello che si deve affrontare. Le cadute si susseguono, il sentiero è ripido coperto dall'erba, ma soprattutto lungo, mettendo a dura prova le articolazioni!! La discesa è interminabile, arrivati al sentiero più comodo io finisco di bere il mio terzo litro d'acqua!!! Che sfacchinata!!! Ora il percorso si fa più dolce, fino ad intercettare il sentiero dei quattro vadi che ci riporterà alle macchine. Abbiamo fatto un dei dislivelli più importanti dell'intera catena del Gran Sasso, abbiamo visitato uno dei posti più selvaggi e meno visitati, abbiamo assaggiato la difficoltà di una discesa incredibile, abbiamo compreso l'immensità e la vastità della nostra montagna, da lontano sembra un ammasso di roccia e boschi, ma una volta lì si apre uno scrigno di vedute e di paesaggi unici.
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Gran Sasso
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Sunday 28 June 2009 |
Non ci sono parole per descrivere la bellezza di questo anello, ma solo emozioni. Quest'oggi abbiamo affrontato una delle più belle escursioni possibili nel gruppo del Gran Sasso, trovo difficoltà a identificare un itinerario di simile splendore. Sono 25 i km percorsi in 12 ore, dalla mattina al tramonto, con le emozioni che si susseguono appena dopo la partenza. Da Prati di TIvo, nonostante l'incognita meteo, decidiamo di percorrere il sentiero delle cascate del Rio Arno per poi sbucare nella Val Maone. Lo scenario che si è presentato era sublime, ricco di bellezza, contrasti, colori vividi, unico!!! La prima valle del lungo anello è percorsa, la valle più famosa, la Val Maone. Alla base della Sella dei Grilli decidiamo di salire in cresta, è un crescendo di stupore, quasi non credevo alla spettacolo che i miei occhi osservavano, la Val Maone percorsa da sbuffi di nuvole, sprazzi di cielo sereno, meraviglia!!! In cresta alla Sella dei Grilli, l'esplosione delle emozioni, le due valli a portata di mano, a destra Val Maone a sinistra la Vale del Venacquaro, dinanzi a noi Pizzo Cefalone. L'incognita meteo gioca a nostro favore, le nuvole sono alte e poco consistenti, il pericolo pioggia per ora è scongiurato, quindi si decide di chiudere il meraviglioso anello perccorrendo la Valle del Venacquaro. Verde, grigio, giallo, bianco un misto di colori, di semplicità, di bellezza rara, la valle è favolosa immersa nei giochi di luce delle nuvole. La percorriamo per arrivare alla fine e gustare il panorama sul fosso del Venacquaro. Scendiamo ripidamente sul sentiero verso il Brecciarone, il sentiero è completamente distrutto dalle valanghe e dalle frane a causa della neve e del recente terremoto. Rientramo, dopo aver percorso il bordo del Brecciarone, nel bosco di Fonte Novello fino all'incrocio con il sentiero Italia. Siamo immersi ora, dopo km percorsi tra radure e roccia, in meravigliosi boschi ed estesi prati. Attraversiamo il bosco Varrecchiette fino ai Prati Cantieri, le condizioni meteo peggiorano e uno scroscio d'acqua di pochi minuti ci costringe a ripararci sotto al bosco, ma la bellezza del territorio immerso in ali di vapore era uno dei tanti regali di oggi che la natura ci ha donato. Lo spettacolo che ho osservato sulla val Maone e sul Corno Piccolo non lo dimenticherò facilmente. Ci dirigiamo a Pietracamela attraversando il canale di gronda per imboccare gli ultimi km della giornata verso Prati di Tivo. Alle ore 20.00, l'anello delle due valli è chiuso. Credo che non dimenticherò mai questa giornata!!
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Gran Sasso
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Sunday 14 June 2009 |
Si ritorna sul gruppo del Gran Sasso, con una magnifica escursione ai piedi del monte Corvo. Escursione di circa 16 km, ad anello, che abbraccia diversi luoghi tutti diversi tra loro, tutti tremendamente belli.Escursione varia, su prato, su bosco, su roccia, su acqua, su neve, un saliscendi continuo, adatto a chi ha tanta voglia di camminare e di scoprire. Sulla carta non troverte gran parte di questo itinerario, ideato per andare alla scoperta, alla ricerca di nuovi posti, all'avventura, tutte caratteristiche che hanno reso questa escursione magica, incantevole. Partenza da Prato Selva, si attraversano i prati della selva fino alla sterrata sotto il colle Abetone, dopo poco averla imboccata prendere la strada a destra sulla biforcazione, quelle che scende al fosso del Crivellaro. Da qui puntare il Colle delle Monache, la nostra tappa intermedia. Continuare a salire per i prati seguendo l'evidente traccia sul terreno, chi vuole può scendere sul greto del ruscello alla vostra destra. Continuare a salire fino ad intercettare il sentiero seganto e percorrerlo fino a conquistare la cresta del Colle delle Monache. Panorama a perdita d'occhio, meraviglioso!, questo è il regalo del sacrificio della salita. L'escursione prosegue scendendo sul traverso del Campiglione fino ad arrivare alla sella del fosso del Monte. Qui si apre un altro splendido panorama, sulle valli del Gran Sasso. Scendere dalla sella al piano del Rifugio del Monte. L'altra tappa è stata raggiunta, ora bisogna risalire ai prati di San Pietro lungo il sentiero Italia. Seguite sempre i segni e sbucherete su di un prato dove si riprende la sterrata che riporta a Prato Selva. Percorso ricco di soprese, soprattutto floristiche, eccezionale giro nella natura impervia del Gran Sasso. Il tutto condiviso con il solito meraviglioso Gruppo Bradipi del CAI di Teramo, contribuendo così a riportare a casa un altro per gruzzolo di emozioni.
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