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Gran Sasso
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Wednesday 05 August 2009 |
A sud, nella zona compresa tra il massiccio del Corno Grande e la vetta del Camicia, si estende uno degli altipiani più grandi dell'Italia peninsulare, Campo Imperatore. Si raggiunge da Assergi, passando per Fonte Cerreto e continuando lungo la SS17 bis. Si tratta in realtà di più piani inclinati racchiusi da ripidi versanti montuosi. L'intera piana non ha corsi d'acqua superficiali e l'unica traccia di modellamento fluviale lo troviamo nel canyon dello Scoppaturo. Zona che riceve ingenti quantità d'acqua ma che risulta arida, è ciò ne conferisce un fascino unico, lmentre lo sguardo si perde nelle praterie senza confine. Non è un paesaggio monotono, si passa dalle zone pianeggianti alle tipiche forme ondulate delle doline, completandosi con gli immensi fiumi di pietre che scendono dai ripidi versanti del Brancastello, Prena e Camicia. Il fiume di pietra della Fornaca, che scenda dal Prena, si innesta al canyon dello Scoppaturo rendendo il paesaggio lunare, ricorda paesaggi del Nevada, praterie del West! Questo aspetto arido, privo di vegetazione, ha ispirato numerosissimi registi di film importantissimi. Grazie ai film come "il nome della rosa", "lady hawke", "lo chiamavano trinità" e tanti altri, la piana è famosa nell'ambito cinematografico e pubblicitario. Nel canyon dello Scoppaturo, è stata girata una scena del "Deserto dei Tartari", per la precisione la scena della caccia al cinghiale. Ufficialmente il canyon è parte del sentiero Italia, escursione di pochi chilometri adatta proprio a tutti. Si attraversano gole e ampie radure, tra pareti di roccia e dune di pietra, bellissima da percorrere, spesso sembra di essere dentro alle scenografie dei film western.... andateci!!
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Gran Sasso
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Sunday 02 August 2009 |
La via normale al Prena è la salita più facile per raggiungere la vetta. Si parte dalla ex miniera di bitume sul fianco SW del Camicia, si inizia a salire per prati costeggiando la fiumara di detriti, meglio conosciusa come la Fornaca. Il paesaggio già si manifesta con tutta la sua bellezza, diverso rispetto alle altre zone della catena. Si intuisce, dalle numerose guglie arrotondate che danno vita al Prena, che l'erosione in questa zona fa da padrona, diciamo è l'artista di questo paesaggio. Il sentiero risulta molto polveroso ed il bianco della roccia ricorda molto il gesso. L'erosione rende il paesaggio unico, sorprendente quasi lunare. Si percorre il sentiero di detriti fino al vado di Ferruccio (2245 m), stupefancente il cambio di versante da nord a sud una volta passato il vado, dapprima verso campo Imperatore e poi verso il territorio teramano, due paesaggi completamente differenti, di egual bellezza. Si spaziava dal Conero fino alle coste molisane osservando il panorama adriatico, la vista da qui è ampissima. Dal Vado di Ferruccio si percorre un breve tratto in piano, per poi salire lungo le inevitabili ripide rocce sotto la cresta del Prena. La salita che porta fin alla cresta del Prena, è consigliata a chi ha buona dimestichezza con la roccia, si sale spesso appoggiando le mani tra canali e ripidi costoni, e qui nulla di complicato, mentre la discesa per chi non è abituato può risultare difficoltosa. Una volta in cresta, a due passi si è in vetta a 2561 m. Panorama incredibile, ammiriamo la via dei laghetti, il sentiero del centenario, campo imperatore, il Corno grande, il Camicia, la costa adriatica.... tutto!!!! meraviglioso!!! Lungo il sentiero c'è una sola sorgente, Fonte comune, che d'estate è completamente asciutta, portatevi acqua a sufficienza se affrontate la salita nel periodo estivo, questo percorso è costantemente esposto al sole, però vale la pena farlo!
