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Gran Sasso
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Tuesday 08 November 2011 |
Sveglia di prima mattina, uno sguardo fuori alla finestra, pioggia forte.... le montagne non le intravedo più da casa mia.... le previsioni sono brutte da ormai un paio di giorni, ma una sgranchita alle gambe me la voglio dare lo stesso. Nel frattempo fuori sembra piovere più di prima.... ma non fa niente, il giro me lo voglio fare lo stesso!! (per i più, questo atteggiamento non è un atto di presunzione, ma amore per la montagna in tutte le sue condizioni, basta calibrare l'uscita alle situazioni meteo.... :D ) .... I miei amici escursionisti, la pensano come me e ci ritroviamo all'appuntamento e decidiamo il da farsi.... la pioggia intanto ha smesso di scendere. Si parte, destinazione Pietracamela!!! La decisione ricade su un sentiero tranquillissimo, Pietracamela - Colle dell'Asino, breve escursione, panoramica, dove possiamo godere gli ultimi spiragli di un autunno mancato, fare un incontro animalesco, goderci la montagna anche quando è malinconica. A Pietracamela arriviamo con un pò di pioggia, lo scirocco sta lavorando nell'atmosfera, no fa freddo!!! Ci incamminiamo e tra le vie del paese intravediamo Pizzo Intermesoli e il monte Corvo, imbiancati dalla neve.... mi viene una voglia, nella mia testa mi stuzzica l'idea di arrivare alla Conca del Sambuco a vedere la spolverata, ma la decisione la rimando una volta che sono in quota, dopo le dovute considerazioni meteo. Non piove più, l'atmosfera è superba, i colori dell'autunno sono quasi terminati ma tutto il resto del paesaggio oggi è intrigante. Attraversiamo il Rio Arno, e saliamo per i Prati Cantiere, davanti a noi c'è la Val Maone, che oggi mi ricorda un pò la valle del Madi Khola che attraversai in Nepal, una strana sensazioni di dejavu.... Saliamo, non piove, fino ai pratoni, inutile dirvi quando cavolo era bello stare lì con le montagne bianche, senza una meta precisa, con l'itinerario che modificavamo man mano che camminavamo..... Saliamo a Colle dell'Asino, un piccolo colle a piramide sopra il pratone, tra muschi, lichemi, e bellissimi esemplari di Amanita Muscaria attraversiamo uno dei più bei boschi di questa zona. Non piove, mangiamo, e decidiamo con la pancia piena di arrivare a vedere Prato Rotondo, in pochi minuti siamo al prato, e in me si concretizza la voglia di qualche ora prima, arrivare alla Conca del Sambuco. Si va avanti!!! Oltrepassato il pratone intercettiamo il vecchio sentiero dei carbonai lungo il bosco ai piedi di Picco dei Caprai fino ad uscirne fuori. Piove!!! cavolo proprio ora, la pioggia era molto fredda, eravamo vicini alla nevicata.... che facciamo? aspettiamo un pò dentro al bosco.... si percepiva che erano brevi episodi, un pò di pazienza e subito su, verso la Conca. Salita ripida, su pratoni, rocce, uno spettacolo incredibile, salire con l'ansia che potevo riscendere da un momento all'altro, mi faceva percepire tutte le sfumature possibili da catturare passo dopo passo. Sulle vette del Corno Piccolo e Corno Grande, nevica forte, si intravedono a malapena, sopra a noi le creste dell'Intermesoli erano più limpide, ma nevicava ugualmente. Saliamo, spingendo un pò di più la camminata per arrivare prima e riscendere immediatamente. inizia a sfiocchettare, ragazzi era troppo piacevole stare in quel posto in quella situazione!!! Arriviamo ai piedi di Picco dei Caprai, panorama senza parole sulla Val Maone, i due Corni, e la Valle del Rio Arno, ma quando arrivo alla Conca del Sambuco, rimango un pò deluso, pochissima neve, e soprattutto non sono riuscito a fare foto per colpa della nevicata, ma nonostante tutto era bellissimo stare lì!! Dopo aver goduto a 2000m, riscendiamo a valle, il tempo non migliorava, quindi era ora di scendere..... dove scendiamo? dal bosco appena sotto Picco dei Caprai, una discesa interminabile, di quasi 800m di dislivello, erano 10 passi e una capriola, tutto questo per andare a vedere il Rio Arno da fotografare.... una volta sul letto del fiume, ci attendono due sorprese, una dal torrente asciutto, e l'altra dal sole che era uscito dalle nuvole..... che sfiga!!!!! niente foto!!!! Torniamo a casa! ..... bella giornata, particolare.... finita poi al ristorante di Pietracamela, Antica Locanda a fare merenda!!!
