Fiori di montagna

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Un insolito Corno Grande
Gran Sasso
Sunday 01 August 2010
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Venerdì scorso  osservavo la carta del Gran Sasso e contemporaneamente le previsioni meteo, non trovavo un'escursione carina in un posto che non avevo mai fatto, mi dicevo anche che non si poteva buttare una giornata così bella meteorologicamente parlando ma soprattutto fotograficamente parlando. L'area dove era possibile fare delle belle foto la individuo.... dal Corno Grande.... ma c'è un problema.... ricorre il 50° anniversario del rifugio Franchetti, in più è la festa della Madonnina più in basso e la seggiovia contribuirà a far arrivare tantissima gente....  visti i numerosi eventi  mi dicevo che quasi sicuramente era impossibile godersi questa montagna!!! mi viene in mente una cosa, ma se partissimo tardi e arrivassimo tardi in vetta, sicuramente ci saremmo goduti la montagna, tutta per noi , con una luce bllissima del tramonto.... bingo!!!!! così è stato!!! Partiamo da Teramo alleore 9, con tutta la calma possibile arriviamo  a Prati di Tivo, caffettuccio, e via su per la croce del laghetto, da dove attacca la nostra escursione. Piazzale di Prati di Tivo pieno, ogni parcheggio occupato, anche sulla strada del campeggio, già si intuiva la massa enorme di persone che invadeva i piani alti della montagna. Ci incamminiamo per la Madonnina, sempre con la dovuta calma.... Fotograficamente era eccitante il paesaggio.... con quelle nuvole!! Alla Madonnina, una marea di gente, c'era anche la messa, e soprattutto, c'era gente con le infradito, le ciabatte, i mocassini.... il turismo è anche questo!!! Dopo una bella pausa, ripartiamo per il Franchetti, sopra ci aspetterà un mare di gente.... saliamo con le nuvole che ci coprono il paesaggio, ma non fa niente, sono nuvole innocue, e molto apprezzate dai fotografi. Il Franchetti è pieno, il concerto dei corni è appena terminato, la gente mangià la polenta offerta dal rifugio, tantissime persone affollano l'area attigua al rifugio.... l'attesa per andare al bagno variava tra i 10 e i 15 minuti :D. Sostiamo un bel pò, non possiamo salire così presto, in alto c'è tanta gente, la montagna ce la dobbiamo godere. Facciamo quasi un'ora di pausa al rifugio e poi su per la vetta occidentale del Corno Grande, sono appena scattate le 14 di pomeriggio. Noi saliamo e la gente scende, bellissimo!!! la luce si andava intanto scaldando, continuiamo a salire, attraversiamo il passo del cannone, i vari tratti esposti e siamo sulla nomale del corno grande. Paesaggio incredibile, insolito, data l'ora.... magnifico!!!! Siamo in vetta, alle ore 16!!!!!!! che bello!!! che gusto!!! siamo solo noi e un paio di scalatori... più di un'ora in vetta...tutta per noi! ma quando ci ricapita!! alle 17.20 iniziamo a scendere, paesaggio sempre più bello, incantevole, magnifico. Lungo i sentieri non si vedono più persone, solo un camoscio ci appare dinanzi. Incredibile. Alle 19.20 siamo al rifugio, chiaramente sosta, e poi giù verso l'arapietra a goderci un tramonto senza commenti!!! Alle 22 siamo in macchina! che vi devo dì è insolito quello che abbiamo fatto, ma intanto ci siamo emozionati.
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Anello della Morricana
Monti della Laga
Sunday 18 July 2010
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Potrei risultare ripetitivo, per l'ennesima volta ripercorro il territorio della Morricana, e sinceramente ogni volta è diverso. Ogni volta lo riosservo con occhio nuovo, riscoprendo tantissimi particolari che nelle precedenti escursioni non ho mai notato. Questa domenica ho percorso, insieme ai miei fidi amici escursionisti, l'anello della Morricana, dal campeggio del Ceppo si prende il sentiero Italia fino al rifugio del Lago dell'Orso, si raggiunge la cresta della Storna e poi giù verso la meravigliosa incisione del fosso della Morricana. Escursione poco impegnativa, ma di altissimo valore naturalistico, e paesaggistico nello scendere dalla Storna alle cascate superiori della Morricana si attraversa una Laga diversa, fatta di roccia e tanta sabbia, di flora che in altri posti della Laga è poco pronunciata. La definirei la Laga più bella, in tutti i sensi. Oggi il dislivello è stato molto contenuto, quasi 700 m, per una lunghezza totale di circa 18 km, come detto poco fa, è un'escursione molto leggera, che regala ampi panorami e impressionanti viste sul fosso della Morricana, nonchè in estate, permette di fare soste piacevoli lungo i torrenti e le cascate che scendono giù dalle vette. Dal Ceppo è possibile far camminare il bambino e l'adulto, è possibile fare grandi escursioni a tutti i livelli, turistico, escursionistico e per esperti. Si può raggiungere in poche ore la magnifica cascata della morricana, con la possibilità di sostare ai piedi della cascata stessa, è possibile prendere il sole, fare un pic nic.... dal Ceppo è possibile salire al Lago dell'Orso in poco più di un'ora per poter ammirare