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Gran Sasso
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Sunday 19 July 2009 |
Il monte Brancastello può essere raggiunto da diverse vie, la più difficile è dal sentiero di Santa Colomba. Abbiamo scelto di fare poi un anello, una volta in cima al Brancastello siamo scesi dal vallone di Pizzo San Gabriele. Un anello di 18 km, che non consiglio di fare a patto che non siate esperti e sappiate leggere territorio e carte, è un sentiero molto faticoso con un dislivello in salita di 1600 m, la discesa invece è impervia molto difficoltosa per la presenza di erba con pendenze quasi del 100%. Siamo partiti da Piano del Fiume e intrapreso il sentiero di Santa Colomba ci ritroviamo dopo poco al cospetto dell'Eremo di Santa colomba, si continua a salire e appena lasciato il bosco, il panorama che si prospetta dinanzi è magnifico, è grandioso con le quinte dei monti e il susseguirsi di fossi. La giornata limpida e serena ha contribuito a dare una maggior profondità a questi scenari, facendoli sembrare quasi finti. Alle nostre spalle invece, si intravedeva la costa adriatica dal Conero alla costa pescarese, in lontananza si avvistavano anche le isole di Lissa (Croazia). Il sentiero per salire al vado di Pioverano è segnato, ma dovete intercettare a naso i massi con i segni giallo-rossi. Appena sotto il vado era incredibile il tappeto di Stelle Alpine che coprivano il sentiero, ne erano migliaia!! Al Vado di Pioverano si apre alla vista il fantastico altopiano di campo Imperatore e la maestosità del Corno Grande. La cima del Brancastello è ad una manciata di minuti, dopo aver percorso un tratto del sentiero del centenario si è in vetta. Panorama meraviglioso. Da qui nascono i problemi, si decide di scendere da Pizzo San Gabriele, una volta al pizzo si scopre che il sentiero segnato sulla carta del Gran Sasso è sbagliato, quindi andiamo a tentativi in un territorio selvaggio è ricco di insidie. Sconsiglio a tutti di intraprendere questa discesa senza aver la minima conoscenza di quello che si deve affrontare. Le cadute si susseguono, il sentiero è ripido coperto dall'erba, ma soprattutto lungo, mettendo a dura prova le articolazioni!! La discesa è interminabile, arrivati al sentiero più comodo io finisco di bere il mio terzo litro d'acqua!!! Che sfacchinata!!! Ora il percorso si fa più dolce, fino ad intercettare il sentiero dei quattro vadi che ci riporterà alle macchine. Abbiamo fatto un dei dislivelli più importanti dell'intera catena del Gran Sasso, abbiamo visitato uno dei posti più selvaggi e meno visitati, abbiamo assaggiato la difficoltà di una discesa incredibile, abbiamo compreso l'immensità e la vastità della nostra montagna, da lontano sembra un ammasso di roccia e boschi, ma una volta lì si apre uno scrigno di vedute e di paesaggi unici.