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Monti della Laga
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Monday 17 October 2011 |
Domenica scorsa ero nel fosso delle Cannavine , appena sotto la Storna, dove siamo passati oggi noi. Ho deciso di ritornare sulla Laga per tentare di raggiungere la cascata che si vedeva dal fosso delle Cannavine passando da Pizzo di Moscio. Dalla carta sembrava il giro più semplice per raggiungerla, dal vivo non è sembrato poi così semplice ma si poteva raggiungere. Saliamo lungo la Storna, davanti a noi, nitidissimi, grazie al vento che soffiava inizialmente debolmente, il panorama sul bosco di Langamella, la Cavata e Pizzo di Moscio, a nord invece avevamo il fosso delle Cannavine e Pizzo di Sevo. Ma verso E, verso il mare, c'era la tanto attesa e spettacolare inversione termica, uno spesso strato di nuvole si manteneva sotto la nostra quota. Contro ogni previsione, appena attaccato il cono sommitale di Pizzo di Moscio, con un'incredibile velocità, lo strato di nuvole sale fino alle nostre quote. Inizialmente rimane poco sotto di noi regalandoci uno spettacolo incredibile, ragalandoci un vento molto sostenuto, freddissimo, con temperatura quasi sullo zero termico, per la precisione al sole eravamo a 1°C. Non si poteva stare molto in vetta, dalla vetta di Pizzo di Moscio ci godiamo per pochissimi minuti lo spettacolo che ci ha gentilmente donato la natura, per correre subito sotto cresta ed evitare il ventaccio. Sotto cresta ci siamo fermati un pò, ci godiamo l'effetto stau nel versante Amatriciano, ammirrando, mangiando un boccone, il fosso di Selva Grande e la via Ranna qualche centinaio di metri sotto a noi. Le nuvole continuano a salire e a invigorirsi, decidiamo il da farsi scendedo verso la sella di Cima Lepri. Uno spesso e fitto strato di nuvole e il forte vento, ci hanno fatto fare retromarcia!!! L'ultima decisione cade sul raggiungimento della sella del Pelone sopra la Cavata per scendere poi all'interno della valle stessa. Traversiamo il versante sud di Pizzo di Moscio fino a quota 2200 m, al cippo di incrocio dei sentieri facciamo la direzione per scendere sotto la Cavata immersa totalmente nella nebbia!! non si vedeva a 50 metri da noi, grazie all'altimetro, la bussola e la carta dei sentieri ci siamo divertiti a scendere fin sotto le cascate. Con gli attrezzi giusti, ci si diverte pure in casi così difficili!!! Senza grandi difficoltà ci districhiamo tra la nebbia e i canaletti scavati dall'acqua fino al canale principale della Cavata. La discesa avevo in mente di farla lungo questo canale, lo volevo esplorare per le prossime uscite! Facendoci strada tra salti di arenaria e discese su falasca arriviamo all'interno del canale.... una meraviglia della natura!!!! un'incredibile capolavoro della Laga!! una splendida scenografia di arenaria, in primavera questo posto deve essere una delle meraviglie della terra!!! L'attraversiamo tutto, evitando i salti più alti, fino alla cascata della cavata. Ci fermiamo nuovamente a rifocillarci sotto la splendida cascata, ammirando i colori dell'autunno. Oggi la cavata era bronzata, l'erba così non l'avevo mai vista, un colore magnifico causa la siccità degli ultimi due mesi, al contrario il bosco autunnale era decisamente pessimo, manca di colori, le foglie erano marroni per la siccità, erano secche, l'invecchiamento come negli anni pasati non è partito!! Ci godiamo gli utlimi metri dell'escursione fino alle auto nuovamente immersi nella nebbia. Che bel giro oggi, atipico, e non pensate che sia una pazzia andare con la nebbia, con gli strumenti giusti si percorrere tutta la montagna, e soprattutto la nebbia regala emozioni che il bel tempo non riesce minimamente a dare.
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Monti della Laga
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Monday 10 October 2011 |
Dal titolo avete letto Avventura, è stata proprio così, una meravigliosa avventura come piace a me!! Oggi il tempo non era per nulla bello, anzi, la maggior parte degli escursionisti, non avrebbe nemmeno intrapreso il sentiero della Morricana, famosissimo per la sua semplicità, eppure, la troppa curiosità di vedere la prima neve in un territorio nuovo è stata più forte, sono andato in esplorazione. Questo non significa che sia un imprudente, perchè in montagna ci si può andare in tutte le situazioni, basta calibrare l'uscita in base alle condizioni meteo e alle proprie capacità. Oggi, ho fatto montagna, ero equipaggiato per farlo, chiaramente in queste condizioni sono obbligatorie la carta e la bussola e l'altimetro se non si è capaci di stimare quote di riferimento, e poi bisogna essere in grado di non spaventarsi alla prima difficoltà. Lungo la strada bianca per il sentiero della Morricana non c'era nessuno, siamo gli unici in questa montagna, la teoria di cui sopra è dimostrata. Il giro di oggi prevedeva di andare a vedere un luogo nuovo che non avevo mai attraversato, la Piana, tanto amata dai fungaioli e poi salire verso il Pelone. Il proseguo dipendeva dalle condizioni meteo, o Ravetta a destra o Cannavine a sinistra o se il tempo era proprio brutto scendere sul sentiero appena percorso. Le condizioni meteo sono brutte, però dai vari siti internet si evinceva che dopo mezzogiorno la sistuazione sarebbe migliorata e soprattutto che le condizioni meteo peggiori si sarebbero verificate verso la costa.... quindi ero abbastanza tranquillo.... ma mai fidarsi della montagna!!!! Bene, attacchiamo il sentiero per la morricana, a terra c'era un pò di neve appena caduta, scendiamo alla presa dell'Enel e poi saliamo alla Piana... Cavolo che spettacolo, vegetazione quasi autunnale ricoperta da un debole strato di neve, colpo d'occhio incredibile... intercettiamo il tracciolino che sale fin su al Pelone, per nulla evidente, in molti tratti era chiuso dai crolli degli alberi. Più saliamo e più fa freddo, e più il terreno è ghiacciato, il terreno innevato era molto scivoloso. In poco tempo siamo a 1800 m, ai piedi del Pelone, tempo da lupi!!! vento forte, terreno scivoloso, nebbia, situazioni che non consiglio. Le nuvole però sono molto veloci, a tratti diventavano rade, questo mi faceva ben sperare di poter continuare l'escursione fino alla Morricana alta. Di colpo si scopre tutto!!! si pulisce il panorama, di fronte a noi si stagliano i canali valanghivi della Storna, la cascata della Morricana, gli stazzi alti, con un tocco pittoresco dato dalla neve che pochi credo siano riusciti a vedere