i panorami del Gran Sasso, dei Sibillini, dell'Adriatico.... dal Ceppo è possibile fare traversate della Laga, è possibile raggiungere le vette più importanti della catena, è possibile raggiungere le cascate della Cavata anch'esse superlative, è possibile dormire in tenda, mangiare da Cesira all'albergo Julia, è possibile affittare le bici e fare bellissime e appaganti passeggiate... quante cose si possono fare!!!!! Questa domenica vedere tutta quella gente alla cascata mi ha fatto immensamente piacere, c'erano oltre a noi escursionisti acchittati a puntino, bambini, famiglie, coppie di ragazzi, anziani, c'era veramente di tutto, è questo non può che fare piacere. Tornando al camping per la sterrata si  incontrava tantissima gente che si apprestava a raggiungere la cascata, è stato bello vedere tutta questa gente che passeggiava, che mangaiva nelle aree attrezzate, che si divertiva in montagna. E' stato bello rivedere il Ceppo vivo. Spero sia di buon auspicio per una  ripartenza turistica dell'intera zona, è un  territorio sfruttabile in tutte le stagioni, tanto d'estate e tanto d'inverno, offre tutto ciò che si può chiedere alla montagna, c'è un albergo, ci si dorme bene e ci si mangia bene..... spero nel nuovo presidente del parco, che dopo il pranzo di giovedì offerto da Cesira, si ricordi dell'occasione per fare grande questa zona, per renderla lo scrigno più intrigante della montagna teramana, e non servono cabinovie o impianti di risalita per fare ricca la montagna, ma basta incuriosire, chi è curioso, chi ha voglia di scoprire qui si può solo divertire!!! ...... ma ci siete mai passati sul ponte sospeso a metà sentiero della Morricana?
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Da Pietracamela a Pizzo Intermesoli
Gran Sasso
Sunday 11 July 2010
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Avete mai provato la sensazione dei piedi distrutti dal troppo cammino? io si, anzi noi si!! questa è stata la prima volta che mi sono inginocchiato per la fatica del percorso che abbiamo affrontato. L'idea di raggiungere Pizzo Intermesoli da Pietracamela mi balenava da molto tempo in testa, avevo voglia di vedere un angolo del Gran Sasso poco raccontato, un angolo selvaggio tra i pochi che conserva le caratteristiche naturalistiche primitive. Conoscevo la difficoltà, mi aspettavo di faticare così tanto, ma non credevo che dalla cresta di questa gigantesca montagna si potesse ammirare un paesaggio incredibile, solo questo ripaga lo sforzo. Raggiungere la vetta dal paese di Pietracamela è insolito, normalmente si accede dalla Sella dei Grilli, ma noi ci siamo voluti immergere ugualmente in questa bellissima avventura tra i boschi di faggi e le pietraie dell'Intermesoli settentrionale. Itinerario adatto solo ad escursionisti esperti ed allenati, molto allenati!!!! è lunghissimo, oltre i 20km, con un dislivello di 1600m racchiuso in una manciata di km. Le poche descrizioni che ho trovato sull'itinerario a mio avviso sottovalutano la difficoltà, non è una EE ma una EE+ a tratti AF (alpinismo facile), chi non ha dimestichezza con la roccia non può affrontare questo percorso. Come detto poco fa, siamo partiti quasi all'alba dal paese, diretti a Colle dell'Asino. Lo si raggiunge scendedo al Rio Arno per risalire seguendo i segni bianco rossi. Poco dopo il laghetto dei prati cantiere ci siamo portati sul bordo boschivo del colle dell'Asino, da qui non ci saranno più segni, aguzzare lo sguardo ed individuare con bussola o ad occhio una traccia che raggiunge Prato tondo. In realtà ci sono dei segni bianco celesti, ma vi sconsiglio di seguirli, perchè ad un certo punto vi portano fuori traccia. Ora devo fare un appunto, da Prato Tondo, in base alla carta ufficiale del Gran Sasso, bisogna piegare a Ovest, allungando di un km il percorso nel bosco, è vero che c'è una traccia evidente nel bosco, è anche vero che c'è una sorgente a 1625m, ma seguendola si va fuori rotta e ci si allontana dal sentiero ufficiale, per ovviare basta tirare dritti da Prato Tondo in direzione Picco dei Caprai. Nel bosco grazie alla bussola mi sono orientato bene, in alcuni tratti si perdevano le tracce, ma tutto sommato abbiamo seguito quasi fedelmente il tracciato della carta. Usciti dal Bosco, si aprono i primi magnifici scorci sul corno Piccolo e la costa adriatica, il territorio diventa più aspro, più minaccioso, gigantesco. Ci dirigiamo verso il Picco dei Caprai, e da qui si fa più dura l'escursione, in poco più di 2km dobbiamo fare 1200 m di dislivello.... che figata!!! costeggiamo le pareti del Picco dei Caprai fino ad uscire sul ghiaione terminale della conca del Sambuco. Si fatica tantissimo, la pendenza è elevata, l'attacco della Vetta settentrionale d'Intermesoli è lì, vicina, ma lontana con i tempi. Procediamo un pò lentamente, la fatica si percepisce. Finalmente arriviamo alla selletta della Vetta Settentrionale, paesaggio commovente!!! fantastico!!! quasi mi sono scordato la fatica appena provata.... da qui si affronta l'unico pezzo alpinistico, facile, però