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Gran Sasso
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Sunday 28 June 2009 |
Non ci sono parole per descrivere la bellezza di questo anello, ma solo emozioni. Quest'oggi abbiamo affrontato una delle più belle escursioni possibili nel gruppo del Gran Sasso, trovo difficoltà a identificare un itinerario di simile splendore. Sono 25 i km percorsi in 12 ore, dalla mattina al tramonto, con le emozioni che si susseguono appena dopo la partenza. Da Prati di TIvo, nonostante l'incognita meteo, decidiamo di percorrere il sentiero delle cascate del Rio Arno per poi sbucare nella Val Maone. Lo scenario che si è presentato era sublime, ricco di bellezza, contrasti, colori vividi, unico!!! La prima valle del lungo anello è percorsa, la valle più famosa, la Val Maone. Alla base della Sella dei Grilli decidiamo di salire in cresta, è un crescendo di stupore, quasi non credevo alla spettacolo che i miei occhi osservavano, la Val Maone percorsa da sbuffi di nuvole, sprazzi di cielo sereno, meraviglia!!! In cresta alla Sella dei Grilli, l'esplosione delle emozioni, le due valli a portata di mano, a destra Val Maone a sinistra la Vale del Venacquaro, dinanzi a noi Pizzo Cefalone. L'incognita meteo gioca a nostro favore, le nuvole sono alte e poco consistenti, il pericolo pioggia per ora è scongiurato, quindi si decide di chiudere il meraviglioso anello perccorrendo la Valle del Venacquaro. Verde, grigio, giallo, bianco un misto di colori, di semplicità, di bellezza rara, la valle è favolosa immersa nei giochi di luce delle nuvole. La percorriamo per arrivare alla fine e gustare il panorama sul fosso del Venacquaro. Scendiamo ripidamente sul sentiero verso il Brecciarone, il sentiero è completamente distrutto dalle valanghe e dalle frane a causa della neve e del recente terremoto. Rientramo, dopo aver percorso il bordo del Brecciarone, nel bosco di Fonte Novello fino all'incrocio con il sentiero Italia. Siamo immersi ora, dopo km percorsi tra radure e roccia, in meravigliosi boschi ed estesi prati. Attraversiamo il bosco Varrecchiette fino ai Prati Cantieri, le condizioni meteo peggiorano e uno scroscio d'acqua di pochi minuti ci costringe a ripararci sotto al bosco, ma la bellezza del territorio immerso in ali di vapore era uno dei tanti regali di oggi che la natura ci ha donato. Lo spettacolo che ho osservato sulla val Maone e sul Corno Piccolo non lo dimenticherò facilmente. Ci dirigiamo a Pietracamela attraversando il canale di gronda per imboccare gli ultimi km della giornata verso Prati di Tivo. Alle ore 20.00, l'anello delle due valli è chiuso. Credo che non dimenticherò mai questa giornata!!
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Gran Sasso
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Sunday 14 June 2009 |
Si ritorna sul gruppo del Gran Sasso, con una magnifica escursione ai piedi del monte Corvo. Escursione di circa 16 km, ad anello, che abbraccia diversi luoghi tutti diversi tra loro, tutti tremendamente belli.Escursione varia, su prato, su bosco, su roccia, su acqua, su neve, un saliscendi continuo, adatto a chi ha tanta voglia di camminare e di scoprire. Sulla carta non troverte gran parte di questo itinerario, ideato per andare alla scoperta, alla ricerca di nuovi posti, all'avventura, tutte caratteristiche che hanno reso questa escursione magica, incantevole. Partenza da Prato Selva, si attraversano i prati della selva fino alla sterrata sotto il colle Abetone, dopo poco averla imboccata prendere la strada a destra sulla biforcazione, quelle che scende al fosso del Crivellaro. Da qui puntare il Colle delle Monache, la nostra tappa intermedia. Continuare a salire per i prati seguendo l'evidente traccia sul terreno, chi vuole può scendere sul greto del ruscello alla vostra destra. Continuare a salire fino ad intercettare il sentiero seganto e percorrerlo fino a conquistare la cresta del Colle delle Monache. Panorama a perdita d'occhio, meraviglioso!, questo è il regalo del sacrificio della salita. L'escursione prosegue scendendo sul traverso del Campiglione fino ad arrivare alla sella del fosso del Monte. Qui si apre un altro splendido panorama, sulle valli del Gran Sasso. Scendere dalla sella al piano del Rifugio del Monte. L'altra tappa è stata raggiunta, ora bisogna risalire ai prati di San Pietro lungo il sentiero Italia. Seguite sempre i segni e sbucherete su di un prato dove si riprende la sterrata che riporta a Prato Selva. Percorso ricco di soprese, soprattutto floristiche, eccezionale giro nella natura impervia del Gran Sasso. Il tutto condiviso con il solito meraviglioso Gruppo Bradipi del CAI di Teramo, contribuendo così a riportare a casa un altro per gruzzolo di emozioni.