in quelle condizioni. Intercettiamo il sentiero delle Cannavine alte, e dopo un pò ci accorgiamo che non siamo soli in montagna, ma in qualche posto molto vicino a noi ci sono dei cani e presumibilmente un gregge.... ma nella nebbia non sapevamo dove fossero... quindi scendiamo un pò fin dentro al bosco e proseguend a naso e con l'aiuto della bussola. Il panorama stranamente si puliva sempre di più, ma, ad un certo punto, giro la testa verso est, il cielo è nero, la mia esclamazione è stata questa "Adesso nevica!!", dopo un minuto iniziano ascendere strani fiocchi di neve, direi scendeva polistirolo, neve tonda di grandi dimensioni sembrava quasi grandine, segnale che deve far intuire che sopra le proprie teste è in atto una grande attività temporalesca. Che facciamo? ci inoltriamo nel bosco per non bagnarci, ma la natura ci dà il suo più grande segnale, un fulmine cade di fronte a noi , lampata e tuono è stato tutt'uno!!! Il bosco di colpo diventa buio, la nevicata diventa bufera, era una mitragliata sulle piante, incredibile!!!! Che si fa in questi luoghi in questi momenti? ci siamo fermati, con la bussola ho fatto la direzione più comoda, e non la più veloce, dato che il versante era costellato di alte pareti di arenaria (lo si evince dalla carta! :D ) e via giù verso il Castellano, 200 metri di dislivello per andare al sicuro. Tra scivolate, funambolismi con gli alberi siamo al sentiero basso delle Cannavine, siamo sul fosso. La giornata non poteva finire così, sotto una bellissima nevicata ci fermiamo a mangiare, non accennava a smettere, eravamo lì, sul fosso, indecisi se intraprendere il sentiro per la Morricana o andare via..... propongo di andare a vedere la cascata a 200 metri!! ci rilassiamo un pò davanti alla cascata e finisce la nevicata, il cielo diventa sempre più chiaro, il peggio era passato.... che si fa? continuiamo!!!!! Dal fosso delle Cannavine rintercettiamo il sentiero degli stazzi della Morricana a pochi passi da noi e saliamo in alto. I cani intanto hanno ripreso ad abbaiare, non si riusciva a capire dove stessero, sembravano a due passi da noi.... un pò ci preoccupa l'idea di incrociare i cani.... siamo agli stazzi, esce addirittura il sole, il cielo si squarcia, vento sostenuto, freddo quasi a temperatura zero... Avvistiamo il gregge e ci mettiamo l'anima in pace, sono lontane da noi, proseguiamo più tranquilli. Il panorama della valle è incredibile, la felicità di aver conquistato questo territorio dopo tutta la corsa fatta poco prima, rende l'escursione gratificante!!! Paesaggio stepposo, freddo, leggermente imbiancato, sembrava fosse passato un pittore per noi!! Arriviamo alla testata dell valle, qualche minuto di contemplazione e riscendiamo. Al ritorno viaggiamo nell'ultimo tratto con il cielo quasi limpido e il sole che rischiarava il bosco, ma tutto d'un tratto verso l'ultimo km, altra bellissima bufera di neve investe la Morricana, della montagna non bisogna mai fidarsi!!! Oggi non siamo usciti per vantarci con gli amici, ne tantomeno abbiamo fatto gli eroi o gli sbruffoni, la montagna è più bella così che con il sole. Abbiamo sempre valutato man mano che il tempo ci dava dei segnali, il senso di avventura, aver pianificato una destinazione e averla cambiata in corso d'opera, attraversare la montagna è la nostra meta, la montagna è bella anche per questo!!
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Gran Sasso
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Tuesday 27 September 2011 |
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Con questa domenica si conclude la serie delle vie alpinistiche attrezzate sul Gran Sasso. Oggi, abbiamo attraversato il versante sul delle vette occidentale e centrale di Corno Grande, siamo andati a fare visita al minuscolo capolavoro del bivacco Bafile. La giornata non ha una luce bellissima, tutt'intorno c'è foschia, l'umidità copriva gran parte del panorama, ma tutto sommato nonostante il tempo sia cambiato verso l'ora di pranzo, è stata una gran bella giornata. Ci incamminiamo dal piazzale dell'albergo di Campo Imperatore, come sempre il mio dito medio scalpitava sul tasto di scatto della reflex, i colori della montagna erano incredibili. Non vedevo l'ora di attraversare il tratto che portava al bivacco, sapevo che sarebbe stato incredibile, già mi idealizzavo le ottiche da intercambiare durante il percorso. Raggiungiamo la sella di monte Aquila, poi la sella di corno Grande e il famigerato Sassone a quota 2400. Siamo carichi, scalpitiamo, ci attrezziamo con imbraco e kit da ferrata e partiamo per questo meraviglioso tratto alpinistico del Corno Grande. E' una via alpinistica attrezzata, presenta tratti con cavo d'acciaio, una scaletta, e molti tratti senza protezione. Non è un sentiero adatto a tutti, la sua esposizione lo rende inaccessibile a molti, chi decide di attraversalso lo faccia in sicurezza, ci si diverte molto di più!. Ma ciò non sta ad indicare che è un sentiero impossibile, o come molti fanno credere sia un sentiero particolarmente difficile. Io l'ho trovato impegnativo solo in alcuni punti e soprattutto l'ho trovato molto divertente e unico nel suo genere come panoramicità!! Si attraversano cenge, canalini con passaggi di secondo grado, si attraversa l'incredibile comba detritica sotto il Torrione Cambi, si salgono piccole placche fino a giungere al fantastico bivacco. E' una breve traversata su ambiente severo, alpinistico, si traversa la Montagna. E' un sentiero di grande valore paesaggistico, scorci su Campo Imperatore, sulla Valle Siciliana, sulla Catena orientale del Gran Sasso… si vede tanto da qui!! Quando ho scorto il bivacco, sull'ultima placchetta rocciosa, è stata una bella emozione, l'avevo sempre visto in foto, o da lontano, sembrava una chimera, e invece stare lì da grande soddisfazione, soprattutto è una soddisfazione averlo sul Gran Sasso un posto così!!! Il bivacco si trova 2669 m, su una "aiuola" ricavata dallo sbancamento di 60 metri cubi di roccia. Fu costruito nel 1966 dalla sezione del CAI de L'Aquila intitolato all'Ingegnere Andrea Bafile. Chi era Bafile? un genio dell'alpinismo moderno!!! Un aquilano che ha aperto grandi vie invernali sulle più importanti vette del massiccio, e diverse nuove vie che ridiedero lo slancio alpinistico locale sul Gran Sasso. Leonardo Benincasa scrive di lui:
"ti voglio ricordare soprattutto come alpinista, anzi come l’alpinista-ingegnere-divulgatore, come colui che, unico fra tanti, ha saputo trasmetterci una visione dell’alpinismo intensa ma prudente, spirituale ma spiritosa, poco elitaria ma rivolta ai più, con i piedi posati per terra e senza pericolose fughe eroiche. Sei stato un instancabile inventore di tecniche, di pratiche, di attrezzature, tutte indirizzate alla riduzione dei rischi dell’alpinismo… Il tuo pensiero alpinistico può essere condensato nel nome di un attrezzo da te inventato, il famoso “dissipatore”. Si chiamava ABA, acronimo di “Arrampica Ben Assicurato”….Ma la tua passione per la ricerca e l’invenzione non si fermava all’interno della ristretta cerchia degli esperti, perché la tua massima aspirazione era quella di poterla trasmettere a tutti, anche a quelli che potevano avere qualche difficoltà con le leggi della fisica e della meccanica…. "
Era un punto di riferimento per tutti negli anni 40, con i suoi fedelissimi scalatori, contribuì a cambiare la natura dell'alpinismo del massiccio. Lui trascorreva il suo tempo libero a fare e a ideare scalate, e si interessava anche agli aspetti tecnici della disciplina, o nodi, le manovre e i dispositivi di sicurezza, i materiali, era un genio dell'alpinismo! (Informazioni tratte dal libro "I conquistatori del Gran Sasso di Marco dell'Omo" pag. 117, leggetevelo!!! e da una lettera ad Andre di Leandro Benincasi). Torniamo a noi, siamo dinanzi al Bivacco, la sua vernice rossa ormai ha bisogno di una ritoccata, all'interno troviamo 9 posti letto, un ricco kit di pronto soccorso, diverso cibo ben conservato e da domenica troverete anche la cioccolata di Luciano. E' un posto magico, il punto dove è stato posato il baraccone di metallo, da contemplazione, da starci ore e ore senza dire una parola, parla il luogo!! La poesia finisce appena ci sormonta un cumulonembo, dobbiamo abbandonare il nido d'aquila…. inizia così la discesa verso le auto. La poesia di questo ambiente selvaggio aumenta con l'aumentare delle nuvole, diventa incredibile, si percepisce ancora di più la maestosità del torrione Cambi, della Vetta Occidentale, il vedo e non vedo sul panorama davanti a noi rende intrigante la discesa. Riattraversiamo i canali, le cenge, le placche, fino al Sassone. Ritorniamo sulla terra ferma!!! La grande esperienza del Bafile è terminata, un'escursione da ripetere più e più volte per ammirare quello che non si è riusciti ad ammirare. Ci rincamminiamo verso Campo Imperatore, la pioggia ci ha risparmiati, riaccendiamo le auto con il sorriso e la gioia per aver goduto di quel tratto incredibile di montagna!
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Gran Sasso
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Monday 19 September 2011 |
Altra domenica sulle mie montagne, altra domenica di emozioni, altra domenica passata nel mio mondo, tra paesaggi e fotografia. Siamo sempre noi, un piccolo sparuto gruppetto di individui che amano il rumore dei passi sopra un sentiero roccioso, fermarsi qualche istante e vedere cosa si calpesta e ammirare i luoghi che si attraversano. Mentre scendevo sul sentiero roccioso del Corno Grande, mi domandavo dentro di me, "ma se un giorno non potrò più sentire l'odore della roccia, vedere ciò che amo di più…. ma se un giorno non potrò più perdermi tra i boschi, non sentire la sinfonia delle cascate… come reagirò?" ho subito distolto il mio pensiero da questa brutta cosa, perché sarà difficile che accada…. spero… la montagna ormai fa parte di me. Oggi abbiamo percorso la Via Ferrata Ricci, onestamente più che ferrata si può tranquillamente parlare di sentiero attrezzato, altro capolavoro della nostra montagna. Come sempre partiamo dal Laghetto 300 m sotto la Madonnina, e quando arriviamo a 2000 m, all'altezza dell'arrivo della cabinovia, vediamo i vari gruppi CAI scendere dalle cabine…. ma che si sono persi dall'Arapietra!!!! Il vento è sostenuto, le nuvole in vetta viaggiano veloci, il tempo sembra dirci di non andare, un senso di dispiacere mi pervade, e decidiamo di arrivare almeno fino al Rifugio Franchetti. Il vento non cenna a calmarsi, ma le nuvole sopra si fanno più rade, vanno e vengono, non oltrepassano mai la barriera del Corno Grande. Al Franchetti, ci fermiamo qualche minuto, decidiamo il da farsi. Esce il sole, il vento è sempre sostenuto, con l'idea che il primo tratto della ferrata è protetto, decidiamo di attaccarla e salire fino a dove si poteva progredire in sicurezza. Il tempo intanto migliorava, il vento in questo lato della vetta orientale del Corno Grande sembrava non avere il gusto di tirare e proseguiamo senza problemi. Saliamo sui primi tratti ferrati, il panorama, i punti di vista da qui erano incredibili, l'idea che potevo ammirare il Paretone del Corno Grande da molto vicino mi esaltava il dito sopra il tasto di scatto della mia reflex. Più saliamo e più ampia è la veduta sull'Abruzzo, sulla valle Siciliana, sulla catena orientale del Gran Sasso, sul Corno Piccolo e dopo un po' sui vertiginosi affacci del Paretone. Siamo sulla cresta dell'anticima nord della vetta Orientale, sotto i piedi più di 1000 m di vuoto, una parete verticale. Qui sono state scritte pagine di storia dell'alpinismo, nel 1922 Enrico Jannetta inventa il Paretone, apre la prima via di salita, la "Via Jannetta" . Negli anni trenta gli Aquilotti di Pietracamela aprono le vie più belle, la Via Centrale di Marsili e Panza, la Via Sivitilli di Ernesto Sivitilli, siamo nella fase dell'alpinismo esplorativo che durò fino agli anni ottanta, i migliori alpinisti Teramani, Romani e Ascolani hanno aperto vie incredibili. E poi mentre salivo pensavo, che da qui, alla fine del settecento, Delfico è salito per la prima volta sul Gran Sasso a misurare la sua altezza, pari a 9577 piedi parigini, sbagliò di poco! Bella via, viste mozzafiato sul ghiacciaio del Calderone, sulle vette del Corno Grande, il torrione Cambi, tutto a portata di mano…. incredibile!!! Saliamo e il vento sembra calmarsi, le nuvole sono ancora alte e raggiungiamo la nostra vetta. Volete sapere com'è il panorama? andateci!!! :D Bella via, non troppo difficile, molto esposta, elegantissima. Scendiamo per la normale, via non banale, molto detritica, non poco impegnativa. Si scende abbastanza velocemente fino al ghiacciaio, e in un attimo siamo giù, con dispiacere siamo di ritorno verso le auto. Il cielo inizia a cambiare colore, diventa per un po' minaccioso, ma alla fine il bel tempo ci accompagnerà fino alle auto. Oggi l'idea di non poter arrivare in vetta mi ha fatto gustare ogni singolo passo, ogni singolo scorcio, è stata una bellissima e interessante escursione…..