è necessarria sempre la dovuta attenzione, ci sono alcuni passaggi su breccia mobile un pò insidiosi, si mettono le mani sulla roccia, e si sale.... prima vetta conquistata, panorama sempre più mozzafiato!!! si apre ora a 360°, vista su tutte le catene montuose dell'Abruzzo, il monte Corvo, i monti della Laga, i monti Gemelli, il corno Piccolo e il Corno Grande ed altri ancora, per non parlare delle valli sottostanti, del Venacquaro e Campo Pericoli.Si punta, in forte ritardo, la vetta di questo monoblocco di montagna. Percorriamo l'intera cresta sopra la conca del Sambuco, è incredibile.... dopo una quarantina di  minuti  siamo in vetta, sono le 16.15, tardissimo, ma stupendamente bello, quasi stavo per piangere! La fatica e la gioia di avercela fatta è palpabile sui volti, manca ora il ritorno che non è da sottovalutare. Siamo scesi alla Sella dei Grilli attraverso ghiaioni e tanto equilibrio!!..... Non ve lo ripeto, anzi si, il panorama da qui con i colori caldi del tardo pomeriggio, è stato favoloso!!! Dalla Sella poi abbiamo ripreso il sentiero per il Rio Arno e  per Pietracamela, il buio avanzava, e alle 21,15,  una volta al paese ho spento la lampada frontale. Escursione molto impegnativa, difficile per chi non ha capacità di orientamento, e per chi non è allenato. E' chiaro che non la rifarò più, troppo tosto come giro, però ne è valsa la pena si merita tutti gli onori questo itinerario, definita da qualcuno "più tosta dei sentieri della Majella", ora posso segnare anche questa sul mio curriculum escursionistico :D.
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Anello delle cascate da Padula
Monti della Laga
Sunday 20 June 2010

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Questo anno meteorologico è incredibile, arriva il solstizio d'estate e contemporaneamente una goccia d'aria artica invade l'adriatico, in pratica dal caldo della settimana scorsa al freddo simil autunnale, quasi invernale. Si, faceva freddo in alto, nel bosco avevamo una temperatura intorno ai 12°, ha piovuto non come da previsione, ma ha reso questa, una giornata atipica di giugno. Date le condizioni meteo avverse, abbiamo deciso comunque di uscire per le nostre montagne, noi non siamo in grado di rinunciare all' escursione domenicale, ma nemmeno siamo dei supereroi e quindi abbiamo scelto di rimanere totalmente sotto al bosco, in caso di pioggia le folte chiome dei faggi avrebbero fatto da ombrelli naturali, non avrebbe tirato il vento, ed è possibile, in questa zona di Padula, anche ammirare alcuni capolavori della natura della Laga. Dall'abitato di Padula ci siamo incamminati, attraverso il sentiero che costeggia il vecchio mulino, verso le cascate della Cavata e del Tordino. Come di consueto abbiamo fatto i nostri 14 km attraverso le profonde incisioni che partono dal Gorzano e Pizzo di Moscio, fino ad ammirare le meravigliose cascate della Cavata, delle Settefontie del Tordino, queste sono le meraviglie di cui parlavo poco fa. Si imbocca il sentiero Italia e lo si percorre fino al rifugio dell'Enel sotto la Cavata, attraversando radure di felci giganti e rimboschimenti di abeti. Da qui si scende nel fosso (in 3 minuti siete sotto) e si ammira la più grande delle cascate della Cavata. Si riprende la marcia verso le cascate delle Gruette, e si risale in direzione delle cascate del Tordino. Dopo aver oltrepassato il fosso delle Gruette, salendo ci si ritrova su di una zona pianeggiante, da qui si può andare, in pochissimi minuti, a vedere la lunghissima cascata delle Settefonti, ne vale veramente la pena. L'escursione prosegue, tra scrosci di pioggia e vento, quasi non ce ne siamo accorti all'interno del bosco.Abbiamo proseguito la marciaverso il rifugio Enel sul Tordino, ma nel frattempo abbiamo ripulito diverse radure dalle fragole..... già sciacquate.... :D Dopo aver seguito uno dei sentieri più segnato al mondo, quasi un segno ad albero, siamo giunti al rifugio e siamo così scesi per vedere la cascata del Tordino, che confluisce poi in una presa dell'Enel. Ogni corso d'acqua qui è captato e immesso nei canali di gronda per sfociare poi nel Lago di Campotosto. La zona di oggi a suo tempo è stata molto sfruttata, è ancora presente la teleferica che collegava la Fiumata all'abitato di Padula, i sentieri  molto puliti sono il frutto del lavoro  dei tagliaboschi, che prima ci si guadagnavano il pane in questi boschi. L'Enel era più presente, i rifugetti sono tutt'ora dotati delle più minime comodità e una volta erano forniti di elettricità.... incredibile.... quasi dei lavori faraonici, le prese di captazione delle acque. L'escursione continua verso il ponte Flammagno e poi Padula. E' un bellissimo giro, che ti permette di apprezzare lo sforzo degli operai che hanno lavorato per darci ora la possibilità di avere l'elettricità, ti permette di ammirare le più belle cascate di tutta la Laga, ti permette di spaziare tra radure e boschi, sempre diversi tra loro. Nonostante la giornata d'estate invernale, l'escursione è andata alla grande!!!