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Monti della Laga
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Monday 08 June 2009 |
Questo fine settimana, con un ristretto gruppo di soci CAI, ho passato un weekend tra le montagne della Laga. Arriviamo al Ceppo sabato pomeriggio, accolti da Cesira dell'albergo Julia, abbiamo sistemato le borse e ci siamo fatti un piccolo giretto tra i boschi funestati da una tormenta di vento, prima di abbuffarci di una splendida cena in albergo. Vento caldo che ha allietato la serata e funestato la nottata!! L'escursione di domenica prevedeva di raggiungere Cima Lepri passando per Pizzo di Moscio, ma già dalla mattina presto si era capito che raggiungere solo Pizzo di Moscio era difficile. Ci incamminiamo per il sentiero Italia, attraversando lo splendido bosco di faggi, verdi, rigogliosi, nel massimo splendore. Raggiungiamo il rifugio del Lago dell'Orso e facciamo il punto della situazione, Cima Lepri viene abbandonata come meta, mentre Pizzo di Moscio nel frattempo si era completamente scoperto. Decidiamo quindi di raggiungere almeno Pizzo di Moscio, ma le sagge parole di Pasquale "c'ha tirat na cajol sò pizz di moscio!" si sono rivelate purtroppo esatte. Dopo 30 minuti dal rifugio, sulla storna, si suona la ritirata, il vento è sostenuto, la pioggia a vento era dolorosa sul viso, le nuvole che correvano veloci appena sopra le nostre teste però, ci hanno fatto ammirare un paesaggio meraviglioso, atipico, surreale. La ritirata si ferma per una buona mezz'ora dentro al rifugio del Lago dell'Orso, con camino acceso per riscaldarci e asciugarci i pantaloni.... atmosfera meravigliosa si respirava dentro... Si riparte alla volta del Ceppo per terminare così una bella passeggiata tra vento e boschi della Laga.
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Monti della Laga
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Sunday 24 May 2009 |
E' molto difficile descrivere, a parole, la bellezza di questi posti, l'emozione che si prova nell'averli davanti, ammirarli, farli propri. L'anello della Cavata, è l'escursione più emozionante di tutta la Laga, la mia preferita tra tutte quelle che ho fatto e credo non ci siano posti di equivalente bellezza. Sedici chilometri per gli stazzi, i fossi, i nevai, i torrenti e soprattutto le cascate. La caratteristica principale di questo itinerario è la presenza di numerose cascate, tutte spettacolari e questo è il periodo migliore per poter ammirare il sistema dei salti d'acqua più significativo dell'intera Laga, con la massima portata creano cascate innimagginabili per chi non le ha mai viste, sorprendenti per chi le ha viste sempre con portate minime. Corsi d'acqua inguadabili, troppa era l'acqua di fusione della neve che scendeva dagli stazzi della Cavata, convogliandosi nel fosso della Cavata. Le emozioni in questa escursione iniziano da subito, già nel bosco della Martese, verde, lussureggiante, per gli stazzi carichi di fiori, per il panorama superbo sul Gran Sasso. Continuano appena imboccato il sentiero che scende fin sotto il fosso, nel bosco di Langamella, esplodendo davanti alla più bella cascata del fosso, quella nei pressi della presa dell'Enel. Magnifica, alta, spettacolare, incredibile il volume d'acqua che precipita dall'alto. Si risale costeggiando il fosso, con la continua sinfonia dei corsi d'acqua che scorrono da tutte le parti. Dopo aver ammirato diversi salti si arriva agli stazzi della Cavata, fuori dal bosco, indescrivibile la bellezza di questo luogo, vi basta se vi dico che mi vengono i brividi se ci ripenso? l'ultima cascata della Cavata è un capolavoro della natura, della dinamica della natura, capace di scavare una galleria sopra il torrente, da permettermi di