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Gran Sasso
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Sunday 11 September 2011 |
Come si può vivere senza aver viaggiato attraverso la nostra montagna? ….. io sono sposato con la montagna!! la mia montagna è un viaggio iniziato 4 anni fa, un viaggio che mi ha permesso di scoprire angoli noti a pochi, di gustare situazioni che ricordo sempre con il sorriso, di impegnare il mio tempo meglio che potevo. Oggi sono stato sul Corno Piccolo, vedute che mi mancavano, sorprendenti…. questa calda giornata ha un sapore in più, mi ha riservato momenti emozionanti, e non poteva finire meglio, guardate la foto sopra, ma quant'è bella la montagna presa a risate e con lentezza!!! Oggi siamo partiti dalla Croce del Laghetto, e dopo aver salutato Donatello Amore, proseguiamo lungo l'Arapietra fino alla Madonnina. E' mattina presto ma siamo già colanti di sudore, fa caldo, è il segnale che devo incrementare la mia riserva idrica, e compro altra acqua…. per la prima volta dalla Madonnina giro a destra invece di andare dritti su per il Franchetti, posto nuovo, bello, panorami incredibili su Prati di Tivo e i Monti della Laga. Camminiamo sotto la nord del Corno Piccolo, mentre sopra alcune cordate attaccano le vie d'arrampicata, noi andavamo dritti sul sentiero Ventricini. Ci siamo, siamo sopra la valle dell'Inferno, siamo all'attacco della ferrata dedicata a Pier Paolo Ventricini, ci imbrachiamo e partiamo. Davanti a noi si aprono scorci su Pizzo Intermesoli e la sottostante Val Maone, li osservo mentre il kit da ferrata scorre lungo i cavi d'acciaio. Scendiamo e risaliamo, oltrepassiamo la valle del tesoro nascosto e raggiungiamo la forchetta del belvedere. Il panorama sulla valle, sul Primo Scrimone, su Pizzo Cefalone, bellissimi!! sopra a noi ci sovrastavano le pareti sud del Corno Piccolo, Proseguiamo, io e la mia reflex scalpitiamo, per oggi le devo chiedere scusa, ha preso troppi colpi sul paraluce, poveretta…. e mi ha fatto anche incastrare in un passaggio, povera stella!!! :) Andiamo avanti senza grandi difficoltà, la ferrata Ventricini va considerata sempre come un sentiero attrezzato da percorrere con la massima cautela e consapevolezza di quello che si sta facendo, ma non è poi così difficile come fanno credere, basta prestare la massima attenzione!! Davanti a noi si apre la vista sulla conca degli invalidi e la cresta Ovest di Corno Grande, sembrano un enorme formicaio, c'erano persone da tutte le parti, sopra sotto, a destra e a sinistra… era incredibile il colpo d'occhio! Cinque minuti di pausa e risaliamo verso la seconda ferrata della giornata, la Danesi, una via erroneamente intitolata a Danesi, fu la prima via aperta dagli Aquilotti per raggiungere la vetta di Corno Piccolo. Questa ferrata è incredibilmente elegante, più tecnica e impegnativa, più aerea, davvero incantevole. Anche qui scendiamo e risaliamo, scorci sempre intriganti su Pizzo Intermesoli e Monte Corvo, anche il Lago di Campotosto ora fa la sua bella figura. Scalette cavi si alternano fino al famigerato buco, si avete capito bene, si deve attraversare un buco senza zaino e in posizioni molto provocanti per la roccia sottostante, non so perché le donne impiegano sempre più tempo ad attraversarlo!! mha!! :) Si prosegue su roccia, arrampicando e camminando, fino ad uscire sull'affaccio più bello della giornata, due passi avanti e c'era il vuoto sopra al vallone delle Cornacchie e il rifugio Franchetti, senza parole, per chi è debole di cuore è vietato guardare in basso! Altri cavi davanti, e si intravede la vetta, siamo arrivati, siamo sulla cresta di questa piccola montagna di 2655 metri, ed è inutile che descriva il panorama, andateci!!!! Ci rilassiamo in vetta e poi scendiamo giù per la normale, via escursionistica poco banale, ma anch'essa di rara bellezza. Bella sgambata, l'acqua ormai finita e il mio zaino pesantino mi fanno percepire attimi di stanchezza, ma l'idea di poter bere una bella birra al Franchetti faceva sì che le gambe andassero da sole!!! Siamo quasi al tramonto, siamo seduti al Franchetti, poca gente, bellissima atmosfera, tutti con il sorriso, e la birra che mi ridona le forze!! bellissima giornata, conclusa con l'incredibile tramonto sull'Arapietra. Oggi non poteva andare meglio!