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La Via Ranna
Monti della Laga
Monday 07 June 2010
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Finalmente posso raccontare la famigerata "Via Ranna", voi vi chiederete che cosa avrà di tanto importante, tantissime cose, soprattutto ha un alto valore storico culturale. La via Ranna è un sentiero che attraversa a mezza costa il versante Amatriciano della Laga da Pizzo di Moscio a Pizzo di Sevo, si tiene quasi sempre sulla stessa curva di livello. Misura circa 6 km, inizialmente visibile mentre più avanti il tracciato diventa intuitivo. L'etimologia del nome sta ad indicare la "via grande", Ranna sta per Grande, usata principalmente dai pastori per il pascolo delle greggi ovine, attualmente viene attraversato solo un piccolo tratto, dallo Stazzo di Padula allo Stazzo della Solagna. Averla attraversata, per me corrisponde ad una piccola impresa escursionistica, ho percorso una via non difficile ma tra le più belle e più importanti dell'intera Laga. Ho detto che ha un alto valore storico, ebbene si, la leggenda narra, anzi gli studiosi suppongono che di qui  sia passato il condottiero cartaginese Annibale con il suo esercito che dalle Alpi si era spinto fino all'agro Pretuzio  aggirando così il pericolo di Roma.  Per non farsi notare decise di attraversare la dorsale della Laga per giungere sul versante adriatico. Lo studioso Niccola Palma ha sostenuto che la suddetta via coincida con la via Metella, una arteria della Salaria, che da Amatrice sale per lo stazzo della Pacina e lo stazzo di Padula, attraversando la via Ranna e dal presunto Vado di Annibale scenda sul Cavallo della Morricana per raggiungere le gole del Salinello e Vallorino vicino a Tortoreto. Questa tesi è supportata dal ritrovamento di un ceppo miliare a Vallorino riportante la dicitura "CIXX METELLO" ovvero 119 miglio della via intitolata al console Metello. La vicenda è stata trattata da diversi studiosi, Palma, Dè Guidobaldi, Martellli, Cappello, ciò può far supporre che se illustri studiosi hanno impiegato il loro tempo a studiare questa rilevanza storica, evidentemente un fondo di verità ci potrà anche essere.... ma nell'ambito popolare, invece le circostanze sono diverse, molto diverse!!! I vicini monti Sibillini sono ricchi di leggende magiche, surreali, e la rivalità tra le popolazioni amatriciane e del vicino piceno ha spinto la gente a spararle sempre più grandi, le leggende!! :D Quindi dobbiamo prendere in considerazione anche l'eventualità di una favola inventata ad hoc per questa via. Hanno così  pensato di farci passare Annibale. Più verosimilmente, dopo che l'ho attraversata, mi sono convinto che questa via grande sia servita per diversi secoli esclusivamente alla transumanza, basti notare che collega tutti i più grandi stazzi del versante amatriciano,  dallo stazzo della Pacina allo stazzo della Solagna alla fonte Ranna. Una volta, quando era più utilizzata, quando le pecore aravano il terreno con il loro passaggio, questa via risultava molto più evidente, ma il continuo lavoro erosivo dello scioglimento delle nevi ha fatto sì che si rimodellasse il terreno, cancellando il tracciato. Può darsi che Annibale sia passato di qui, ma credo più che la Via Ranna sia la più grande via di comunicazione della transumanza dal Pretuzio-Piceno all'agro amatriciano. Sono contento di averla attraversata integralmente, dall'inizio alla fine, l'intera traversata è lunga 24 km, dal Sacro Cuore vicino a Capricchia alla Chiesa di San Martino. Giornata migliore di questa non si poteva chiedere, massima stabilita atmosferica, caldo non eccessivo, e tanta voglia di scoperta ci hanno permesso anche grazie alla bussola e all'altimetro di annoverare tra le nostre passeggiate anche la Via Ranna. Inizialmente si segue il sentiero italia, al guado di un incrocio di torrenti salire di pochi metri a sinistra e subito svoltare a destra, bisogna salite ai Balzi Classette per raggiungere lo stazzo della Pacina. La veduta che vi si aprirà di fronte è incredibile!!! dallo stazzo si prosegue il sentiero sempre ben segnato fino allo stazzo di Padula. Raggiunto lo stazzo ritornare sui propri passi e tenersi sempre alla stessa quota, davanti a voi inizia la via Ranna! All'inizio molto evidente, basta seguire sempre l'erba più verde  e dove è rimasta depositata la neve, questa è la via giusta. Quando prima ho sostenuto che la via era solo per l'uso pastorale è dimostrabile anche dalla caratteristica dell'erba più verde dove psaa il tracciato, le deiezioni ovine fanno miracoli concimatori per decenni.... quindi.... la via è stata usata per la pastorizia. Camminando  si attraversano diversi stazzi, con presenza di vecchi ruderi, e fino a quota 2043, appena dopo lo stazzo di Solagna, si svolta verso il versante di Cima Lepri e Pizzo di Sevo. Qui il tracciato diventa meno evidente e più tecnico, abbiamo superato diverse lingue di neve passando anche in tratti rocciosi poco consistenti. Superato il passo di Piè di Lepri, in poco tempo sarete alla fonte Ranna, la fine della via Grande. Siamo poi scesi per il cavallo di Voceto, totalmente segnato fino a San Martino. Per chi è intenzionato a percorrerla  solo sull'ultima carta dei sentieri della Laga  viene riportata,  mentre in quelle precedenti viene indicato il tracciolino che dallo stazzo di Padula raggiunge lo stazzo della Solagna, procuratevi una  carta nuova e avventuratevi in questo magnifico posto. E' stata una grande emozione aver attraversato questo luogo, panorami incredibili!!