entrarci ed ammirare l'arte con cui la natura scolpisce certe forme. Credetemi è stata una cosa meravigliosa vedere tutto ciò!! Escursione fortemente voluta ed inserita nel calendario escursionistico del CAI di Teramo, l'alta richiesta di partecipazione ha richiesto una grande organizzazione con l'aiuto di Federica, Lucio e Filippo abbiamo portato 55 persone ad ammirare uno degli angoli nascosti più belli da raggiungere, direi uno scrigno della natura. Ringrazio per la partecipazione i CAI di Arsita, Castelli, Loreto, Rieti e di Teramo, ringrazio anche Cesira dell'Albergo JULIA che ci ha messo a disposizione la sala per una merenda a base di salumi, formaggi e funghi, inoltre ringrazio anche le cameriere Paola e Catia che hanno contribuito al successo di questa meravigliosa giornata. Ricordo che dal Ceppo si possono raggiungere magnifici posti con pochi chilometri di camminata, non snobbiamo questo posto, andateci la domenica e percorrete qualche sentiero, fate anche solo due passi nei boschi e capirete quanto è sorprendente questo luogo. Non esiste solo Prati di Tivo, c'è tanto per divertirsi, per rilassarsi anche qui..........non si trovano solo i funghi qui ma tante altre cose e si mangia veramente bene.....
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Monti della Laga
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Sunday 17 May 2009 |
Oggi abbiamo percorso uno tra gli anelli escursionistici più lunghi e panoramici di tutta la Laga, da Alvi al Monte di Mezzo scendendo per il Coppo. Escursione molto lunga, circa 19 km, con il dislivello maggiore tra quelle che raggiungono Monte di Mezzo, 1100m di dislivello. La caratteristica principale di questo percorso è fondamentalmente il panorama, dalle ampie vedute sulla valle delle Cento Fonti alle vedute aeree sul Gran Sasso e il Lago di Campotosto. Il percorso non è segnato, pochissimi percorrono questi tratti, ed è il motivo per cui posso consigliarvi di intraprendere questo anello solo se siete escursionisti esperti che sanno procedere con carta alla mano e tanto fiuto. Siamo partiti da Alvi, un paesino arroccato a quasi 1000m slm, lasciamo le auto in paese e prendiamo l'evidente sterrata che incrocia la chiesetta di Santa Croce e poco più avanti una sorgente captata. Si prosegue per un sentiero non evidente tra cespugli di ginepro (agopuntura gratis!) fino a giungere a Passo Cattivo. Inizia un pezzo di sentiero che si inerpica per 100 m di dislivello tutto su roccia, sembra quasi una scalinata, fatti i gradoni usciamo su una radura da dove iniziamo ad ammirare le vedute aeree sul Gran Sasso. Salendo altri 200m di dislivello arriviamo al primo punto fisso al Colle dei Prati, qui c'è una palina del parco. A NE puntiamo la Montagnola e dopo 1 ora e mezza siamo in cima a Monte di Mezzo. Vedute magnifiche da qui, sul Gorzano, su Campotosto, sul Gran Sasso. Puntiamo la bussola a sud su Peschio Menicone per intercettare il sentiero che porta al Coppo, località dove si incrocia il nostro sentiero con il SI 300. Usciamo sulla bellissima radura del Coppo, un prato circondato da alberi, con la nebbia che decorava ancor di più il bellissimo panorama. Da qui il sentiero di ritorno si complica, a metà strada tra il Coppo e il Colle dei Prati la traccia non è più evidente e si deve procedere ad intuito e con l'aiuto della bussola. Usciti dal bosco raggiungiamo Colle dei Prati per ripercorrere il sentiero di partenza e giungere ad Alvi. Escursione molto lunga, per esperti, noi abbiamo avuto difficoltà nel trovare i sentieri giusti, ma ne è valsa la pena vagare per i boschi con il più sano spirito d'avventura che ci accomuna! La pioggia, la grandine e la nebbia non hanno facilitato l'escursione, ma l'hanno resa unica, irripetibile.