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Gran Sasso
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Monday 15 August 2011 |
Salire alla vetta Occidentale del Corno Grande in questi giorni di
agosto è un'impresa. Tantissima gente affolla tutti i sentieri che
salgono in vetta, e una volta giunti in vetta nemmeno ci si riesce a
sedere..... per come concepisco la montagna, troppa gente non mi piace e
allora lì non ci vado.... ma venerdì scorso ci ho ripensato.... e mi
sono detto "ci vado di notte!!!!!" Partenza alle ore 23.00 dalla
laghetta a 1600 m appensa sopra Prati di Tivo, e via su per la vetta. E'
stata un'escursione bellissima, atipica, il panorama era puntellato
dalle luce degli insediamenti urbani a valle, e la luna piena ci ha
accompagnati fino alla vetta, facendoci accendere le luci frontali in
rare occasioni. Com'è stata la salita? favolosa!!! non c'era una sola
persona in montagna al di fuori di noi, silenzio, eravamo soli e non
potete capire in quel posto cosa significa... passiamo l'arrivo della
cabinovia, silenzio e calma. Continuiamo la salita lungo il sentiero del vallone delle
cornacchie, il Corno Piccolo era illuminato a giorno dalla luna, il
panorama verso il mare si estendeva ogni passo più in alto che facevamo.
Raggiungiamo il rifugio Franchetti, luci spente, silenzio, si sentivano
solo i picchettii dei nostri bastoncini e dei nostri passi sulle
pietre. Facciamo una pausa alla sella dei due corni, un panino al volo e
una scarica di sassi ci fa sobbalzare, illuminiamo con le lampade le
rocce e davanti a noi un camoscio spaventatissimo che non sapeva se
suicidarsi o rimanere lì :D La salita continua senza grandi sforzi, la
fatica non si sente, senza il sole è tutta un'altra cosa!!! Si scoprono
gli altri panorami, sull'Intermesoli e il venacquaro, che vi devo dire,
erano magnifici!! Siamo al passo del cannone, dobbiamo salire per la
catena, passiamo senza grandi problemi, e via su per la vetta. Ma appena
giriamo la curva che ci fa scoprire la vetta, una sorpresa amara, fiumi
di lampade frontali salivano dalla Conca degli Invalidi fin su alla
vetta.... nemmeno di notte è libera questa montagna!!! il cielo inizia a
schiarirsi, saliamo il versante della montagna fin su alla cresta nord
del Corno Grande, più saliamo è più aumenta la gente... il cielo cambia
colori, le emozioni più forti si mischiano alla gioia di stare in quel
momento in quel posto. PAssiamo sopra al ghiacciaio, lo schiarimento del
cielo è velocissimo, siamo in vetta alle 5.30, vi giuro non c'era posto
manco per appoggiarsi!!! 70 escursionisti affollavano la vetta, questa
montagna invece di alzarsi qualche cm l'anno si abbasserà metri per
l'erosione dei visitatori!!! Ancora non spuntava il sole, la gente mi
passava davanti la macchina fotografica, c'era chi mi portava sfiga
dicendomi che mi poteva cadere la macchina di sotto, decido di
andarmene...... ma... un pochettino più in basso... e così ci siamo
goduti l'alba ugualmente da un punto di vista diverso, e soprattutto
senza i rompiballe!!! Tutto diventa arancio, le creste più alte si
tingono, si illumina tutta la pietra, la palla del sole sembra
gigantesca per la rifrazione, rossa, incredibile!! emozioni su
emozioni!! Fotograficamente è bellissimo!! Cielo terso, si scorgono
tutti i monti vicini, il sirente velino, i sibillini, i monti della laga,
il lago di campotosto.... e noi sulla crestina sopra il calderone
stavamo ammirando tutto ciò!!! Un fiume di gente inizia a scendere dalla
vetta, e capiamo che la pace era appena finita... ci incamminiamo pure
noi... la discesa è un pò più lenta, arriviamo al franchetti verso le
9.00, c'era ancora poca gente.... ma lungo il sentiero che dal
Franchetti va alla cabinovia era un fiume continuo di gente, c'è voluto
più tempo a scendere qui che a salire.... mamma mia quanta gente stava
affollando quel luogo... forse troppo, e troppi inesperti con
abbigliamento inadeguato... sembra quasi una violenza alla montagna, ma
ci vuole anche questo! la montagna è di tutti.... però la sensazione di
vedere quelle centinaia di persone salire e solo noi a scendere è
indescrivibile! Scendiamo dall'Arapietra e arriviamo alle auto... la
notturna è stata completata, solo noi questa notte siamo saliti dal Franchetti,
grande soddisfazione!!
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Vario
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Friday 05 August 2011 |
Il 6 e 7 agosto ho avuto l'opportunità di poter esporre cinquanta foto nel bellissimo paese di Pietracamela ai piedi del Gran Sasso, in un angolo suggestivo, veramente caratteristico. La mostra è stata organizzata e ospitata dall' Albergo Ristorante Antica Locanda , cortesia, ospitalità e qualità ci hanno accompagnato in questi due giorni. Sono mesi fortunati per le mie foto, dalla mostra alla Vetrina del Parco a Montorio in collaborazione con l'editore del libro "IL MIO ARARAT" di Sergio Scacchia, sono nate altre occasioni e questa di Pietracamela è sicuramente la più emozionante, per la location, per la gente, per tutto.... tanta gente ha visitato la mostra, dal sindaco entusiasta delle due giornate in occasione della festa della modannina, molto sentita dagli abitanti del paese, all'alpinista Lino D'Angelo che davanti alla foto delle Fiamme di Pietra del Corno Piccolo era incantato, non per la foto, ma dai ricordi e raccontava a tutti quelli che passavano le sue eroiche scalate precisando che si saliva senza l'attrezzatura odierna :D piccoli momenti ma grandi emozioni. Due giorni intensi, la gente passava, ammirava e ringraziava per l'occasione. Due giorni in albergo, conditi da tanto buon mangiare e tanta cortesia. Se vi capita di passare a Pietracamela, un paese sfortunato per le vicende naturali terremoto e frana, fortunato per la posizione, fermatevi, visitatela, apprezzatela, e non dimenticate di fare un salto al ristorante Antica Locanda, con la pancia piena si cammina meglio :) .Questi due giorni sono stati possibili anche grazie all'aiuto di Valentina e Ilaria e i gestori dell'albergo Valeria, Carla, Stefano e la nonna :) Grazie a tutti!