 
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Dalle Tre Caciare ai Casali
Monti Gemelli
Wednesday 02 June 2010
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La Montagna dei Fiori è una continua scoperta, ogni angolo è sorprendentemente bello ed intrigante. Quest'oggi ho fatto una bellissima escursione, un anello di 11 km, su di un sentiero raramente battuto da civili.... ed è pure segnato, male ma è segnato!! Percorriamo una vecchia via di comunicazione che in tempi non recenti veniva attraversata dagli abitanti del paese di Ripe di Civitella per raggiungere in poco tempo i pratoni alti del Girella per il pascolo delle greggi. Un sentiero a mezza costa, a tratti anche non evidente, un tracciato che taglia tutte le Cupe della Montagna dei Fiori (canali che tagliano da monte tutta la montagna). Tratti di bosco di faggi alternati con spazi aperti di prato e gruppi di belissimi Aceri, che sinceramente non avevo mai visto in altri posti così grandi e rigogliosi. Il sentiero si imbocca dalle Tre Caciare,  dalla partenza della stazione sciistica, in direzione E verso il bosco, intercettate una evidentissima neviera a terra, solo alzando gli occhi  sugli alberi dinanzi a voi troverete il primo segno bianco rosso. Seguiteli fino al Belvedere, un magnifico balcone sull'Adriatico. Si prosegue sempre paralleli al mare, in un continuo saliscendi, il sentiero a mezza costa è lunghetto, avete tutto il tempo per godere di tutte le caratteristiche botaniche che incontrerete, faggi, aceri, pini mughi, tassi, per non parlare dei fiori di tutti i tipi e colori. Uscite poi sul pratone che vi condurrà ai Casali, il colpo d'occhio sarà ripagante di tutto il tempo passato sotto il bosco. Favoloso il prato fiorito,  emozionante!!!! Siete ai Casali, ora potete fare quello che volete andare in vetta, ripercorrere l'itinerario a ritroso, o divertirvi a fare un fuori sentiero dove volete. Siamo partiti con un tempo discreto, un pò di sole ci ha accompagnato fino ai Casali, poi il guasto una volta saliti in cresta, freddo, breve grandinata, nebbia, pioggia e tuoni in dolby surround a pochi minuti dalla macchina. Tutto ciò ha reso ancor più bello il territorio che stavo attraversando, la montagna così mi fa impazzire, con quel pizzico di rischio in più che ti fa apprezzare anche i più piccoli ripari da sfruttare per la pioggia nel bosco.... una montagna che pochi hanno il privilegio di ammirare....
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Stazzi della Morricana
Monti della Laga
Monday 24 May 2010
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Il mastodontico complesso delle cascate della Morricana è un territorio incredibilmente bello, ogni qualvolta lo si ripercorre è sempre una nuova scoperta. Questa volta il verde del bosco e la bella giornata ci hanno accompagnato per tutta l'escursione fino ai bellissimi stazzi della Morricana alta, verdi, parzialmente innevati. Questa primavera è stata molto piovosa e fredda, la neve ancora è presente alle quote medio alte, il sottobosco umidissimo sarà una grande fabbrica di funghi........ fra qualche giorno!!! Io ero sempre arrivato alla cascata inferiore, la più famosa e facilmente raggiungibile da tutti, mai avevo avuto l'occasione di arrivare sopra, oggi ho scoperto questo nuovo angolo della Laga, ma è inutile che vi racconti quanto è bello, io amo la Laga, ed oggi ho visto un capolavoro della natura. Tutti i corsi d'acqua in questo periodo sono alla massima portata, corsi a tratti impetuosi, da ogni canale o scivolo di arenaria scorrevano metricubi d'acqua. Il sentiero che dalla cascata inferiore porta agli stazzi non è segnato, in salita però è molto evidente la traccia e quindi non si corrono rischi ed è impossibile perdersi, in discesa dovete fare molta attenzione, quando scendete a quota 1570m svoltare immediatamente a destra, basta che ascoltate il rumore della cascata o state molto attenti alla traccia, poco visibile della discesa che porta sotto, altrimenti farete come me, andate dritti.... :D ma come succede spesso in montagna basta poco per perdere la traccia, portatevi sempre una bussola, una cartina e un altimetro..... e non fate spaventare chi viene con voi! :D Il percorso totale si sviluppa su 18 km, 12 su sterrato  pianeggiante molto noioso. Fa sempre piacere rivedere questi luoghi, se volete osare (solo per escursionisti esperti) provate a seguire il corso d'acqua, vedrete dei posti incantevoli!!!!