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Monti Gemelli
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Friday 01 May 2009 |
La montagna dei Fiori è una continua sorpresa, con i diversi punti di accesso si possono apprezzare tutte le caratteristiche di questo luogo a due passi dal mare e dalla città. Oggi abbiamo scelto di fare un'escursione sul versante più aspro e roccioso, il versante ovest, dalla Croce di Corano fino ai balconi sul Salinello. L'antica via dei pastori, da Corano per il valico del Vallone, abbiamo percorso l'antica via che i pastori di San Vito, Settecerri e Collegrato, utilizzavano per accedere agli stazzi del Vallone. A mio avviso è il sentiero più emozionante di questa montagna, è assai suggestivo, molto esposto ed è sconsigliabile percorrerlo in condizioni meteo avverse, il territorio pietroso può esserre soggetto a frane quindi prestare molta attenzione. Si accede al sentiero dall'incrocio con la strada di Settecerri, si inbocca il sentiero 10 e dopo 500 metri si sale per una via a sinistra segnata con bolli gialli. Si entra nel bosco degradato di faggi, la vegetazione qui è stata sfruttata moltissimo e solo ora sta riprendedosi il suo territorio, come testimoniano le piante di ginepro (indicatore di degrado della vegetazione). Si sale seguendo sempre i bolli gialli fino ad uscire sotto "le Porchie", i bastioni rocciosi della Montagna dei Fiori, pareti calcaree che rendono questa parte di montagna un territorio dolomitico, sia per la percezione visiva sia per la conformazione geomorfologica. Peccato per la giornata al mattino nebbiosa, altrimenti dal tratto roccioso si poteva ammirare un paesaggio che spaziava dalla Laga ai Sibillini. A 1530 m c'è il valico del Vallone, da qui la vista è mozzafiato, in basso a destra abbiamo lo sperone roccioso dell'eremo di Sant'Angelo in Volturino, davanti a noi solo paesaggio a vista d'uccello, è incredibile la vista da questo luogo una zona così panoramica raramente mi è capitata di percorrerla. Dal Valico si accede al vallone fino ad arrivare al Lago, costeggiando la cresta con affacci vertiginosi sulle valli sottostanti si ammira lo spettacolare panorama fino ai balconi sul Salinello poco oltre la sorgente delle Trocche. Il territorio di oggi è famoso per la presenza di innumerevoli specie floristiche, dalle sassifraghe sulle balze rocciose, alle orchidee ai fiori spontanei di montagna, in particolare la leggenda narra che in uno spicchio di prato del Vallone nascano fiori tutti rossi (molto probabilmente peonie) a causa della morte violenta di Frà Sigismondo, divorato dai lupi mentre faceva ritorno all'eremo di Sant'Angelo in volturino, il suo sangue ha macchiato i fiori e ora nascono in questo spicchio di terra solo fiori rossi. Escursione magnifica, resa ancor più spettacolare dalle condizioni meteo, unica nel suo genere! La consiglio a tutti gli escursionisti che hanno voglia di emozionarsi davanti al panorama che offre questa montagna.