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Gran Sasso
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Tuesday 12 July 2011 |
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La catena del Gran Sasso è incredibile, si può spaziare in ambienti mastodontici, di elevata importanza naturalistica e geologica. I monti che vediamo dalla città ci sembrano piatti, alti, ma una volta che ci si entra dentro, è possibile scoprire territori vasti, vallate scavate durante le glaciazioni, sistemi imponenti di guglie e canali, quello che ho visto oggi, non ha eguali in tutta la catena, e al solo pensiero mi viene la pelle d'oca per l'emozione. Il Prena è una montagna molto vecchia, anzi è la formazione geologica più antica di tutto il Gran Sasso. Oggi noi l'abbiamo attraversato nei suoi angoli più nascosti, percorrendo il famoso sentiero delle Cimette del Prena, tratto che ha lasciato senza parole tutti gli escursionisti. Andiamo per ordine. Arriviamo ai prati di Campo Imperatore, lasciamo un pò di auto al piano di Pietranzoni e con le altre raggiungiamo la miniera di lignite nei pressi della depressione scavata dalla Fornaca. Davanti ai noi il paesaggio lunare del Prena già ci allieta la vista. Attraversiamo alcuni canali e incontriamo i primi importanti segni geologici della giornata, alcuni affioramenti di bitume, le Dolomie Bituminose, affioramenti nerastri di lignite. Saliano verso il vado di Ferruccio, di fronte ammiriamo le Dolomie massive del Prena, formate da pinnacoli, guglie, canali, paesaggio aspro, una caratteristica di questo tratto è il cambio del colore da giallastro a bianco. Lasciamo il versante meridionale del prena, e scavalcando il vado di Ferruccio ci troviamo in quello settentrionale, l'opposto, meno aspro, più tranquillo. Oggi fa molto caldo, il bianco delle rocce aumenta la percezione del calore, ma appena siamo in cresta dell'umidità di risalita in condensazione ci allieta la camminata, in molte occasioni ci farà una piacevole ombra. Nel versante settentrionale, si può ammirare il piano di sovrascorrimento superiore che sormonta la Dolomia principale su una successione rovesciata di calcare e maiolica. Questo piano è marcato da una meravigliosa cengia, la via delle Cimette del Prena, percorribile a piedi. Dal Vado di Ferruccio raggiungiamo il piano D'Abruna, ai piedi del monte Prena, e con stupore notiamo che la vetta è cosparsa di decine di escursionisti, mentre solo noi stavamo andando in uno dei posti più selvaggi è incredibili di tutto il Gran Sasso. Giunti al piano, il panorama che ci è apparso è stato impressionante, dall'Infornace alle torri di Casanova, un incredibile successione di valli, canali, torri, ghiaioni, pratoni, credetemi sembrava finto!! Scendiamo ai piedi dell'Infornace, in un anfiteatro di dolomite, e fino a qui tutto tranquillo, paesaggio incantevole, ma la sorpresa arriva quando imbocchiamo un mini canyon, che vi devo dì, era bellissimo!!! E non finisce qui, appena terminato il canyon lo spettacolo continua sul vallone di Fossaceca, non so quali aggettivi usare per la maestosità del paesaggio che abbiamo ammirato. Meraviglia della natura, eravamo sotto la Forchetta di Santa Colomba,in un territorio maestoso, su di un sentiero ghiaioso e infido, sotto a noi 300 metri di strapiombo e il Fossaceca...... due passi avanti e il sentiero delle Cimette ci si mostra in tutta la sua bellezza. Una serpentina che si alza dolcemente, si snoda sopra la cengia del sovrascorrimento geologico, un sentiero riportato in antiche carte catastali, usato dai pastori tempi addietro, ora poco conosciuto, o meglio conosciuto agli addetti ai lavori e agli appassionati. Un sentiero di rara bellezza, a tratti pericoloso, che viaggia sopra il vallone di Santa Colomba, con salti di 300 metri verticali, affacci vertiginosi su un territorio incredibile. Sopra di noi Dolomite, sotto calcare e maiolica piegate. In poco tempo, è durata troppo poco l'emozione delle Cimette, attraversiamo la cengia, un solo aggettivo può descrivere il tratto MERAVIGLIOSO!!!! Siamo ora dall'altra parte del Cimone di Santa Colomba, sotto le Torri di Casanova, in un grande anfiteatro dolomitico, risaliamo alcune roccette e siamo in cresta, non usciamo al vado di Piaverano, ma poco prima delle torri di Casanova. Lo raggiungiamo e scendiamo a Campo Imperatore verso le auto. E' un'escursione per esperti, in alcuni tratti l'esposizione e la fragilità del terreno richiede grande attenzione, è un sentiero di elevatissima importanza geologica, posso tranquillamente ammettere che è il sentiero più incredibile che abbia mai attraversato sul Gran Sasso, anzi il più bello. Quindici km di emozioni....... che non dimenticherò facilmente.