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Tra gli steli d'erba
Vario
Monday 17 May 2010
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Quante volte avete scacciato le cimici (dette in teramano anche scatrapuzzole), quante volte avete schiacciato per motivi futili ragni o affini, quante volte siete stati infastiditi da api, vespe, o solo dal ronzio delle loro ali... ma quante volte siete stati colti dal raptus di curiosità simile al mio, quante volte vi siete messi al loro livello? quante volte vi siete abbassati nel loro territorio dove loro spadroneggiano? credo pochissime volte o raramente... Con questo articolo voglio farvi scoprire cosa si nasconde nel vostro giardino di casa o tra gli steli d'erba dei campi vicino casa vostra. Un mondo incredibile, una silenziosa e laboriosa vita che si può comprendere solo immergendosi dentro. E' facile, non ci servono attrezzature, dovete avvicinarvi ad un prato, possibilmente sdraiarvi e ammirare quello che può succedere tra gli steli d'erba che di colpo diventano giganteschi... diversamente, se volete fare fotografia dovete conoscere la macrofotografia ed avere una discreta attrezzatura (ma sorvolo questo argomento...). Provateci a scovare ragni, coleotteri, eterotteri, lepidotteri ecc... ne sono tantissimi!!! 
Si ritiene che siano tra i più antichi colonizzatori delle terre emerse in quanto fossili di insetti rinvenuti risalgono al Devoniano. L'eterogeneità nella morfologia, nell'anatomia, nella biologia e nell'etologia ha conferito agli insetti, da oltre 300 milioni di anni, un ruolo di primo piano nella colonizzazione della Terra, in qualsiasi ambiente in cui vi sia sostanza organica, con manifestazioni di una notevole capacità di competizione. Gli insetti, di conseguenza, sono organismi che, in positivo o in negativo, hanno una stretta relazione con l'Uomo e le sue attività, fino a condizionarne, più o meno direttamente, l'economia, l'alimentazione, le abitudini e la salute. (Wikipedia)
Scoprire dove depongono le uova, spiarli mentre si accoppiano (.... non spiateli troppo però!!) , osservare la predazione dei ragni è molto interessante, chi è fortunato può vedere la schiusa delle larve, o lo sfarfallamento dei bruchi..... a me questa cosa piace da morire!!! Chi ha  caparbietà può anche monitorare il ciclo biologico che in molti casi non supera i 4 giorni, sfociando così nell'entomologia, una scienza per soli appassionati!! Di seguito vi mostrerò alcune foto di insetti fatte vicino casa, ho usato la tecnica della macrofotografia, è un tipo di fotografia fatta di attesa, preparazione, e anche un pizzico di fortuna. Molti particolari ad occhio nudo non riusciremmo a vederli mai, con la macrofotografia spinta si apre una dimensione in più, si leggeranno sfumature e interessanti particolari di questi piccoli esseri meravigliosi!! Ometterò i nomi scientifici, ma provateci voi a trovarli.... e poi ditemeli :D!!!
 
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Anello del monte Girella dalla croce di Corano
Monti Gemelli
Monday 10 May 2010
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La montagna dei Fiori la possiamo attaccare  da diversi punti, più o meno facili, due itinerari per raggiungerla però sono più impegnativi degli altri, non per la lunghezza ma per il ripido dislivello. Uno di questi parte dalla Croce di Corano a 1000m. Si parte appunto da località Croce di Corano, da Macchia da Sole si imbocca la sterrata che raggiunge il paese di San Vito e a metà strada, in un mega incrocio di strade si lascia l'auto e ci si incammina per il più bel sentiero che raggiunge la vetta della montagna dei Fiori. E' l'anello sentieristico più panoramico dell'intera montagna, percorrendolo si possono ammirare tutti i versanti, il panorama inizialmente spazia dal vicinissimo Foltrone all'intera catena del Gran Sasso, dai monti della Laga all'intera catena dei Sibillini. Una vista d'insieme possibile solo da qui, in vetta non si può osservare tutto ciò!. Svalicando sul Lago si aprono le vedute sul Vallone e la piana di Ascoli, ma salendo in vetta si completa l'incredibile visuale dal Conero al Molise!!! Oggi però ci è andata male!! Il tempo è rimasto meraviglioso fino al nostro arrivo in vetta, poi, nebbia!!! Il versante adriatico è rimasto nascosto dalle nuvole per tutta la giornata. Oltre al panorama altra particolarità da tenere conto per questa escursione è la fioritura, ma quest'anno è in ritardo, Oggi abbiamo ammirato bellissime fioriture di Anemoni e Narcisi, Primule e Orchidee, qualche Genzianella e poi basta.... considerando che siamo a Maggio inoltrato. un pò poco.. L'escursione di oggi si è sviluppata su 14 km, attraversando una zona che pochi hanno voglia di calpestare, una zona che regala belle sensazioni ai piedi delle Porchie, i bastioni calcarei del Girella, un angolo dolomitico della montagna dei Fiori. Io sono innamorato di questa montagna, ancora da scoprire, ancora da attraversare.... oggi mi ha fatto piacere vedere sviariati gruppi salire da tutte le classiche per la vetta, dal Vallone, da Monte Piselli, dalle Casermette,  da tutte le parti arrivava gente... Montagna piena di sorprese botaniche, geologiche, mistiche..... è proprio bella!!! 