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Paesi abbandonati
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Wednesday 29 April 2009 |
A pochi chilometri dal centro abitato di Valle San Giovanni, sulla strada per Cunetta, c'è una sterrata che conduce al paese abbandonato di Frunti. Una volta il piccolissimo borgo era visibile dai diversi colli limitrofi, ora è nascosto da una fitta coltre di erba e verde che hanno riconquistato il proprio spazio. Ci si arriva da una comodissima sterrata, ora dissestata nel primo tratto, percorrendo il crinale del colle che sovrasta l'alveo fluviale del Tordino. Borgo importantissimo per lo sviluppo sociale del territorio teramano, nel medioevo era il feudo dei "de frunto" e dei frati benedettini, custodi dell'abbazia di San Giovanni in Pergulis (si notano i resti del campanile sul colle ad est), importante centro di sviluppo religioso, agricolo e culturale. Nel 1300 fu annesso allla città di Teramo con contratto tra il sindacus dell'interamnia e Roberto I di frunti. Il contratto sanciva una collaborazione tra i due, il sindacus voleva espandere la città di Teramo, Roberto I voleva invece dare nuovi privilegi e visibilità al borgo. A metà del 1400 Frunti viene annessa alla contea di Montorio al Vomano e nel 1700 a Valle San Giovanni. Il borgo è costituito da un edificio ristrutturato e tre edifici ormai irrimediabilmente compromessi e decadenti. Si sviluppa ai bordi della stradina principale senza una logica precisa, ed edificato in pietra mista arenaria e di fiume. Consiglio di fare una semplice passeggiata in questo posto per il panorama che offre e per la pace che si respira a pochi chilometri da Teramo.
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Monti della Laga
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Sunday 05 April 2009 |
Il secondo tentativo di arrivare al Gorzano, la vetta più alta dei monti della Laga, è riuscito. Partiamo dal Colle della Pietra, proseguendo per i prati del Cegno, tirando dritti fino al Gorzano, la discesa invece ha costeggiato la costa delle Troie. La zona è monotona, poco impegnativa, ma per il valore aggiunto della velocità di conquista della cima la zona viene annoverata tra i migliori percorsi del Gorzano. Da questo versante, si può godere di un bellissimo panorama sulla vallata teramana, si ammira la catena del Gran Sasso e le vette della Laga sembrano tutte e a portata di mano. Il territorio che abbiamo attraversato anticamente veniva sfruttato per le coltivazioni di orzo, segale, gran turco e patate, coltivazioni che si estendevano fino a oltre i 1800 m. Territorio ora dedito alla pastorizia, lo dimostra il numero di rifugi che insistono sull'area. E' stata una zona nevralgica per i monti della Laga, tutte le strade che attraversavano i due versanti, quello amatriciano e quello teramano, venivano chiamate Salarie, ovvero strade che portavano al mare. L'ultimo chilometro della strada che da Cesacastina porta al Colle della Pietra ricalca un tratto di un vecchio selciato, tutt'ora visibile. Negli anni prima della guerra era un territorio governato dai banditi che si rifugiavano nei vari rifugi disseminati tra le Centofonti, il Cegno e la Fiumata, fino a prima della guerra insisteva anche un sistema di teleferica per il trasporto a valle del legname. La camminata di oggi si è svoltatra tra la nebbia ed un sole cocente, abbiamo ammirato giochi di luce unici, scenografie di nuvole meravigliose e dalla cima un panorama che spaziava sul Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo.
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Video
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Tuesday 31 March 2009 |
Tra l'inverno del 2008 e l'inverno del 2009 ho avuto la fortuna di visitare molti siti delle nostre montagne, ho potuto ammirare distese di neve immacolata, boschi, corsi d'acqua, vette, tutto ammantato dalla neve, ho fatto mio un paesaggio meraviglioso con le mie fotografie. Le ho raccolte in questo video per tentare di far conoscere una montagna che pochi hanno la voglia di visitare tramite l'escursionismo, voglio farvi vedere cosa si perde non andando in questi luoghi. Ho girato tutti i gruppi montuosi, la Laga, i Monti Gemelli e i monti della Laga, tutti hanno regalato scenogafie e spunti unici per le mie foto, mi è stato possibile visitare tanti luoghi grazie all'escursionismo con gli amici del CAI di Teramo, con il famigerato Gruppo Bradipi, senza di loro forse non avrei avuto la possibilità di fare tutto ciò e forse non avrei avuto lo stimolo necessario per andare a trovare le scenografie delle mie foto. L'inverno a differenza dell'estate crea ambienti emozionani, rilassanti, candidi, difficile da spiegare la sensazione che si prova stando nel bel mezzo di una prateria innevata con il solo rumore dell'aria...... dovreste provarlo!
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