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Gran Sasso
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Tuesday 28 June 2011 |
Non voglio essere troppo sdolcinato, ma questa, è l'escursione che reputo tra le più ricche e impegnative che si possono percorrere in giornata nel Gran Sasso. L'unica che permette di ammirare, ed attraversare tutte le tre grandi valli del Gran Sasso, Val Maone, Valle del Venacquaro e Valle del Chiarino. L'unica dove è possibile ammirare, dopo una stropicciata agli occhi, tutte le vette del Gran Sasso Occidentale, i due Corni, l'Intermesoli, il Corvo, il Cefalone, il Camarda...... "quanda mundagna ci scthà ecc!!" ha esclamato un escursionista dalla cresta del Cefalone.... è vero, ce n'era tanta oggi!! La partenza poco dopo l'alba dall'albergo di Campo Imperatore, fino alla forchetta del Cefalone per proseguire poi sulla rocciosa cresta di Malecoste raggiungendo la vetta di Papa Woitjila. Cresta esposta, si supera facilmente ma prestando la massima attenzione, alcuni passagi possono risultare difficoltosi per chi non ha dimestichezza con la roccia. Il Panorama che si ammira fino a qui già basterebbe per tornare a casa, scorci fantastici sulla Val Maone e la Valle del Venacquaro, davanti a noi si stagliavano le vette più importanti, e la cresta affilata dava piacere nel proseguire. Oltrepassiamo la vetta del Papa e scendiamo verso la sella di Malecoste, Lago di Campotosto, Valle del Chiarino, Monto Corvo, Pizzo Camarda, tutto davanti a noi, davvero emozionante. Scendiamo verso la forchetta della Falasca passando ai piedi delle Malecoste, e una volta sotto si capisce perchè hanno questo nome. Su pietraia ragigungiamo la forchetta, saliamo scomodamente fino alla sommità e, altro capolavoro paesaggistico si staglia davanti a noi, Valle del Venacquaro, Pizzo Intermesoli, Cefalone, Corno Grande.... che meraviglia, credetemi!! Scendiamo nella valle, l'attraversiamo per raggiungere la Sella dei Grilli, ci lasciamo alle spalle il Venacquaro e iniziamo a riammirare, quasi al tramonto, la Val Maone e tutte le sue vette. La luce iniziava a farsi interessante, calda, con atmosfera limpida.... da foto! Proseguiamo il giro fino alla sella del Cefalone per iniziare poi a scendere verso la conca della Portella per poi risalire al passo della Portella e ritornare a Campo Imperatore. Un giro splendido sotto il punto di vista paesaggistico, tecnico, non per tutti, solo per gente allenata e appassionata. La varietà dei paesaggi, i soggetti ammirati, sono il premio della sfacchinata.Da rifare....
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Monti della Laga
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Tuesday 21 June 2011 |
Un anno fa percorrevo con successo la Via Ranna, assieme a Paola, Luciano e Massimo. Ci bruciammo sotto il sole cocente, e con bussola e altimetro individuammo quasi fedelmente tutta la traccia. Perchè non far vivere questa esperienza anche ad altre persone? ed eccoci qui, con l'escursione del CAI di Teramo guidata da me e Luciano, è stato possibile far ammirare i panorami amatriciani della Laga ad altre 28 persone. Escursione questa volta più semplice in quanto la calura non era eccessiva come l'anno precedente, e un leggero venticello ogni tanto faceva indossare abiti più pesanti. Siamo partiti da Sacro Cuore, attaccando il sentiero che porta alla normale per il Gorzano, si oltrepassa il bivio per la vetta e si continua per il fosso di Selva Grande. Anche qui, una slavina ha deturpato un tratto del sentiero, ma è comunque percorribile senza difficoltà. Siamo in una delle zone più selvagge della Laga, poco battuta dagli escursionisti, circostanza confermata anche dalla presenza di diversi animali, visti questa domenica, lupo, capriolo, cinghiali, serpenti. Siamo ai piedi del Gorzano, nel fosso di Selva Grande, diverse cascate intagliano le pareti laterali, è un gran bel vedere!!! Erba verdissima, cielo che si apre e si chiude, condizioni veramente fortunose!! Raggiungiamo lo stazzo di Padula e poi attacchiamo la Via Ranna, se volete un pò di info storiche cliccate QUI . Il cielo ci aiuta la progressione, ed attacchiamo la Via Ranna. Attraversiamo i verdissimi stazzi, le Voliche o gli Orapi o meglio ancora gli spinaci selvatici ricoprivano vaste aree, è stato un peccato lasciarli lì!!!! L'escursione tutto sommato non è ancora così faticosa, ma una volta giunta alla Fonte Ranna bisogna scendere per il Cavallo di Voceto, discesa interminabile, la fatica si sente alla fine, sulla strada brecciata. La discesa per il Cavallo di Voceto, è stata accompagnata da una meravigliosa fioritura, il paesaggio qui è più fiabesco. Raggiungiamo San Martino e riprendiamo le auto. La Laga è una bellisima dorsale montuosa, variegata, con nette differenze tra versanteorientale ed occidentale. Il versante teramano, è più dolce, molto boschivo, presenta affiorazioni di arenaria più rada, ha, secondo il mio parere, i fossi più belli, è paesaggisticamente più interessante. Il versante amatriciano è sicuramete più selvaggio, più ripido, con affioramenti di arenaria più vistosi. I suoi fossi sono mlto incisi, è in alcuni versi più alpinistico. Preferisco il territorio teramano, è secondo me più interessante, ma quello amatriciano bisogna capirlo e scoprirlo un pò di più.
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Vario
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Friday 17 June 2011 |
 Quest'anno mi sono state concesse diverse opportunità fotografiche, una è il contributo fotografico al libro "Il Mio Ararat" di Sergio Scacchia, che ringrazio sentitamente in quanto mi ha dato la possibilità di essere conosciuto di più grazie anche al successo che il libro sta ottenendo. L'altra è l'esposizione fotografica "I segreti del Parco" assieme alla presentazione del libro di Sergio, durante la manifestazione "La Vetrina del Parco" a Montorio, tanto voluta da Maurizio Di Giosia che ringrazio allo stesso modo. Presenterò 46 foto, scattate in tutto il territorio del Parco Nazionale Del Gran Sasso e Monti della Laga, durante gli ultimi anni e in tutte le stagioni. Queste occasioni sono gran belle soddisfazioni!!! Sabato 18 giugno alle ore 18 presso la sala civica di Montorio si terrà la presentazione della manifestazione con l'apertura della mostra. Vi invito a partecipare tutti!!!
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