 
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Dal lago di Provvidenza al colle delle Monache
Gran Sasso
Sunday 25 April 2010

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Ormai sta diventando una consuetudine domenicale, non si torna a casa se non dopo aver percorso 20km in montagna... indovinate  quanti ne abbiamo fatti? circa 22 con un  dislivello di 900 m, all'avventuta tra i boschi della val Chiarino. Oggi abbiamo deciso di fare un anello dal lago di Provvidenza fino al Colle delle Monache, percorrendo anche un sentiero che pochi considerano, che pochi hanno ripetuto, che pochi hanno voglia di riscoprire, in pratica con carta e bussola. La giornata è discreta, nell'aria si percepisce un alto tasso di umidità, ma la mattinata scorre senza imprevisti, cosa che non succederà poi al ritorno. Partiamo di buon'ora, puntuali, da Teramo, il cielo si libera dai residui di nebbia ed esce così un timido sole, che risulterà poi molto caldo in quota. Laciate le auto ci incamminiamo sul sentiero della val Chiarino, che dalla diga porta all'interno di una delle valli più suggestive del Gran Sasso. Tre chilometri di sterrato noioso, fino alla masseria Cappelli o chiesetta della Forestale a 1270m. Qui parte la nostra avventura per raggiungere il colle delle Monache a 1942m. Purtroppo devo avvisarvi, nel caso voi lo facciate questo tratto, che bisogna avere buona dimestichezza con la carta e l'orientamento. Prendiamo il sentiero che si inerpica fino al Corridoio a 1614m. Sulla carta per errore o molto probabilmente per negligenza è riportato come "sentiero segnato", non lo è salendo, lo è parzialmente scendendo con bolli rossi scoloritissimi. Dicevo, l'avventura inizia dalla masseria, il primo tratto lo becchiamo, ma il vero sentiero poi lo perdiamo tra la vasta rete di tracce presenti nel bosco. I pratoni l'intercettiamo tutti, l'uscita del sentiero invece non la prendiamo ma usciamo più a sud appena sotto il colle del Corridoio. Lo spettacolo è incredibile su tutta la valle del Chiarino, e sulle pareti himalayane del massiccio del monte Corvo. Attraversiamo i canaloni del Campiglionie, ci si aprono incredibili vedute sul Lago di Campotosto e sui boschi sottostanti, paesaggio reso ancor più bello dal rapido cambiamento delle condizioni meteo. Raggiungiamo il Colle delle Monache e arriva anche una brezza gelata, indice di cambiamento rapido del tempo. Mangiamo, ammiriamo una bellissima nidiata di coccinelle e via giù per il colle ad intercettare il sentiero per il corridoio. Il tempo sta cambiando rapidamente, scendiamo fin sotto al torrente di Nerito e ci ricolleghiamo alla traccia giusta segnata sulla carta per poi arrivare alla sella del Corridoio. Nel bosco intravediamo un sentiero larghissimo, è il sentiero che dovevamo prendere in salita, lo iniziamo a seguire, è quello giusto!!! Inizialmente non ci sono segni, poi più in basso iniziamo a scorgere bolli rossi molto sbiaditi, alcuni di essi visibili a stento. Inizia pure a piovere, per fortuna il primo scroscio dura poco. Continuiamo a scendere sul sentiero giusto con un pò di difficoltà, la bussola è stata comunque necessaria, fino alla masseria. Anche questo è stato ritracciato!!!! Ora ci attende la sterrata, 3 km di noia, 3 km di sofferenza per i piedi, e all'ultimo km.... pioggia...

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Anello da Pietracamela al rifugio del Monte
Gran Sasso
Sunday 18 April 2010
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Dopo un inverno assente, poco nevoso, ora tocca alla primavera... anch'essa latitante!!!  Piove ogni domenica, anzi ogni giorno, pensare un'escursione con queste condizioni è difficile, ma noi, stufi di rimanere a casa la domenica siamo usciti nonostante il tempo non fosse dei migliori. Viste le condizioni meteo instabili, decidiamo di percorrere dei sentieri riparati, partendo da Pietracamela, senza alzarci troppo di quota e con la possibilità di fermarsi al rifugio del Monte in caso di pioggia. Il giro completo, ma ormai è una consuetudine per noi, si è sviluppato su una lunghezza di 20 km su terreno misto e fangoso, per una somma dei dislivelli pari a 1300m, devo dire che è stata una bella passeggiata. Partiamo da teramo un pò sconfortati dalle condizioni meteo, fino all'ingresso di Pietracamela  erano peggiorate, quasi stavamo rinunciando,  ma la sorpresa, arriva appena passata la chiesa del paese, tutto sgombro dalla nebbia e felici abbiamo attaccato l'escursione da Sopratore. Il giro di oggi è stato molto lungo, dal paese imbocchiamo il sentiero basso del Rio Arno e dopo un km tagliamo a destra per scendere al fiume e risalire fino ai prati Cantiere, immersi nell'umidità e nella nebbia usciamo sulla splendida piana, due camosci ci scappano da sotto al naso! Il panorma sulla valle del Rio Arno e sulle montagne è incredibile, la luce tetra delle nuvole rendeva tutto più incantevole. Attraversiamo i prati Cantiere, tra sorgenti, faggi secolari e incredibili scorci, per rituffarci nel bosco Stacite, una lunga discesa fin sotto alla Piana Grande del torrente Venacquaro. Una piccola sosta per mangiare e dire due cavole e si riparte per il sentiero che porta al Rifugio del Monte. Ci aspettano 500 metri di dislivello per una lunghezza di circa 2 km, una bella rampata!! Il bosco Vadillo è finito e sbuchiamo così sulla piana del rifugio del Monte. Spettacolare il paesaggio imerso nelle nuvole, macchiato qua e là dalla neve, incredibilmente sexy!!! Ci fermiamo per una buona mezz'ora, e facciamo il punto della situazione. Nessuno voleva ripercorrere lo stesso sentiero di andata, così sulla carta individuiamo una traccia che dal torrente Venacquaro, appena prima di fonte Novello, risale per il bosco Varracchiette e sbuca  ai prati Cantiere. Inizia la discesa dal rifugio, e qui stavo per perdere la mia D700, un ramoscello bagnato mi ha fatto volare, ma lo spirito di protezione ha fatto si che la mia reflex fosse avvinghiata e protetta dagli urti, mentre io urtavo con tutte le parti del corpo sul terreno fangoso.... ma sono dettagli... decidiamo, a quota 1400, di tagliare per il bosco intercettando il tracciolino, altri voli  hanno accompagnato la mia discesa.... troviamo il tracciolino!!! un tracciolino disseminato di carbonaie, che non fa nessuno, molto ripido e scivoloso.... con molta fatica siamo ai prati cantiere. Costeggiamo il bordo del bosco Varracchiette e sempre sulla stessa quota  raggiungiamo Colle dell'Asino, sotto una simpatica pioggerellina e molta nebbia. La nebbia diventa più fitta sul pratone, ma gli esperti escursionisti non hanno avuto problemi e sono riscesi fin sotto al Rio Arno. SIamo sulla strada del ritorno, stanchi, un pò bagnati, camminiamo sulla sterrata che ci riporta al paese, ma dovevo chiudere in bellezza, altra caduta... ma questa volta nel fango vivo... imprecazioni varie mi hanno dato la forza di rialzarmi e di tornare alle auto.... 
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Da Prati di Tivo alla sella di monte Aquila
Gran Sasso
Saturday 27 March 2010
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La montagna in ambiente innevato non è solo scialpinismo, alpinismo o classico sci turistico, ma è anche ciaspole, ovvero un escursionismo di alto livello ma camminato.... è quella disciplina invernale che permette di assaporare, fare propri un'enormità di paesaggi, sfumature, scorci, momenti, vissuti con più lentezza ma anche con la consapevolezza di sapere dove ci si trova. Questa domenica, abbiamo consumato una tra le più scenografiche escursioni invernali, tra le più lunghe con le ciaspole, 20 km percorsi con le poche persone in grado di poter sopportare difficoltà del genere. L'escursionismo invernale con le ciaspole è molto faticoso, e pochi sono in grado di sopportare il carico muscolare, io  reputo la difficoltà al pari dell'alpinismo con picozza e ramponi. Torniamo a noi, dicevo, oggi abbiamo fatto un'escursione talmente incredibile che quasi sembrava di stare in un set cinematografico, da Prati di Tivo alla sella di Monte Aquila, 1000 m di dislivello su 20 km di ciaspolata. Abbiamo attraversato tantissimi scenari, tutti diversi, ognuno unico con la propria vetta, il proprio canale, il proprio passo, la propria roccia. Dal bosco Calderotto ci siamo immersi sul sentiero della sorgente del Rio Arno, attraversando i primi accumuli valanghivi e ammirando le  pareti rocciose illuminate dai primi raggi del sole. Una volta giunti alla Val Maone, sotto il vallone dei Ginepri ci si presenta una scena incredibile, un'immensa valanga scesa molto probabilmente dalla conca degli invalidi, creando  un fronte lunghissimo più di 300 metri e un'altezza stimata di oltre 10 metri di neve, davvero immensa. Passiamo con un pò di lentezza il fronte valanghivo e ci ritroviamo a proseguire verso le Capanne. Nel frattempo da un canale di Pizzo Intermesoli si stacca una slavina, rumore sordo, da brividi. Il paesaggio è incredibile, il tempo è meraviglioso, meglio di così non poteva andare. Vette, creste, passi, tutto nitido tale da sembrare finto. Arriviamo in prossimità delle Capanne sepolte da metri di neve, e davanti a noi ci si apre la conca di Campo Pericoli, un anfiteatro naturale di una bellezza rara, vorrei precisare che il tutto è in provincia di Teramo e non dell'Aquila come hanno fatto credere durante il G8. Da qui si ammirano le principali vette del Gran Sasso, il Corno Grande, l'Intermesoli, il Corvo, il Cefalone, la Portella, e tutte le creste di confine tra Teramo e L'Aquila. Raggiungiamo il rifugio Garibaldi, completamente sepolto e incredibilmente con la botola chiusa con un lucchetto... Siamo a 2000 metri, l'orrizzonte si alza, il paesaggio diventa sempre più grandioso, il Corno Grande è ad un palmo dal naso.. Decidiamo, dopo un briefing, di continuare fino alla sella di monte Aquila. Allunghiamo l'escursionee raggiungiamo la sella, e scorgiamo così l'ultimo bellissimo scorcio panoramico di oggi, Campo Imperatore. Fotograficamente  è stata una giornata unica, rara, dove bisogna essere attrezzati e pronti con i colpi d'occhio, non è permesso sbagliare. Di seguito vedrete molte foto con soggetti ripetitivi, mi scuso in anticipo per questo, ma ogni minuto cambiava la luce, cambiavano le ombre, cambiava il paesaggio tale da essere nuovamente rifotografato. E' un luogo del nostro Gran Sasso immenso, di rara bellezza, forse è la conca carsica più bella del centro Italia. L'escursione di oggi mi ha regalato una grande possibilità quella di poter immortalare tutto quest ben di dio!!!!
 
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